In aereo con i bambini: ecco le cose da sapere

A che età il primo volo? Gli faranno male le orecchie? Che faccio se piange? Sono tanti i dubbi che assillano i neogenitori quando devono programmare una vacanza che richiede l'aereo.

Un bimbo piccolo, anche di pochi mesi, può volare in aereo? Sono interrogativi frequenti in tempi di viaggi, quando mamma e papà devono programmare una vacanza.

Chiarisce Leo Venturelli, pediatra e responsabile della educazione alla salute della Sipps (Società italiana di pediatria preventiva e sociale): «Se non ci sono problemi di salute, anche un neonato può affrontare un volo. Non esistono in generale controindicazioni per la pressurizzazione. In aereo infatti è come se si fosse a 1700-2000 metri di quota. Solo nel caso di otite perforata nei giorni precedenti il viaggio non si deve volare: la pressione in cabina rischierebbe di far perforare nuovamente la membrana timpanica dell’orecchio».

Se il piccolo soffre di una malattia contagiosa, come la varicella, vale la regola che il bimbo non deve partire fino a cinque giorni dall’inizio della malattia. «Per altri disturbi basta il buon senso del genitore: se, ad esempio, soffre di gastroenterite, con attacchi di vomito o diarrea, meglio restare a terra» aggiunge.

Piccoli fastidi a bordo

«Un biberon con un poco di acqua è un sistema semplice per combattere il dolore all’orecchio dovuto agli sbalzi di pressione in cabina. al momento del decollo e dell’atterraggio».
Quando il bambino deglutisce il liquido, ‘aggiusta’ la pressione sul timpano ed elimina il fastidio.

«Mentre l’auto può essere fastidiosa per i bambini, l’aereo solitamente non procura malessere. In ogni caso, se si temono problemi, si può far mangiare qualcosa di asciutto prima di partire, come biscotti secchi o cracker. Per evitare raffreddori è meglio non far viaggiare il piccolo vicino a un bocchettone, dove arriva un costante flusso di aria fredda direttamente sulla sua testa».

Sull’aereo, fino ai due anni il bambino viaggia “agganciato” e in braccio al genitore con una cintura di sicurezza.

Se il volo è lungo, si può chiedere alle compagnie aeree quali sono le soluzioni offerte: il “baby cot”, una sorta di culla per neonati fino a 6 mesi, mentre fino ai 2 anni c’è l’”infant seat”, un seggiolino da fissare al sedile. Se si tratta di un volo intercontinentale e quindi di molte ore, l’avvertenza più importante è attrezzarsi.

Tutto l’occorrente in cabina

Bisognerà calcolare tutto il necessario per dar da mangiare e cambiare il piccolo durante la traversata.

Se il bambino non viene allattato al seno, occorre avere a disposizione oltre al latte in polvere, più biberon calcolando il numero delle poppate che deve fare durante il tragitto aereo.

Per l’acqua e per riscaldarli si deve chiedere alla hostess. Anche il numero dei pannolini deve essere sufficiente ai ricambi necessari durante il viaggio.

Meglio qualche pannolino in più che trovarsi senza ricambi. Nella borsa per il bimbo si mettono anche gli altri oggetti necessari in viaggio: ciuccio, asciugamano, salviette umidificanti usa e getta, bavaglini…. Il passeggino viene invece imbarcato nella stiva e restituito al momento dello sbarco.

In genere le compagnie aeree cercano di agevolare il viaggio delle famiglie con bambini. Arrivando con anticipo al banco della registrazione e se è disponibile, si può ottenere un posto comodo: le sedie in prima fila offrono più spazio, ed è possibile avere a portata di mano la borsa con quello che serve per il piccolo.

Molte compagnie al momento dell’imbarco danno la precedenza ai viaggiatori con bambini.

Calcolare di aver cambiato il pannolino prima del decollo, dato che poi non sarà possibile alzarsi fino all’arrivo in quota. Tenere a portata di mano golfino e coperta, se si avvertisse freddo.

Alessandra Margreth
Alessandra Margreth
Nata e cresciuta a Milano, da sempre amante della scrittura, si è laureata in Lettere all’Università Cattolica. Inizia l’attività giornalistica nella redazione di Alba, settimanale femminile della Compagnia di San Paolo, dove ha ricoperto i ruoli di redattore e caposervizio. Dopo esperienze in altre testate a larga diffusione, si trova quasi per caso a collaborare con il settore della salute, si appassiona e decide di proseguire la sua professione in questo campo. Dal 2000 collabora con Repubblica Salute, cartaceo e online. Sempre nel campo della salute ha scritto anche per diverse testate di vari editori. Dato che la divulgazione ha molte facce, ha lavorato anche come autore televisivo e ora alle collaborazioni affianca attività di consulenza nella comunicazione aziendale nel settore. Ama molto il mare, quando può fa lunghe passeggiate in mezzo alla natura. Non ha figli ma dispone di cinque nipoti. Ha letto un po’ di tutto, ora in vacanza sceglie gialli d’autore. Tra le sue mete preferite la Grecia e la Sicilia.  

Articoli correlati

Pubblicità

Gli articoli più letti

I servizi per te
Farmaci a domicilio
Prenota una visita