Pubblicità

Il muco bronchiale: che cos’è e a che cosa serve

Il muco bronchiale è essenziale per mantenere in salute e difendere dagli agenti esterni le vie aeree e, quindi, anche i polmoni. Ecco la sua composizione e tutte le funzioni.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 7 minuti
Muco bronchi funzioni

Ricerche condotte negli ultimi anni hanno permesso di identificare le sostanze che lo costituiscono, scoprendo anche a che cosa servono.

L’analisi biochimica del fluido bronchiale dell’uomo evidenzia che, in condizioni fisiologiche, il muco è costituito per il 95 per cento da acqua, mentre il restante 5 per cento contiene proteine (0,1-0,5%), lipidi (0,3-0,5%), glicoproteine (3%) e sali (all’incirca 1%).

I costituenti del muco possono essere di provenienza secretiva, nel senso che sono elaborati da cellule o ghiandole della parete bronchiale, o plasmatica, cioè provenienti dal plasma.

Le componenti secretive del muco

Sono costituite soprattutto dalle mucine (mucoglicoproteine), proteine ad alto peso molecolare e a elevato contenuto di carboidrati (>80%).

Dal punto di vista chimico sono macromolecole costituite da un’asse centrale proteico a cui sono legate numerose catene laterali di polisaccaridi.

Altre componenti secretive del muco sono rappresentate dalle immunoglobuline A (IgA) secretorie, che servono a proteggere le superfici mucose esterne. Poi c’è la lattoferrina, che svolge un importante ruolo di protezione della mucosa bronchiale nei confronti dei germi.

Infine ci sono gli enzimi secretori (transferasi, glicosidasi e callidinogenasi) e una componente di origine alveolare, il surfattante.

Pubblicità

Le funzioni del muco

La funzione principale del muco è quella di mantenere in condizioni ottimali le vie aeree. E lo fa in tanti modi: anzitutto agisce da ostacolo fisico e biologico, formando un film mucoso che rappresenta una efficiente barriera all’attraversamento delle sostanze inalate con la respirazione.

Poi è fondamentale per garantire l’umidificazione dell’aria che passa attraverso la trachea e i grossi bronchi.

Numerosi studi sperimentali hanno evidenziato che, in assenza di muco, le vie respiratorie si modificano profondamente, provocando, in alcune occasioni, consistenti danni alle strutture anatomiche del polmone.

È ben noto, per esempio, che l’assenza di muco nelle vie aeree può causare una reazione infiammatoria di tipo irritativo.

Inoltre svolge un importante compito di filtro e di diluizione: sono tanti i gas irritanti o tossici per le vie respiratorie sottoposti a un processo di filtrazione e diluizione attraverso la superficie mucosa delle vie aeree.

Serve anche a rimuovere particelle, pulviscolo e agenti biologici. Ogni giorno un individuo normale respira particelle di natura estremamente diversa come sostanze vegetali (spore e pollini), batteri e virus, fumi contenenti polveri di derivazione dalla combustione di carbone e tabacco, e altre ancora.

La quantità e la qualità delle particelle inalate varia moltissimo in relazione all’ambiente nel quale l’individuo respira e a molti altri fattori individuali.

La diffusione di tali particelle lungo le vie aeree dipende non soltanto dalle loro caratteristiche dimensionali, ma anche dalle condizioni della superficie delle vie respiratorie, in particolare dalla quantità di muco che si trova nelle vie aeree e che partecipa attivamente, attraverso il meccanismo della clearance muco-ciliare, alla depurazione delle vie respiratorie.

La clearance muco-ciliare

Con questo termine si intende il meccanismo di depurazione rapida del muco trocheo-bronchiale che si realizza attraverso il movimento coordinato delle ciglia vibratili e facilitato dalle secrezioni di muco.

L’apparato muco-ciliare costituisce uno dei più importanti mezzi di difesa dell’albero respiratorio perché intercetta e trasporta all’esterno non soltanto le particelle contaminanti, ma le stesse secrezioni fisiologiche o patologiche, rappresentando un elemento fondamentale per il mantenimento dell’integrità della mucosa dei bronchi.

La deposizione e l'eliminazione delle particelle inalate avviene in modi e tempi differenti nei diversi tratti dell’apparato respiratorio: per esempio, c’è una significativa differenza tra la regione nasale anteriore (che non presenta epitelio ciliato) e quella posteriore (che invece ne è provvista).

È stato dimostrato che la depurazione muco-ciliare avviene più rapidamente in quella posteriore che in quella anteriore e ciò spiega, anche se solo parzialmente, la maggiore incidenza di patologia nella parte anteriore del naso rispetto alla posteriore.

Macrofagi del muco

Nelle zone più periferiche del polmone la depurazione di particelle non si basa sul meccanismo della “clearance” muco-ciliare, ma richiede l’intervento di macrofagi che, attraverso la fagocitosi, possono incorporare sostanze estranee e allontanarle dalla superficie respiratoria.

La depurazione meccanica delle vie aeree dipende dall’attività ciliare, elemento motore del drenaggio. E dalle secrezioni bronchiali, che rappresentano il veicolo indispensabile al trasporto e alla eliminazione delle particelle e delle sostanze inquinanti inalate.

Si comprende perciò che le modificazioni qualitative e quantitative delle secrezioni bronchiali sono capaci di alterare il drenaggio muco-ciliare anche se l’attività ciliare resta funzionante.

Quando servono i mucolitici

Tosse produttiva e catarro: quando compaiono questi sintomi, tipici dei malanni invernali, oltre all’intervento terapeutico che punta a risolvere le cause (antibiotici) occorre quindi intervenire direttamente anche sul muco stesso al fine di rendere più facile la clearance e, di conseguenza, l’espettorazione.

