Toxoplasmosi in gravidanza: quali gli effetti?

Tra le maggiori preoccupazioni della gravidanza c'è una contaminazione alimentare molto comune: la toxoplasmosi.

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Tra le maggiori preoccupazioni della gravidanza c'è una contaminazione alimentare molto comune: la toxoplasmosi.

Circa la metà delle italiane affronta i nove mesi dell'attesa con gli anticorpi che le difendono dalla toxoplasmosi, un’infezione potenzialmente molto pericolosa per il feto. Ma l'altra metà non immune deve rispettare alcune raccomandazioni igieniche e alimentari per ridurre la possibilità di contagio.

Spiega Enrico Semprini, specialista in ginecologia e ostetricia, immunologia e malattie infettive: «Il toxoplasma è un protozoo che passa attraverso la barriera intestinale e tramite la circolazione sanguigna migra fino ai muscoli, dove forma cisti. Di conseguenza, nell'organismo si formano anticorpi (immunoglobuline) che persistono e impediscono che il protozoo possa diffondersi, e normalmente l'infezione passa senza sintomi».

Le donne con anticorpi anti-toxoplasma sono perciò protette dal rischio di un'altra infezione.

Per sapere se si è immuni o a rischio di essere infettate da questo protozoo occorre sottoporsi a un esame del sangue, il toxo-test, all'inizio della gravidanza. «Oltre il 60% delle gestanti italiane non ha infatti anticorpi contro il toxoplasma», avverte Semprini. «Successivamente, periodici prelievi di sangue sono indispensabili per controllare la negatività degli anticorpi: la loro comparsa, infatti, indica che la donna si è infettata e bisogna iniziare una terapia antibiotica per ridurre la possibilità di danni al feto. Sarebbe bene che le precauzioni per evitare l'infezione da toxoplasma cominciassero dal momento in cui la donna cerca la gravidanza».

Come si trasmette

Il toxoplasma vive nell'intestino dei gatti e, attraverso le loro feci, può diffondersi nel suolo e inquinare i vegetali. L'uomo si può infettare mangiando la verdura o le carni di altri animali che si sono a loro volta infettati mangiando verdure e ortaggi.

Minore il rischio di prenderla direttamente dal gatto domestico (sono prevalentemente i gatti selvatici a risentire dell'infezione acuta): mantello e zampe non sono veicolo di contagio, ma per la pulizia della vaschetta è bene usare sempre i guanti o demandare il compito a qualche altro membro della famiglia. È opportuno inoltre stare attente durante il giardinaggio, utilizzando i guanti e lavandosi accuratamente le mani a fine lavoro.

Si calcola che su circa 630.000 gravidanze stimate ogni anno in Italia, circa 4.000 incorrono nella toxoplasmosi, con 1.600 neonati infetti, di cui 400 gravi. Non tutte le donne passano il toxoplasma al bambino, ma la probabilità aumenta con il procedere della gravidanza: 15% primo trimestre, 30% nel secondo, 60% nel terzo, oltre il 90% con l'avvicinarsi del parto. Eventuali danni al feto, però, sono più gravi nei primi mesi di gravidanza, perché il protozoo può interferire con lo sviluppo dei tessuti: si possono avere malformazioni, deficit intellettivi, problemi alla vista, anche tempo dopo la nascita. L'evento più frequente è l'aborto spontaneo.

Come ci si difende

La cottura distrugge il toxoplasma. Ecco perché bisogna stare attente a insalate, verdure, ortaggi e carni crude. Non è necessario rinunciare ai vegetali freschi, ma vanno lavati scrupolosamente. Il bicarbonato facilita l'eliminazione di eventuale terriccio, ma non ha effetto disinfettante.

Continua Enrico Semprini: «Nel caso della carne, una prima precauzione consiste nel congelamento a -20°C. Poi basta cuocerla a più di 70°C. Nessun problema con bolliti, brasati e lessi». È necessario rinunciare a tartare, carpaccio e altre ricette a crudo.

I salumi cotti (prosciutto cotto, wurstel, mortadella, ecc), sono sicuri, mentre sono a rischio tutti quelli freschi, come le salsicce, i “verzini”, le salamelle o il cotechino, che perciò vanno cotti in acqua o sulla griglia. Molti ginecologi per prudenza proibiscono anche i salumi stagionati.

«Il pesce crudo non contiene invece cisti di toxoplasma, ma la rinuncia alla cottura comporta sempre qualche rischio», avverte Enrico Semprini. «Anche una semplice gastroenterite alimentare può diventare fonte di grande ansia, perciò meglio la cautela».

Mariateresa Truncellito

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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