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I trattamenti della vaginosi batterica

Non si tratta di una vera infezione, ma di un’alterazione nella composizione della microflora vaginale; ecco perché è necessario un trattamento per ripristinare il giusto equilibrio.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Non si tratta di una vera infezione, ma di un’alterazione nella composizione della microflora vaginale; ecco perché è necessario un trattamento per ripristinare il giusto equilibrio.

In condizioni fisiologiche la mucosa della vagina è colonizzata da un gran numero di ceppi batterici; durante l’età fertile gli estrogeni prodotti dall’ovaio stimolano la sintesi di glicogeno, che a sua volta consente la proliferazione di batteri “amici”, i lattobacilli.

Questi microrganismi trasformano il glicogeno in acido lattico, mantenendo il giusto valore di pH (tra 4 e 4,5).

In questo modo si crea un habitat adatto alla crescita dei batteri “amici”, ma sfavorevole alla proliferazione di batteri patogeni, innocui solo se mantenuti a basse concentrazioni.

Fattori interni o esterni all’organismo possono però alterare questo equilibrio, dando vita ai fastidiosi sintomi tipici delle vaginosi.

Terapia antibiotica, efficace ma…

I diversi ceppi batterici che colonizzano la mucosa vaginale sono gli stessi sia in condizioni fisiologiche, sia nel caso di una vaginosi; ciò che cambia è la proporzione fra batteri “amici” (i lattobacilli) e batteri patogeni. In particolare, a causare la vaginosi è una proliferazione eccessiva dei generi Gardnerella vaginalis, Prevotella spp., Bacteroides spp., Mobiluncus spp. e Mycoplasma spp.

Per ridurne la concentrazione a valori che li rendano inoffensivi, l’approccio ormai consolidato è basato sulla somministrazione di antibiotici: solitamente vengono prescritti derivati imidazolici per via orale, per una settimana. In alternativa, è possibile utilizzare gli stessi antibiotici ma sotto forma di gel, da applicare localmente una volta al giorno, per 5 giorni.

In caso di assunzione di antibiotici è importante non assumere alcolici per tutta la durata del trattamento, e per almeno un giorno dopo la sospensione.

Un’altra opzione terapeutica sono antibiotici della classe dei lincosamidi, di solito prescritti alle donne intolleranti agli imidazolici.

Lo scopo delle terapie antibiotiche è appunto quello di ridurre la quota di batteri anaerobi e ottenere una rapida remissione della vaginosi.

Allo stesso tempo, però, gli antibiotici causano uno stress anche per i lattobacilli, che faticano a ripopolare la mucosa vaginale e a ristabilire il giusto valore di pH, aumentando così il rischio di andare incontro a recidive, frequenti soprattutto nei 3 mesi successivi al primo episodio di vaginosi.

Come ripristinare il giusto equilibrio

Per ottenere una guarigione completa dalle vaginosi è essenziale promuovere la ricolonizzazione della mucosa vaginale da parte dei lattobacilli e il conseguente ripristino del pH fisiologico.

Esistono rimedi a base di prebiotici, come il glicogeno, che forniscono un substrato nutritivo che favorisce la proliferazione dei lattobacilli e stimola la produzione di acido lattico.

Quest’ultimo, l’acido lattico, permette un immediato abbassamento del pH, che a sua volta crea l’habitat ideale per i lattobacilli, sfavorendo invece la crescita degli anaerobi.

Fornire queste sostanze alla microflora della mucosa vaginale è tanto importante, quanto semplice: in farmacia è possibile trovare prodotti che li contengono entrambi.

Lisa Trisciuoglio

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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