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Stretching

Lo stretching (allungamento) è una forma di ginnastica statica che consente di stimolare estensibilità ed elasticità di muscoli, tendini e legamenti.
Tempo di lettura: 4 minuti
Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2019

Che cos’è

Lo stretching è una forma di ginnastica di tipo statico il cui nome deriva dall’inglese “allungare”, “stirare”. Si tratta infatti di assumere e mantenere posizioni che consentono di stimolare l’estensibilità, ossia la capacità dei muscoli, dei tendini e dei legamenti di essere distesi se sottoposti a una tensione adeguata.

A che cosa serve

Lo stretching aiuta a migliorare la capacità di movimento, ossia a stimolare la mobilità delle articolazioni e a mantenere l’elasticità di muscoli, tendini e legamenti.

Questa sorta di allenamento delle strutture scheletriche e muscolari aiuta inoltre a prevenire traumi dovuti alla rigidità che esse acquistano quando non sono stimolate costantemente dal movimento.

Quando si pratica

Lo stretching può essere praticato sia come forma di ginnastica vera e propria sia come serie di esercizi da fare prima e dopo un’attività sportiva.

In ambito sportivo, infatti, la tecnica è utilizzata nella fase di riscaldamento, perché i suoi movimenti preparano il fisico allo sforzo, e nella fase conclusiva di defaticamento, perché gli allungamenti distendono le fibre muscolari e limitano i dolori che possono insorgere, come conseguenza dello sforzo, nei giorni seguenti.

Come si pratica

Lo stretching consiste nel raggiungere lentamente una posizione che sottopone a una leggera estensione le strutture muscolari e scheletriche di una parte del corpo, e mantenerla per almeno 10 secondi (fino a un massimo di 30 secondi circa).

L’esempio più comune è la posizione in cui si cerca, partendo dalla posizione eretta, di toccare con le mani le punte dei piedi, flettendo il busto e mantenendo le gambe tese.

La corretta esecuzione dell’esercizio è statica, esercitando cioè una tensione senza scatti o molleggi che potrebbero causare traumi e dolori; il miglioramento, infatti, si raggiungerà non forzando la posizione ma ripetendola costantemente nel tempo.

Lo stretching dà risultati se praticato con costanza, almeno 2 o 3 volte alla settimana.

Chi può praticarlo

Lo stretching può essere praticato da tutti se eseguito in modo non forzato e nel rispetto dei limiti della propria struttura fisica.

In presenza di alcune patologie può essere addirittura utilizzato come terapia, ma soltanto con la guida e sotto il controllo di personale medico specializzato.

È sconsigliato soltanto quando ci sia la presenza di infiammazioni o lesioni a muscoli, tendini, legamenti e articolazioni.

Controindicazioni

Lo stretching può causare disturbi se lo si pratica con gesti bruschi, forzando le posizioni o mantenendole anche se si prova dolore; i benefici non si ottengono infatti raggiungendo velo-cemente l’ampiezza del movimento, ma allenando costantemente le strutture muscolari e articolari.

È sconsigliabile praticare lo stretching senza aver riscaldato la muscolatura: una camminata con passo veloce o una corsa della durata di qualche minuto sono sufficienti per preparare il fisico all’esercizio ed evitare dolori e piccoli traumi.

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