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Insonnia e intestino irritabile: cosa dicono gli studi scientifici?

Possono influenzarsi tra loro, ma non è ancora chiaro come. Ecco cosa si sa del legame tra sonno e disturbi intestinali.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Possono influenzarsi tra loro, ma non è ancora chiaro come. Ecco cosa si sa del legame tra sonno e disturbi intestinali.

Colpisce una quota variabile tra il 15 e il 20% degli adulti e può influenzare negativamente il funzionamento dei sistemi nervoso, immunitario ed endocrino: è l'insonnia, un problema che, se cronico, può essere associato ad ansia e depressione, obesità, diabete e problemi cardiovascolari.

Non solo, i disturbi del sonno possono accompagnare anche la sindrome dell'intestino irritabile, condizione caratterizzata da crampi addominali, gonfiori e alterazioni della motilità intestinale.

Un legame bidirezionale

A ritrovarsi alle prese con difficoltà di addormentamento, ridotta durata del sonno, risvegli frequenti o sonno non ristoratore è circa un terzo dei pazienti colpiti da intestino irritabile.

In alcuni casi sembra esserci un'associazione diretta tra una scarsa qualità del sonno e l'aumento dell'intensità, della frequenza e della gravità dei sintomi gastroenterologici. Inoltre, spesso l'intestino irritabile costringe a risvegli notturni per correre al bagno o a causa dei fastidi addominali.

«Proprio le sensazioni viscerali negative potrebbero contribuire a creare una condizione definita come sleep misperception: il paziente avverte cioè di avere un sonno leggero, percepito come veglia e ha quindi l’impressione di dormire poco», spiega Marco Angriman, esperto di Medicina del Sonno in età pediatrica ed età adulta del Servizio di Neurologia e Neuroriabilitazione per l'età evolutiva dell'Ospedale di Bolzano.

D'altra parte, sembra che anche l'insonnia possa giocare un ruolo nella comparsa dell'intestino irritabile. «In un recente studio – spiega Angriman – il 33% dei pazienti con insonnia presentava sintomi di questa sindrome. Gli autori hanno concluso che chi soffre di insonnia cronica presenta un rischio più elevato rispetto alla popolazione generale di sviluppare questa patologia, ma i meccanismi di questa associazione sono sconosciuti».

L'ipotesi è che l’insonnia contribuisca a sviluppare una condizione di ipersensibilità viscerale che porterebbe a una maggiore sensibilità al dolore a livello intestinale. «Questa interazione sarebbe mediata da un’attivazione anomala del sistema nervoso autonomo».

Il legame tra insonnia e intestino irritabile sembra quindi essere bidirezionale, e così come i sintomi di questa sindrome possono peggiorare la qualità del sonno, l'insonnia può a sua volta aumentare la sensibilità agli stimoli viscerali e influenzare la motilità intestinale. «Tutto ciò – sottolinea Angriman – può portare a un circolo vizioso difficile da interrompere».

Verso nuove ricerche

Un ulteriore indizio del legame tra sonno e intestino irritabile è la capacità della melatonina (sostanza coinvolta sia nella regolazione del ritmo sonno-veglia sia nella modulazione del rilascio di molecole proinfiammatorie nell'intestino) di ridurre i sintomi dolorosi a carico dell’intestino.

«Lo studio dell’associazione tra insonnia e sindrome dell’intestino irritabile risente però di alcuni fattori potenzialmente confondenti», sottolinea Angriman, elencando i punti deboli delle ricerche condotte fino a oggi. «Le popolazioni studiate sono composte per lo più da donne, che sono maggiormente predisposte all’insonnia, e i parametri valutati sono eterogenei, come lo sono gli strumenti utilizzati nelle indagini scientifiche».

Secondo l'esperto i punti da chiarire sono ancora molti: «Saranno necessari studi scientifici impostati adeguatamente dal punto di vista metodologico, che coinvolgano popolazioni vaste, di entrambi i generi, che seguano l'evoluzione dei pazienti nel tempo e che analizzino parametri sia soggettivi che oggettivi».

Silvia Soligon

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