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Come si arriva alla diagnosi di onicomicosi

Spesso, ma non sempre, basta vedere le macchie per capire di cosa si tratti.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti
onicomicosi, micosi delle unghie

Spesso basta vedere le macchie per capire di cosa si tratti. Ma per essere certi è meglio analizzare i funghi al microscopio.

Bordi delle unghie infiammati, con piccoli tagli, pellicine sollevate e frammenti di epidermide più chiara sul punto di staccarsi. Lamina dell’unghia opaca, con macchie biancastre o giallo-marroni, che tende a deformarsi e a sgretolarsi. Bruciore o dolore più o meno accentuati.

Se si riconoscono questi segnali a livello di una o più dita delle mani o dei piedi (in particolare, il pollice e l’alluce), è il caso di consultare il medico per capire quale sia l’origine del problema.

Potrebbe trattarsi di un’infiammazione passeggera, magari dovuta a un piccolo trauma accidentale di cui non ci si è neppure accorti, oppure di un’onicomicosi, da trattare subito e in modo specifico per evitare che danneggi ulteriormente all’unghia, fino a rischiarne la perdita.

Che cosa dire al medico

Già a prima vista il medico di famiglia, e ancora più facilmente il dermatologo o il podologo, potranno ipotizzare se a determinare o ad aggravare il disturbo può essere stato un microrganismo patogeno.

Questo sospetto iniziale potrà essere meglio orientato informando il medico sulle proprie abitudini igieniche e di vita, sull’attività professionale e gli hobby cui ci si dedica nel tempo libero, sulla presenza di eventuali malattie croniche (in particolare, diabete, alterazione delle difese immunitarie, psoriasi) e sull’assunzione di terapie farmacologiche che possono favorire l’insorgenza di una micosi delle unghie (corticosteroidi, antibiotici, farmaci immunosoppressori ecc.).

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Anche se non specificamente richiesto, per facilitare la diagnosi di un’onicomicosi dei piedi si dovrà segnalare al medico se si effettua regolarmente attività fisica e di che tipo (palestra, corsa, piscina ecc.), che genere di scarpe e calze si usano di solito, con quale frequenza e in che modo si lavano e asciugano i piedi, se si ha l’abitudine di camminare scalzi o di indossare ciabatte o scarpe altrui (per esempio, di fratelli o amici ecc.) e, soprattutto, se si sono già avute micosi del piede in passato, anche se non hanno interessato le unghie (per esempio, la tinea pedis).

Nel caso delle mani, invece, va indicato se le si bagna molto spesso nel corso della giornata, se si usano guanti protettivi durante le faccende domestiche o sul lavoro, se si frequentano abitualmente centri per manicure o se si ha l’abitudine di mordicchiare la lamina e/o i bordi delle unghie.

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Per capire se è proprio una micosi

A questo punto, gran parte del lavoro è fatto. Per emettere una diagnosi differenziale specifica, ossia capire quale microrganismo patogeno ha effettivamente causato la micosi, e pianificare la terapia più appropriata, non resta che prelevare un piccolo campione dell’unghia interessata (ed eventualmente delle cuticole circostanti) e procedere a qualche analisi di laboratorio.

I frammenti di unghia da esaminare vengono asportati in modo indolore (o con un minimo fastidio) grazie a un normale tronchese per unghie oppure raschiati delicatamente con una piccola fresa, una sgorbia o la lama di un bisturi usata trasversalmente, dopo aver disinfettato la zona del prelievo.

Una parte del campione così ottenuto viene, quindi, sottoposto a una colorazione specifica che lo rende meglio osservabile al microscopio. In questo modo, spesso, è possibile capire nell’arco di circa un’ora se a causare l’onicomicosi è stato un fungo dermatofita (nella maggior parte dei casi il Trichophyton rubrum) oppure un lievito (quasi sempre, del genere Candida).

Alla ricerca del microrganismo responsabile

Per avere la certezza assoluta che si tratta di un’onicomicosi e precisare la specie del microrganismo coinvolto, si deve invece procedere al cosiddetto “esame colturale”.

In pratica, i frammenti di unghia che non sono stati usati per l’analisi al microscopio, vengono distribuiti su una piastra gelatinosa (terreno di coltura), contenente le sostanze nutrienti necessarie per la moltiplicazione dei microrganismi di cui si sospetta la presenza.

Le piastre vengono, quindi, mantenute a una temperatura di 28-30°C se si suppone si tratti di un fungo dermatofita oppure di 37°C se si propende per la Candida, per un periodo di 7-10 giorni nel primo caso e di almeno tre giorni nel secondo.

Trascorso questo tempo, di solito sulla superficie gelatinosa si possono osservare muffe circolari e in rilievo: a seconda del loro aspetto (forma, colore, distribuzione), il microbiologo esperto potrà capire di che tipo di onicomicosi si tratta e il medico scegliere il farmaco più indicato per contrastarla.

Leggi il dossier Onicomicosi.

Rosanna Feroldi

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Dermatologo

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