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Varicocele: come riconoscerlo e curarlo

È una delle patologie più frequenti dell’apparato genitale maschile. Nonostante sia asintomatica, può compromettere la fertilità.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 12 minuti

È una delle patologie più frequenti dell’apparato genitale maschile. Nonostante sia asintomatica, può compromettere la fertilità.

La sterilità è l'ultimo dei pensieri di un adolescente. Eppure curare a questa età una patologia del testicolo molto diffusa come il varicocele può scongiurare questo rischio e assicurare la futura possibilità di procreare.

«Il varicocele è infatti la principale causa di infertilità maschile», conferma Vincenzo Mirone, andrologo e responsabile della comunicazione della Società italiana di urologia. «Consideriamo che oggi circa 240.000 in Italia aspirano a diventare genitori, che il 20 per cento - cioè 48.000 coppie - ha problemi di infertilità e 24.000 per cause maschili, nell'80 per cento dei casi si tratta di uomini affetti da varicocele».

Cos’è il varicocele

Il varicocele è una patologia varicosa, come dice il nome, caratterizzata da una dilatazione delle vene che interessa lo scroto, la sacca in cui sono racchiusi i testicoli, sospesi e collegati al ventre dal funicolo spermatico che percorre lo scroto e il canale inguinale. Il funicolo spermatico è composto da vene, arterie, nervi e vie di trasporto dello sperma dai testicoli al pene.

Sebbene il varicocele possa a volte causare gonfiore o dolore localizzato o un senso di pesantezza a livello scrotale, si tratta in genere di una condizione che non determina alcun sintomo. Tuttavia, può avere delle complicanze: può causare il restringimento (inavvertibile) dei testicoli e, nel tempo, una riduzione del numero e della qualità degli spermatozoi e può interferire anche con la produzione di testosterone.

I testicoli sono irrorati di sangue dall'arteria testicolare che si trova nelle pelvi, la parte più bassa dell'addome, e che arriva nella sacca scrotale attraversando il canale scrotale; poi il sangue torna al cuore passando da alcune piccole vene nello scroto (plesso pampiniforme), da cui ha origine la vena testicolare (o vena spermatica interna) che a destra sbocca nella vena cava inferiore e a sinistra nella vena renale sinistra.

Spiega Mirone: «Per una congenita debolezza delle pareti venose associata a una incontinenza delle valvole che regolano il flusso sanguigno, la vena spermatica che dal rene va al testicolo (detta perciò vena renale), o le piccole vene nel testicolo possono dilatarsi e allargarsi perché il tessuto venoso ha una tenuta insufficiente. Questo fa sì che il sangue ristagni e che la temperatura dello scroto, che normalmente è di 34,2 °C (cioè di 2,3 °C inferiore rispetto a quella del corpo) aumenti raggiungendo quella corporea, 36,5 °C. La produzione degli spermatozoi (spermatogenesi) è molto sensibile alla temperatura. Il maggiore calore fa sì che sia più bassa del normale e che cali la loro motilità, compromettendo la fertilità».

Quando si manifesta

La patologia insorge con la pubertà e colpisce solitamente tra i 15 e i 25 anni. Nell'85 per cento dei casi è localizzata nel testicolo sinistro, nell'11 per cento è bilaterale e solo nel 4 per cento dei casi è nel testicolo destro.

Secondo uno studio pubblicato sull'Archivio italiano di urologia e andrologia, condotto su 5.000 ragazzi in sei diverse città italiane, soffre di varicocele il 18 per cento dei diciottenni. «Purtroppo con l'abolizione della visita di leva, nel 2005, è venuto meno un momento di screening fondamentale, proprio all'ingresso dell'età adulta, che in passato permetteva di risolvere disturbi: varicocele, ma anche criptorchidismo, cioè i testicoli non scesi nello scroto, e frenulo corto, che oggi restano del tutto non diagnosticati».

Si tratta di problemi semplicissimi da individuare precocemente, ma sconosciuti perché altrettanto sconosciuto è per i maschi l'andrologo. Solo il 10-15 per cento dei giovani sa che c'è uno specialista della salute maschile, e pochissimi ci vanno. A differenza delle loro coetanee, che molto più spesso vengono accompagnate dalle madri dal ginecologo poco dopo la pubertà.

Otto italiani su dieci non si sono mai fatti visitare da un urologo o da un andrologo, e se oltre il 40 per cento delle ragazze sotto i vent'anni è stata dal ginecologo, meno del 5 per cento è stato dal corrispondente specialista maschile.

Sarebbe indispensabile invece che anche i ragazzi facessero una prima visita di controllo da un andrologo, anche per un confronto sui temi del cambiamento corporeo e della sessualità, oltre che per verificare l'assenza di disturbi agli organi urogenitali o per individuare una cura.

«Dall’adolescenza in poi, gli uomini dovrebbero anche imparare a evitare stili di vita nocivi per la vita sessuale e riproduttiva (alimentazione non equilibrata, sovrappeso, fumo, abuso di alcolici, uso di sostanze dopanti) e a eseguire l’auto-palpazione per tenere sotto controllo la salute degli organi genitali». Il varicocele – così come le patologie sessualmente trasmesse, le prostatiti, i tumori urogenitali – è infatti in forte aumento.

