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Allattamento al seno: gioie e dolori

Raccomandato per almeno sei mesi dalla nascita del bambino in tutti i casi in cui sia possibile attuarlo, l'allattamento al seno comporta indiscutibili benefici. Ma anche qualche inconveniente.

Raccomandato per almeno sei mesi dalla nascita del bambino in tutti i casi in cui sia possibile attuarlo, l'allattamento al seno comporta indiscutibili benefici. Ma anche qualche inconveniente.

Il latte materno è un alimento unico e insostituibile. La sua composizione complessa e bilanciata, ancora soltanto in parte nota, evolve di settimana in settimana, mantenendosi perfettamente allineata ai bisogni del neonato in crescita. Ecco perché è considerato a tutti gli effetti il nutrimento migliore nei primi mesi di vita.

Ma non è soltanto per ragioni dietetiche che quando si parla di allattamento al seno tutti gli esperti e le istituzioni sanitarie a livello internazionale, Organizzazione mondiale della sanità in primis, sono d'accordo nel raccomandarlo senza alcun tentennamento. Vediamo quali sono gli altri vantaggi.

Tutto il bello dell'allattamento al seno

Oltre a micro e macro nutrienti fondamentali, attraverso il latte materno vengono trasferiti anticorpi e altre sostanze che supportano le difese immunitarie del neonato, non ancora in grado di reagire spontaneamente alle aggressioni esterne e non ancora vaccinato, proteggendolo da malattie infettive di vario tipo.

Inoltre, il latte materno sembra avere proprietà "immunomodulanti" che contribuiscono a prevenire lo sviluppo di allergie durante l'infanzia e di diverse malattie “immunomediate”, come il diabete di tipo 1, la colite ulcerosa e la malattia di Crohn, che una volta insorte persistono per tutta la vita.

Ci sono, poi, numerosi e sostanziali vantaggi di carattere psicoemotivo connessi alle modalità dell'allattamento al seno. La stretta vicinanza e la profonda interazione fisica tra mamma e neonato promuove la costruzione del legame affettivo fondamentale, che sarà mantenuto per tutta la vita. Il contatto con la pelle, il calore e l'odore della mamma rassicurano il bambino e lo calmano, mentre nella mamma viene promosso lo stimolo all'accudimento.

Ulteriori dimostrati benefici per la donna che allatta riguardano la più facile ripresa dai traumi del parto e il più rapido recupero della normale anatomia genito-urinaria e della forma fisica, anche senza doversi sottoporre a diete eccessivamente restrittive; nonché una parziale protezione dal rischio di sviluppare tumore del seno prima della menopausa, tumore dell'ovaio e osteoporosi.

A questi vantaggi, si aggiunge quello dell'amenorrea transitoria (interruzione del ciclo mestruale) associata all'allattamento al seno, che permette di "risparmiare" ferro, contribuendo a evitare condizioni di anemia.

Principali problemi e possibili soluzioni

Accanto ai molti benefici, l'allattamento al seno può comportare anche qualche problema pratico, ma si tratta di fastidi minori.

I principali riguardano gli ingorghi mammari (che possono causare tensione al seno e dolore), le fuoriuscite spontanee di latte nelle situazioni più disparate e spesso inopportune, la mastite (infiammazione della ghiandola mammaria) e le ragadi intorno all'areola mammaria (favorite dalla predisposizione individuale e dall'errato "attacco" del bambino durante la poppata).

Per evitare gli ingorghi, sono consigliati l'allattamento a richiesta, che facilita l'armonizzazione della produzione di latte con i bisogni alimentari del bambino, e la pressione del seno con le mani (detta "spremitura manuale") o l'aspirazione con il tiralatte, per far uscire il latte in eccesso.

Anche la mastite, che di norma compare nelle prime 2-4 settimane post-partum, può essere prevenuta o attenuata con l'allattamento a richiesta frequente e/o il prelievo meccanico del latte in eccesso; in aggiunta, possono essere utili docce e/o impacchi umidi e tiepidi, nonché, eventualmente, l'assunzione di farmaci antidolorifici/antinfiammatori (concordati con il medico) per placare il disagio, se eccessivo.

Per evitare le ragadi è, invece, essenziale assicurarsi che il bambino sia ben posizionato, con bocca e nasino davanti all'areola quando gli si offre il seno, e che possa succhiare senza sensibilizzare la cute intorno al capezzolo.

E quando non si può?

Benché l'allattamento al seno sia generalmente raccomandato, esistono situazioni in cui non è possibile attuarlo o è, addirittura, preferibile evitarlo. Per esempio, perché la mamma non ha latte a sufficienza o presenta patologie che richiedono l'assunzione di farmaci che potrebbero passare nel latte e creare problemi al neonato.

In tutti questi casi, non ci si deve preoccupare né sentire in colpa per non essere in grado di offrire al bambino il proprio latte. Nell'arco di decenni, infatti, sono state sviluppate innumerevoli formule lattee artificiali che, pur senza riprodurre fedelmente il latte umano, permettono di fornire al bambino tutti i macro e micronutrienti di cui ha bisogno per crescere forte e sano.

Esiste infine la possibilità di "unire" l'allattamento al seno a quello con latte artificiale in quello che viene comunemente chiamato allattamento "misto".

Ecco le principali differenze fra queste tre tipologie di allattamento.


Tipologia di allattamento
Caratteristiche
Quando
Allattamento esclusivo al seno
Raccomandato a tutte le donne che presentano un'adeguata produzione di latte e nessuna controindicazione all'allattamento. È considerata la modalità ottimale di nutrizione del neonato nei primi mesi
Raccomandato dalla nascita fino al 6° mese di vita
Allattamento con formule artificiali
È una valida alternativa all'allattamento al seno. Prevede pasti con formule lattee artificiali, offerte con il biberon
Quando la mamma non ha latte a sufficienza o non può allattare al seno
Allattamento misto
Prevede una parte di poppate al seno e una parte di pasti con formule lattee artificiali, offerte con il biberon
Quando la mamma non ha latte a sufficienza o non può allattare al seno durante tutta la giornata e a partire dal 6° mese di vita, quando vengono introdotti i primi alimenti


Rosanna Feroldi

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