Gravidanza: quante bufale sul pancione

Sono tantissime le leggende metropolitane sulla gravidanza. Vediamone alcune.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti
bufale gravidanza

Non prendere l’aereo nel primo e nell’ultimo trimestre di gravidanza, non accarezzare i gatti, devi mangiare per due, non andare in bicicletta, non fare ginnastica. Infine il classico: niente sesso se sei incinta.

Sono tantissime le leggende metropolitane che costellano i nove mesi della gravidanza, quasi come se fosse una malattia.

Eppure i ginecologi lo dicono sempre alle donne: essere incinta non significa essere malate. Vediamo quindi che cosa dice la scienza a proposito delle credenze popolari sulla gravidanza.

Mangiare per due o due volte meglio?

Partiamo dalla dieta, vera ossessione per molte donne in condizioni normali, figuriamoci quando sono incinta.

La regola secondo cui bisogna mangiare per due è falsa: il fabbisogno calorico aumenta, ma di sicuro non raddoppia.

Può essere utile chiedere al ginecologo una valutazione di quanto si deve aumentare di peso: esistono tabelle che permettono di calcolare, sulla base del peso prima della gravidanza, la stima di quando si può incrementare.

Peraltro nel primo trimestre non occorre mangiare un grammo in più, è a partire dal quarto mese che servono circa 250 Calorie aggiuntive, praticamente un paio di piccoli panini al giorno.

Falso anche il fatto che si deve eliminare la pasta: basta seguire una dieta bilanciata per evitare problemi, meglio poi se ricca di frutta e verdura (cotte), senza dimenticare l’importanza del pesce, preziosa fonte di proteine nobili e acidi grassi omega 3.

Se è vero che i cibi ricchi di calcio e ferro sono utili, è invece falsa la leggenda delle “voglie”, macchie che secondo la tradizione apparirebbero sulla pelle del nascituro se la mamma non soddisfa i suoi desideri alimentari.

In aereo, in bicicletta e dall’estetista

Ormai è certo: prendere l’aereo non comporta alcun rischio. Anzi, rispetto ad altri mezzi di trasporto è più veloce e comporta meno movimenti bruschi, basta che non ci siano turbolenze in giro.

L’unico rischio sembra quello della trombosi venosa profonda, che peraltro non è mai stato dimostrato nemmeno per chi non è in gravidanza. In ogni caso è consigliabile, se il tragitto è lungo, alzarsi spesso e camminare.

Il problema è che molte compagnie aeree, a partire dalla 36ma settimana, non fanno salire a bordo le donne incinta. Soltanto perché c’è il rischio che inizi il travaglio in volo. Tutto qui.

Nessuna controindicazione alla bicicletta. Anzi, pedalare ogni tanto fa bene, anche le linee guida inglesi ne consentono l’uso. Magari è bene evitare i movimenti sussultori esagerati tipici delle gare di mountain bike. Se la salute è buona e la gravidanza procede bene non ci sono problemi di sorta.

E se davanti allo specchio non vi vedete abbastanza belle, sappiate che il make up, contrariamente a quanto dice la suocera, non fa male.

L’unica avvertenza è scegliere prodotti di qualità e ipoallergenici, per evitare reazioni di sensibilizzazione della pelle che, peraltro, si verificherebbero anche senza gravidanza.

Da evitare invece le depilazioni a caldo, perché lo strappo potrebbe causare la rottura dei capillari delle gambe, che in gravidanza sono più fragili.

Così come è meglio evitare le tinte dei capelli, perché contengono sostanze chimiche che potrebbero passare la cute ed entrare nel circolo sanguigni.

Il sesso è Ok ma senza acrobazie

Alcuni ginecologi consigliano una generica cautela nel fare l’amore, con il risultato di confondere le donne.

Che cosa significa cautela? Escludendo il sesso “acrobatico”, un rapporto normale non può nuocere al feto, a patto che la gravidanza sia ben avviata e non ci siano problemi.

Anche perché se da un lato la gestazione promuove nelle donne un maggior bisogno di coccole (la colpa è di alcuni ormoni), ciò non significa necessariamente un aumento del desiderio sessuale.

Anzi, in alcuni casi la voglia di sesso precipita ai minimi storici, anche per ragioni psicologiche. In sintesi, se il desiderio è presente non c’è niente di male nell’assecondarlo.

Acido folico, prima e durante

Le vitamine sono le migliori amiche della gravidanza. A partire dall’acido folico (vitamina B9), che aiuta sia la crescita dell’embrione, soprattutto a livello del sistema nervoso, sia l’organismo materno.

