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RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Esofago di Barrett, evoluzione e trattamento"

In seguito a epigastralgia mi è stata diagnosticata sospetto esofago di Barrett la descrizione dice: Esofago privo di lesioni, giunzione squamo-colonnar posta a circa 36 cm dagli incisivi, di aspetto marcatamente irregolare con iniziali digitalizzazioni di mucosa cilindrica (sospetto Barrett corto) piccola ernia iatale da scivolamento, stomaco normoconformato, bulbo e seconda porzione nella norma. Ora io vorrei sapere: se avessi avuto un tumore e non un esofago di Barrett la gastroscopia l'avrebbe rivelato subito? È possibile confondere un ernia jatale con un tumore? Perché devo aspettare tre mesi per la biopsia?

Si parla di esofago di Barrett quando il normale tessuto che riveste l’esofago viene sostituito con un epitelio simile a quello che tappezza le pareti dello stomaco o del duodeno in risposta ai continui attacchi acidi dovuti a un reflusso di materiale dallo stomaco; è una sorta di "meccanismo di difesa", una complicanza del reflusso gastroesofageo. Ci sono alcune condizioni, oltre al reflusso di acido, che possono predisporre allo sviluppo di questa patologia: i maggiori fattori di rischio sono rappresentati dall’ernia jatale, dal sovrappeso, dal consumo di alcol e fumo. L’ernia jatale consiste in una risalita di parte dello stomaco in torace attraverso lo iato esofageo, una condizione che predispone al reflusso di materiale gastrico in esofago, venendo a mancare la protezione data dalla giusta sede anatomica. La gravità dell'esofago di Barrett dipende dalla potenziale evoluzione verso il tumore dell'esofago (adenocarcinoma), nel caso non venga trattato tempestivamente e adeguatamente. La diagnosi va accertata con una endoscopia e una biopsia del tessuto. La prima terapia è mirata alla guarigione dell’esofagite (dell’infiammazione del tessuto) con farmaci antisecretivi in grado di ridurre l’acidità gastrica. In una minoranza di casi in cui ci sono già cellule displastiche nel tessuto (tumore) evidenti all’esame istologico, questi farmaci non determinano una regressione della displasia. In questo caso, se il tessuto esofageo è caratterizzato da un basso grado di displasia, può essere sufficiente il monitoraggio periodico con esami endoscopici ogni 12-36 mesi. Nel caso di displasia di grado elevato, può essere necessario asportare il tessuto anomalo (mucosectomia endoscopica, ablazione con radiofrequenza).


Ha risposto Mazzocchi Samanta

Samanta mazzocchi

Samanta Mazzocchi

Specialista in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva

Laureata in Medicina e Chirurgia nel 2002 presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha conseguito nel 2008 il diploma di Specializzazione in "Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva". Dal 2013 è dirigente medico presso l’Azienda Ospedaliere di Piacenza all’Ospedale di Castel San Giovanni e, in qualità di Medico Gastroenterologo, si occupa dell’ambulatorio di gastroenterologia e di endoscopia digestiva.

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