Tumore ovarico: cause, terapie e prevenzione

Prevenzione e diagnosi precoce sono difficili e spesso si scopre il tumore quando è già in fase avanzata.

Secondo i dati del Registro tumori, ogni anno in Italia si registrano circa 5.000 nuovi casi di tumore alle ovaie. Questa neoplasia rientra tra le prime cinque cause di morte oncologica nelle donne fino a 69 anni. Il motivo è da ricercare nella difficoltà di attuare una vera e propria prevenzione e di fare una diagnosi precoce; nel 70-80% dei casi il tumore si scopre infatti in una fase molto avanzata.

Nella maggior parte delle pazienti è un tumore epiteliale, dovuto cioè alla proliferazione incontrollata delle cellule del rivestimento esterno dell’ovaio. La forma più frequente, in particolare, è il cancro epiteliale sieroso di alto grado che, però, non nasce nell’ovaio, ma nella parte terminale della tuba di Falloppio, da dove le cellule maligne si diffondono, “sgocciolando”, sulla superficie dell’ovaio e sul peritoneo (la membrana che riveste la cavità pelvica e addominale), dove proliferano formando metastasi.

I fattori di rischio

Le cause del tumore all’ovaio non sono note, ma si conoscono alcuni fattori di rischio:

  • predisposizione genetica, legata in particolare alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2. La mutazione del gene BRCA1 è associata a un 60% di rischio di sviluppare il tumore ovarico, quella del gene BRCA2 a un 20%. Queste mutazioni sono implicate anche in alcune forme di tumore al seno; inoltre un genitore ha il 50% di probabilità di trasmetterle ai figli, quindi anche una storia familiare di tumori all’ovaio e/o al seno è un fattore da considerare
  • età: il tumore ovarico si sviluppa più spesso nella post-menopausa, intorno ai 60 anni (tra i 40 e i 50 se è legato a fattori genetici)
  • storia riproduttiva: il rischio è maggiore nelle donne che non hanno avuto figli e che hanno avuto una vita fertile più lunga, con una prima mestruazione precoce e una menopausa tardiva.

Difficile da riconoscere

Raramente il tumore ovarico si scopre in fase precoce, perché inizialmente non dà sintomi, se non segnali aspecifici, come:

  • gonfiore addominale persistente
  • fitte addominali
  • bisogno frequente di urinare
  • senso di sazietà anche a stomaco vuoto
  • perdite di sangue vaginali
  • mutamenti nelle abitudini intestinali.

Se questi sintomi compaiono improvvisamente e diventano ricorrenti (per esempio presentandosi quotidianamente per almeno 12-15 giorni al mese e per più mesi consecutivi), è bene consultare il ginecologo per gli accertamenti del caso:

  • visita ginecologia
  • ecografia transvaginale/pelvica
  • esame del sangue con dosaggio del marcatore CA125 (proteina il cui incremento può essere spia del tumore, come anche, però, di malattie benigne).

Inoltre, in caso di forte sospetto di tumore, è bene effettuare una TAC addominale ed, eventualmente, una PET per definire l’area colpita e verificare se e dove si è già diffuso.

Quali terapie

Contro il tumore, anche in fase avanzata, il primo passo è la chirurgia per rimuovere tutta la massa tumorale evidente. Dopo l’intervento si ricorre poi alla chemioterapia, che oggi può contare su innovative combinazioni di farmaci.

Purtroppo, nonostante l’efficacia della chemioterapia, il tumore si ripresenta in circa il 70-80% dei casi nei primi due anni, rendendo necessari, in genere, nuovi trattamenti chemioterapici.

Proprio per l’alto tasso di recidive, sono allo studio farmaci biologici per ritardare e contrastare la ricomparsa del tumore.

Le strategie di prevenzione

Sul fronte preventivo, per ora l’unica reale strategia consiste nell’accertare l’eventuale presenza delle mutazioni geniche associate al tumore grazie a un test, fatto su un semplice prelievo di sangue, dispensato dal Servizio sanitario nazionale (ma con differenze da Regione a Regione).

Questo test è raccomandato:

  • alle donne che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore ovarico, perché la presenza o meno della mutazione incide anche sulla scelta delle terapie e sul loro esito
  • ai loro familiari, che, se risultano portatori della mutazione, possono avviare un percorso preventivo.

Dopo una consulenza genetica e la valutazione del ginecologo può essere consigliato anche a donne sane che hanno numerosi casi di tumori al seno e/o all’ovaio nella storia familiare.

Le donne che risultano portatrici sane della mutazione possono agire preventivamente in due modi contro il tumore ovarico:

  • assumendo per almeno 5 anni la pillola anticoncezionale (che ha dimostrato di poter dimezzare il rischio di sviluppare il tumore) e contemporaneamente sottoponendosi ogni 6 mesi a un monitoraggio delle ovaie (con ecografia transvaginale, visita ginecologica e dosaggio del CA125)
  • ricorrendo alla chirurgia profilattica, cioè all’asportazione preventiva delle ovaie.

Valeria Ghitti
Valeria Ghitti
Nata sulle sponde bresciane del lago d’Iseo con la passione per il giornalismo nelle vene, comincia, nell’estate del 2000, freschissima di diploma al liceo classico, a muovere i primi passi nella redazione di un service giornalistico milanese, e a collaborare così con testate nazionali femminili e di salute. Nello stesso periodo inizia il percorso universitario in Scienze della comunicazione a Trieste, che prosegue parallelamente al lavoro. Diventata giornalista pubblicista nel 2003, porta avanti collaborazioni con numerose testate della carta stampata, per lo più settimanali e mensili a tiratura nazionali, ma anche testate online e radiofoniche, occupandosi di salute (dall’alimentazione alla sessualità, dalla medicina al benessere, alla psicologia), divulgazione scientifica, bellezza, ambiente, stili di vita e gossip. Negli anni affianca all’attività giornalistica quelle di ufficio stampa (soprattutto nell’ambito turistico, della cultura e dello spettacolo), di correttrice di bozze, di ghostwriter e di web content editor e, più recentemente, quella di mamma. Freelance praticamente da sempre e ormai a un passo dalla laurea, dal 2016 può annoverare tra le sue collaborazioni anche quella con SapereSalute.it

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