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Allergia al lattice: come si presenta e come si gestisce

È importante riconoscerla per evitare il contatto diretto con il lattice, soprattutto in ambito ospedaliero.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti

È importante riconoscerla per evitare il contatto diretto con il lattice, soprattutto in ambito ospedaliero.

Il lattice si trova in moltissimi oggetti, da quelli utilizzati in ambito sanitario a prodotti di uso comune: guanti, cateteri, ma anche maschere da sub, materassi, giocattoli, preservativi e tanto altro. Insomma, tutto ciò che è fatto di gomma, di cui il lattice è il principale componente.

Pur trattandosi di oggetti all’apparenza innocui, il sistema immunitario in alcuni casi può reagire in maniera anomala in seguito al contatto con questa sostanza, dando luogo a una vera e propria reazione allergica.

Le categorie più a rischio

L’allergia al lattice può colpire chiunque, ma sono più a rischio coloro che hanno avuto una prolungata e ripetuta esposizione a questo materiale, primi fra tutti i lavoratori di aziende che producono gomma e il personale sanitario.

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A questi si aggiungono anche bambini sottoposti a svariati interventi chirurgici già in tenera età (per esempio nel caso di spina bifida o di malformazioni urogenitali) e soggetti asmatici o allergici soprattutto ad alimenti come banana, kiwi, castagna, avocado, ecc.

Attenzione ai sintomi

Essendo contenuto in una miriade di oggetti che siamo abituati a maneggiare quotidianamente, ma anche in una lunga lista di materiali utilizzati nel caso di procedure sanitarie o interventi chirurgici, è estremamente importante riconoscere i sintomi di un’allergia al lattice, per arrivare a una diagnosi certa.

Capirlo è semplice: è sufficiente prestare attenzione a eventuali reazioni tipicamente allergiche (come gonfiore, prurito, bruciore agli occhi, rinite, ecc) che si scatenato nel momento in cui si entra in contatto con il lattice, per esempio in seguito a una visita medica o odontoiatrica, ma anche utilizzando preservativi o diaframma, o perfino indossando pinne e maschera o gonfiando un palloncino.

Il contatto ripetuto peggiora i sintomi

I sintomi di questa allergia sono simili a quelli scatenati da altri allergeni; i più lievi si manifestano di solito a livello cutaneo con la comparsa di prurito, rossore e orticaria.

Sono possibili anche congiuntivite, rinite e asma, ma l’evenienza più pericolosa, come per tutte le allergie, è lo shock anafilattico.

Il ripetuto contatto con il lattice aumenta il grado di sensibilità del soggetto allergico, e di conseguenza anche la gravità dei sintomi.

La prevenzione è l’unica cura

Non esiste una vera e propria terapia contro questa allergia, al di là dei comuni antistaminici per alleviare i sintomi più lievi.

Il primo passo per controllarla è esserne consapevoli ed evitare quindi il contatto diretto con il lattice, soprattutto in ambito ospedaliero.

I pazienti con questa allergia corrono infatti un grave pericolo nel caso vengano sottoposti a procedure ambulatoriali, indagini diagnostiche o interventi chirurgici utilizzando materiale che contenga lattice: è bene quindi che portino sempre con sé un braccialetto, una piastrina o un tesserino che indichino questa allergia, in modo che vengano sempre inseriti, anche in casi di urgenza, in un percorso latex safe, che preveda appunto l’utilizzo di materiali, o addirittura di ambienti, completamente privi di lattice.

Infine, esistono alcuni alimenti che contengono proteine simili o identiche a quelle del lattice, come banana, kiwi, avocado, castagna, arachidi, ecc.

È quindi possibile i soggetti allergici al lattice risultino sensibili anche a questi cibi, e sviluppino quindi sintomi allergici in seguito alla loro ingestione.

Diventa quindi opportuno evitarne il consumo, o quantomeno verificare l’eventuale sensibilizzazione.

Autore: Lisa Trisciuoglio

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