A questo scopo servono i farmaci chiamati mucolitici. Alcuni agiscono direttamente sul muco, rompendo i legami molecolari delle mucoproteine e quindi spezzando la struttura polimerica del muco, altri cambiano le caratteristiche del muco modificandone in vario modo l’adesività, l’idratazione, variando la biochimica e la secrezione del muco.

Tra i mucolitici un posto di spicco spetta al sobrerolo che, dalla sua commercializzazione (1970) a oggi, ha rappresentato e rappresenta uno dei capisaldi della classe dei farmaci mucoattivi per la sua provata efficacia e per l’ottima tollerabilità anche in una fascia di età più delicata quale è quella pediatrica.

Questa molecola, per le sue caratteristiche farmacocinetiche (rapido assorbimento, mucotropismo, eliminazione rapida attraverso il filtro renale), per le sue proprietà farmacologiche (modificazioni delle caratteristiche reologiche del muco, fluidificazione dell’escreato, incremento della clearance muco-ciliare) e per la sicurezza supportata da circa 30 anni di largo impiego clinico (nessuna reazione avversa seria si è verificata negli studi clinici, a oggi), occupa un posto di grande rilievo nel trattamento della patologia ipersecretiva delle alte e basse vie respiratorie.

Potrebbero interessarti anche questi articoli:

Tosse grassa persistente: come curarla

CHIEDI ALL'ESPERTO

Hai bisogno di un consiglio? Un team di esperti è a tua disposizione per consulti online gratuiti e anonimi. Chiedi ai nostri esperti per avere risposte sulla tua salute. Le domande saranno pubblicate in forma anonima. Per inviare le tue domande registrati o effettua il login qui .

Tursi Francesco Tursi
Pneumologo

CONSULTA IL TEAM DI ESPERTI

VIDEO

Ho una tosse grassa, posso prendere uno sciroppo antitosse?

Sciroppo per tosse grassa

Se c'è catarro, è meglio non usare prodotti che inibiscono lo stimolo della tosse.

LEGGI TUTTO
Fotogallery

Sette trucchi per scansare l'influenza

  • Influenza aria aperta

    Esci di più all'aria aperta

    La leggenda secondo cui in inverno è meglio stare il più possibile al chiuso è falsa: negli ambienti ristretti, soprattutto se molto riscaldati, è più probabile ritrovarsi a stretto contatto con qualcuno che ha già preso l’influenza, e passarvi il virus. Stare all’aria aperta, soprattutto facendo delle passeggiate, riduce il rischio contagio e fa bene alla salute in generale.

  • Influenza stress

    Tieni alla larga lo stress

    Ritagliarsi momenti per rilassarsi un po' fa bene alla psiche, ma soprattutto rinforza le difese immunitarie. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che se l’organismo è stressato, i virus dell’influenza hanno maggiori probabilità di infettare e replicarsi. Quale tecnica adottare? Quella che piace di più, a seconda dei gusti: lo yoga, la ginnastica, leggere un libro, un massaggio, fare una passeggiata. L’importante è tenere alla larga lo stress. E assieme a lui, i virus influenzali.

  • Influenza lavarsi le mani

    Lava le mani appena puoi

    Le mani sono il mezzo preferito dai virus del raffreddore e dell’influenza per diffondersi. Senza che ce ne accorgiamo, stringiamo le mani di qualcuno, apriamo una porta, ci appoggiamo a una sedia. Se qualcuno prima di noi ha toccato la stessa superficie ed è influenzato il gioco è fatto. Lavarsi le mani spesso e con accuratezza evita il diffondersi dei virus e riduce il rischio di ammalarsi.

  • Influenza sonno

    Chi dorme bene non piglia… l’influenza

    Una notte in bianco non è un dramma. Ma se la mancanza di sonno dura per più giorni il nostro sistema immunitario comincia a perdere colpi. In questa stagione è opportuno dormire almeno sette ore per notte, così da dare il tempo all’organismo di rigenerarsi dalle fatiche della giornata ed essere in grado di fronteggiare con successo i germi responsabili dei malanni invernali.

  • Influenza dieta

    Mangia in modo sano

    L’influenza si previene anche a tavola. Frutta e verdura di stagione sono fonti preziose di vitamine antiossidanti e sali minerali essenziali al buon funzionamento delle difese naturali dell’organismo. Legumi e cereali sono invece un ottimo rifornimento di proteine, anch’esse importanti perché alcuni aminoacidi contribuiscono alla sintesi degli anticorpi. In questa stagione è bene non sottovalutare anche la quota di carboidrati, pasta e pane per intenderci. Un po’ di calorie in più aiutano infatti l’organismo a rinforzare le sue difese naturali.

  • Influenza sport

    Fai attività fisica regolare

    È ormai dimostrato in diversi studi: un’attività fisica moderata, ma regolare, abbassa il rischio di buscarsi l’influenza. Una ricerca pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, per esempio, ha scoperto che chi è fisicamente attivo almeno cinque giorni alla settimana ha una probabilità di prendere l’influenza e il raffreddore quasi dimezzata rispetto a chi lo è soltanto una volta alla settimana.

  • Influenza virus occhi

    Tieni giù le mani

    Spesso non ci si fa caso, ma tendiamo con una certa frequenza a portare le mani al viso. Siccome le tre principali vie d’accesso dei virus nel nostro organismo sono il naso, gli occhi e la bocca, è altamente sconsigliabile toccare queste parti del corpo senza prima aver lavato accuratamente le mani. Il problema è che a volte lo si fa senza accorgersi. Basta sforzarsi di dedicare un po’ di attenzione ai proprio movimenti involontari per ridurre parecchio il rischio di contagio.


CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
Torna su