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RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Vaccinazione antimeningococco: quando e perché"

Ho un bambino di 4 anni e 5 mesi al quale ho deciso di far fare il vaccino antimeningococco, ma mi stanno venendo molti dubbi. Vorrei sapere da lei gentilmente i pro e i contro della vaccinazione.

La meningite meningococcica è una malattia particolarmente pericolosa perché colpisce senza alcun sintomo di preavviso e può portare al decesso entro 24-48 ore. Ha una letalità che varia dal 9 al 12%, ma senza un adeguato trattamento antibiotico può arrivare fino al 50%. È provocata da un batterio, il meningococco, del quale esistono diversi sierotipi, cioè batteri pressoché identici tranne che per alcune proteine di membrana che provocano la reazione del nostro sistema immunitario, determinando la cosiddetta immunogenicità. Esistono attualmente in commercio due tipi di vaccino, entrambi costituiti da pezzetti di batterio, le proteine di membrana, coniugate con una sostanza in grado di potenziare la reazione immune: uno è diretto solo contro il sierotipo C, il secondo vaccino si chiama tetravalente perché protegge dai sierotipi A, C, W135 e Y. I sierotipi più frequenti in Italia sono A, B e C, e breve sarà in commercio anche un terzo vaccino, contro il meningococco di tipo B; è stato approvato e autorizzato. Sono tutti efficaci e sicuri. Il vaccino contro il meningococco C è il più frequentemente utilizzato, si può somministrare a partire dal terzo mese di vita insieme alle altre vaccinazioni; per quanto riguarda il vaccino coniugato tetravalente, se ne consiglia l'uso a partire dai due anni. In Italia il Piano Nazionale Vaccini prevede l'utilizzo del tetravalente in tutti i bambini di età compresa tra 13 e 15 mesi, in concomitanza con il vaccino antimorbillo-rosolia-parotite, ma è anche possibile, se il pediatra lo prescrive, anticipare la vaccinazione in soggetti a più alto rischio. È inoltre indicata la vaccinazione per adolescenti non precedentemente immunizzati. Talvolta ancora, si propone di inizare con una prima somministrazione del primo vaccino, utilizzando il secondo vaccino come richiamo, a 12 -16 anni. La valutazione del rischio dipende da tanti aspetti, non solo dallo stato di salute del bambino: ovviamente si vaccinano prima i piccoli a rischio di complicanze, come per esempio i portatori di malattie croniche, ma anche chi prevede un precoce inserimento in comunità, prima dei 6 mesi, oppure se l'epidemiologia della zona di abitazione lo rende opportuno, o se si intende recarsi in Paesi a più alta incidenza di meningite. È bene discutere queste scelte con il pediatra. È doveroso ricordare che decenni di strategie vaccinali mondiali e ben condotte hanno drasticamente ridotto la mortalità infantile e la morbilità legata a tante malattie prevenibili. Molti di quelli che guariscono, non solo dalla meningite, portano con sé sequele invalidanti. Il morbillo, la pertosse, la rosolia, l'epatite B, per citarne una minima parte. Noi che viviamo senza vederle quasi più, a volte dimentichiamo che flagelli sono stati nel passato. Il vaiolo è l'esempio principe: è scomparso grazie alla vaccinazione.


Ha risposto Battaglioli Marina

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Marina Battaglioli

Pediatra e neonatologa

Specializzata in Pediatria Generale nel 1994 e in Neonatologia nel 1996, dal 2000 assume l’incarico a tempo indeterminato presso il reparto di Patologia Neonatale e Nido dell’Ospedale Buzzi, dove attualmente è Dirigente medico di 1° livello.

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