Cirrosi epatica: la prevenzione è servita

Scongiurare la patologia del fegato è possibile adottando stili di vita salutari, evitando le infezioni dei virus dell’epatite e tenendo sotto controllo la dieta.

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Cirrosi prevenzione dieta alimentazione

Scongiurare la patologia del fegato è possibile adottando stili di vita salutari, evitando le infezioni dei virus dell’epatite e tenendo sotto controllo la dieta.

Può impiegare diversi anni a insorgere. La cirrosi infatti è una malattia del fegato che si manifesta come conseguenza a lungo termine di diverse malattie infiammatorie croniche.

Le principali cause, in Italia, sono l’abuso di alcol e l’epatite cronica, soprattutto quella causata dal virus dell’epatite C.

Consiste nella progressiva trasformazione della normale architettura del fegato in noduli di tessuto epatico circondati da tessuto fibroso.

E fino a quando non raggiunge un livello di gravità elevato può anche non dare sintomi, a parte una generica stanchezza, inappetenza e dimagrimento.

È in ogni caso una malattia grave, dal momento che rappresenta la prima causa di tumore del fegato.

Più attenzioni a tavola

Ciò che mettiamo nel piatto ogni giorno e, al contrario, quello che non mangiamo mai, hanno un impatto rilevante sul fegato e sulle sue funzioni.

Oltre alla qualità, conta anche la quantità: ci sono alimenti che se assunti in abbondanza e per lungo tempo, come per esempio i grassi di origine animale (burro, strutto, lardo) si possono accumulare nell’organo e dare origine alla steatopeatite non alcolica, il cosiddetto fegato grasso.

E più in generale, a contare parecchio, sono le calorie complessive che introduciamo ogni giorno nel nostro organismo rispetto a quelle che consumiamo.

Se ne assumiamo più di quelle che consumiamo, oltre alla formazione del poco estetico tessuto grasso, a lungo andare si compromette la salute del fegato, oltre a quella delle arterie e del cuore.

Il primo passo è dunque tenere d’occhio il girovita perché il fegato, tra le sue mille funzioni, ha anche quella di fungere da deposito di riserva dei grassi.

Qual è allora la dieta migliore per il fegato? Non ne esiste una specifica, ma in linea di massima si può dire che i fondamenti della dieta mediterranea sono validi anche per la salute di quest’organo.

Ecco alcuni esempi di alimenti da limitare:

  • Zuccheri semplici, contenuti in dolci, caramelle, cioccolatini, bibite zuccherate;
  • Grassi saturi, in particolare quelli presenti in formaggi grassi, insaccati, dolci al cucchiaio, condimenti vari.
  • Fritto: nelle cotture ad alte temperature si producono sostanze tossiche, come per esempio l’acrilammide, che obbligano il fegato a fare un surplus di lavoro.
  • Alcol: è una delle principali cause di steatosi. Nel nostro Paese rappresenta la seconda causa di cirrosi. È difficile calcolare la quantità critica giornaliera che espone al rischio. Alcune ricerche dimostrano che 80 grammi di alcol al giorno, cioè circa tre bicchieri di vino a pasto, sono sufficiente a innescare danni che, nel tempo, portano prima a steatosi e poi a epatite cronica e cirrosi. Anche la metà di tale dose giornaliera (40 grammi per l’uomo e 30 grammi per la donna) è considerata un fattore di rischio.

Bisogna evitare anche i virus

Se ne parla poco di epatiti virali, non fanno notizia. Eppure sono malattie infettive che continuano a mietere, ogni anno, migliaia di vittime soltanto in Italia.

Le più pericolose sono le epatiti B e C: entrambe si trasmettano attraverso scambi di sangue. Quindi basta fare attenzione ai classici consigli: evitare di toccare aghi o siringe abbandonate nei parchi e qualunque altro oggetto tagliente.

Chi vuole farsi un piercing o un tatuaggio, farebbe meglio a rivolgersi ai centri qualificati gestiti da professionisti in regola con le norme igieniche vigenti.

Più attività fisica, meno rischi per il fegato Fare esercizio regolare ha un effetto benefico su tutto l’organismo, fegato compreso.

Anzitutto perché, consumando parte delle calorie assunte, si evita il deposito di sostanze di riserva grasse nell’organo.

Poi perché l’attività fisica, soprattutto quella regolare, normalizza i livelli di trigliceridi, vale a dire il risultato della trasformazione dei grassi all’interno dell’organismo, che vengono immagazzinati proprio nel fegato.

Cristiano Minotti

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