È essenziale per prevenire malformazioni congenite degli arti e del sistema nervoso, i cosiddetti difetti del tubo neurale, come la spina bifida. Inoltre, contribuisce a prevenire l’anemia megaloblastica nelle future mamme, una patologia che può provocare difficoltà nell’ossigenazione del bimbo.

Il Network italiano per la promozione dell’acido folico, promosso dall’Istituto superiore di sanità, afferma che il fabbisogno di questa vitamina è pari ad almeno 400 mcg al giorno, soprattutto nelle fasi iniziali della gravidanza.

L’integrazione dovrebbe iniziare almeno un mese prima del concepimento e continuare per tutta la durata della gravidanza.

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Gli esami in gravidanza

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    Dal ginecologo tutti i mesi

    Le ultime linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità mettono l’accento sull’importanza di controlli periodici dal ginecologo, che da quattro passano a ben otto: il primo non oltre la dodicesima settimana, a cui devono seguire due visite nel secondo trimestre (alla 20a e alla 26a settimana) e ben cinque nel terzo. Gli esperti ritengono infatti che un maggior numero di contatti con il ginecologo siano necessari per monitorare e salvaguardare la salute della donna e del feto e fornire tutte le informazioni necessarie ai futuri genitori.

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    Gli esami di laboratorio più utili nei nove mesi

    In tutti e tre i trimestri è bene sottoporsi a esami del sangue per valutare un’eventuale anemia o la presenza di malattie infettive come toxoplasmosi, rosolia, sifilide e HIV. Al primo controllo è opportuno che il ginecologo prescriva anche un esame del sangue per determinare il gruppo sanguigno e il fattore Rh e un esame delle urine e un’urinocoltura per verificare la funzionalità renale e la presenza di una eventuale infezione delle vie urinarie. All’inizio del terzo trimestre è opportuno invece sottoporsi a un tampone vaginale per la ricerca dello streptococco beta-emolitico gruppo B, un batterio che, se presente in vagina, può infettare il neonato durante il parto, causando infezioni anche gravi.

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    Un’ecografia per ogni trimestre

    Le ecografie previste nei nove mesi di gravidanza sono tre, ma il loro numero può salire nel caso il ginecologo lo ritenga opportuno. La prima ha lo scopo di verificare l’attecchimento dell’embrione e per datare con precisione la gravidanza. Tra la 20a e la 22a settimana viene eseguita la cosiddetta “morfologica”, con l’obiettivo di valutare l'accrescimento del bambino e la conformazione dei suoi organi. Tra la fine del settimo e l’inizio dell’ottavo mese la gestante viene infine sottoposta a un’ultima ecografia per monitorare la crescita e il benessere fetale, la quantità di liquido amniotico, la funzionalità della placenta e la posizione del bambino in vista del parto.

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    Diagnosi prenatale tra il primo e il secondo trimestre

    Sono diverse le opzioni fra cui scegliere per indagare la presenza o la probabilità di anomalie cromosomiche nel feto. La certezza può arrivare solo dalla mappa cromosomica, che è possibile eseguire mediante il prelievo di un campione di villi coriali (villocentesi, da effettuare fra la 10a e la 13a settimana) o di liquido amniotico (amniocentesi, tra la 15a e la 17a). Esiste anche la possibilità di scegliere un esame non invasivo, il cosiddetto test combinato, che permette di ottenere una stima del rischio di anomalie cromosomiche nel bambino grazie alla ricerca nel sangue materno di due proteine prodotte dalla placenta e l’esecuzione di un’ecografia per la misura della translucenza nucale (ovvero dello spessore di una raccolta di liquido presente a livello della nuca del feto).

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    Screening per il diabete gestazionale nel secondo trimestre

    Anche a donne che non hanno mai avuto problemi di glicemia, in gravidanza può essere diagnosticato il diabete gestazionale, ovvero un aumento della concentrazione di glucosio nel sangue che va oltre i valori considerati fisiologici durante i nove mesi dell’attesa. La diagnosi avviene mediante la cosiddetta curva da carico di glucosio, ovvero un esame della glicemia prima e dopo avere assunto 75 g di glucosio. Sarà il ginecologo a valutare se prescrivere alla propria paziente questo esame in base alla presenza o meno di alcuni fattori di rischio, come per esempio il riscontro di questa patologia in una precedente gravidanza.


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