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Sintomi

Il varicocele è asintomatico: il dolore c'è solo a volte ed è dovuto all'eccessiva pressione del sangue all'interno delle vene dilatate, quando si tiene a lungo la stazione eretta, durante lo sport o sollevando pesi.

Osservare la propria famiglia potrebbe però dare qualche indicazione sul rischio di soffrirne: «Si tratta di una malattia genetico-familiare, per cui è probabile la presenza di padri, madri, nonni, zii tendenti alla varicosità e affetti da malattia del tessuto elastico venoso sotto forma di ernie, varici, enfisema polmonare e, naturalmente, varicocele».

Anche se più raro rispetto a quello maschile, esiste anche il varicocele pelvico femminile, causato da una incontinenza congenita delle vene ovariche che provoca dolore cronico.

Nel maschio, se il varicocele non viene intercettato prima possibile, l'ipertermia scrotale porta alla riduzione volumetrica del testicolo che, essendo più piccolo, produce meno spermatozoi: «Se non si intercetta il varicocele, infatti, si ha innanzitutto l'ipotrofia del testicolo: questa ipertermia scrotale porta alla riduzione volumetrica del testicolo che diventa più piccolo, ipotrofico e quindi produce meno spermatozoi e causa una riduzione della loro mobilità, perché il calore danneggia il loro Dna».

Una scoperta che, sempre più spesso, viene fatta quando l'uomo, magari ultratrentenne, si rivolge con la compagna a un centro per la procreazione medicalmente assistita. E, secondo gli studi, il 30 per cento circa dei pazienti maschi sopra i 25 anni presenta un progressivo incremento delle alterazioni del liquido seminale.

Il numero degli spermatozoi, negli ultimi decenni, si è quasi dimezzato: secondo un'indagine di alcuni anni fa tra il 1940 e gli anni '90 la concentrazione media – per cause molteplici, tra le quali stress e stili di vita scorretti - sarebbe crollata da 113 a 66 milioni.

Diagnosi

Il varicocele si individua innanzitutto con la visita: può accorgersene anche il medico di famiglia, ma solo un andrologo o un urologo possono valutare un approfondimento delle cause e dell'entità, attraverso esami ad hoc.

L'andrologo o l'urologo valuta le caratteristiche morfologiche e strutturali dei testicoli e per confermare la diagnosi prescrive un'ecografia con ecocolordoppler dei vasi spermatici, un esame innocuo e indolore che valuta la vascolarizzazione dei testicoli. Segue quindi uno spermiogramma, cioè l'esame al microscopio del liquido seminale, che consiste:

  • nella valutazione della liquefazione dopo l'eiaculazione e della viscosità

  • nel conteggio cellulare

  • nell'osservazione della forma e della motilità degli spermatozoi.

La concentrazione di spermatozoi deve essere di almeno 15 milioni per millilitro e la motilità del 30 per cento o superiore, mentre normalmente solo il 5 per cento degli spermatozoi eiaculati non è perfettamente conformato. In caso di esito positivo, con reflusso del sangue costante intorno al testicolo, lo specialista valuta la necessità di un intervento che elimini la varice venosa che impedisce il buon funzionamento del testicolo e che possa perciò essere risolutivo nel ristabilire la fertilità.

La terapia

«Il trattamento è semplicissimo», rassicura Mirone. «Si tratta di un intervento chirurgico mininvasivo, in anestesia generale, che consiste in una minuscola incisione di 2-3 cm poco sopra l'ombelico e nell'individuazione della vena testicolare interessata, che viene legata. Nel giro di circa 12 mesi la via seminale migliora, così come le possibilità di ottenere una gravidanza».

In alcuni casi, meno frequenti, è possibile anche la scleroembolizzazione percutanea attraverso catetere, eseguita in anestesia locale da un radiologo interventista che occlude le vene dilatate con sostanze ad hoc.

Una delle più frequenti complicanze è la recidiva, fino al 35 per cento: l'esperienza del chirurgo ha grande rilevanza, perciò è importante affidarsi a un centro ospedaliero specializzato, anche se l'intevento non è complesso.

Non solo varicocele

Sono tante le patologie che interessano l'apparato urogenitale maschile degli italiani:

  • ingrossamento della prostata (3 milioni)

  • disfunzione erettile (altri 3 milioni)

  • eiaculazione precoce (4 milioni)

  • calcolosi (2 milioni)

  • neoplasie (1,2 milioni)

  • malattie infettive e infiammatorie (1 milione, soprattutto in acuto).

La Società italiana di urologia, in collaborazione e con il patrocinio del Ministero della salute, ha promosso la campagna “Prevenzione Alpha” per diffondere il messaggio che la prevenzione è fondamentale in tutte le fasi della vita dell’uomo, dall’adolescenza alla vecchiaia. E come già avviene per le donne, che nel ginecologo hanno un riferimento costante della propria salute, anche gli uomini possono contare su un alleato: l’urologo di fiducia.

Mariateresa Truncellito

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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