Sindrome di Asperger: i sintomi e le terapie

La sindrome di Asperger (SA), che può interessare sia bambini sia adulti, è un disturbo pervasivo (che compromette cioè le aree dell’interazione sociale, della comunicazione verbale e non, delle attività e degli interessi) dello sviluppo neurologico.

Appartiene alla categoria dei disturbi dello spettro autistico che, come anche la Sindrome di Asperger, presenta manifestazioni molto variabili, diverse tra loro per caratteristiche e gravità. Ogni caso, che si tratti di un bambino, di un ragazzo o di adulto, è diverso dall’altro, anche per quanto riguarda l’intensità dei sintomi. Le sottili differenze con cui la malattia si manifesta rendono la diagnosi più difficile.

In generale i disturbi dello spettro autistico sono caratterizzati da un deficit nello sviluppo delle capacità di comunicazione, di interazione sociale e nell’area degli interessi e delle attività. Le principali caratteristiche dei soggetti con la sindrome di Asperger riguardano in particolare la difficoltà nella relazione quotidiana con gli altri, la carenza di alcune abilità motorie e la presenza di comportamenti ripetitivi.

Benché si tratti di un quadro clinico strettamente imparentato con l’autismo, i bambini Asperger, a differenza di quanto avviene nell’autismo classico, non mostrano ritardo mentale o deficit intellettivo e del linguaggio. I bambini e gli adolescenti con questo disturbo, al contrario, possiedono buone qualità linguistiche e cognitive, spesso con intelligenza sopra la media.

Inoltre, se i soggetti con autismo spesso si presentano come isolati, solitari, non interessati agli altri, la maggior parte dei bambini con sindrome di Asperger desidera invece inserirsi e avere interazioni con gli altri, ma ha difficoltà nel farlo.

Ecco di seguito riassunte le principali differenze fra le due patologie.

Autismo Sindrome di Asperger
Ritardo del linguaggio Presente Presente in circa un quarto dei pazienti, scompare entro i 6-8 anni
Produzione linguistica Non adeguata all’età anagrafica Normale rispetto all’età anagrafica (possono essere presenti problemi minori di carattere articolatorio o balbuzie)
Comprensione
linguistica
Non adeguata all’età anagrafica Normale
Linguaggio Difficoltà nel produrre frasi complesse, ripetizione di parole o di
frasi udite al momento
(ecolalia)
Linguaggio pedante e/o tangenziale.
Tono di voce troppo acuto, robotico o
infantile, tendenza a parlare a voce troppo alta o troppo bassa. Domande o argomentazioni incessanti su un singolo argomento
Sensi Iper o ipo sensibilità Nella maggior parte dei
casi ipersensibilità uditiva e tattile (spesso olfattiva), ipo o iper sensibilità al dolore
Socializzazione Mancanza di iniziativa Iniziativa presente ma manifesta problemi in interazioni complesse.
Tendenza a dire cose imbarazzanti
Quoziente intellettivo Nel 75% dei casi inferiore alla norma Normale o superiore alla norma
Comportamenti
ripetitivi
o stereotipati
Stereotipie fisiche Nessuno
Interessi ristretti Spesso di carattere
sensoriale o attaccamento a un oggetto inanimato
Di carattere accademico o sociale, il 75% ha abilità spiccate nel campo di interesse
Motorio Possibile ritardo
generalizzato,
senza particolari difficoltà
motorie
Spesso irritabile o ipotonico da piccolo
Imitazione Assente nella maggioranza dei casi Solitamente presente
Autonomia Ritardi nell'apprendimento delle autonomie Normale, con possibili ritardi nella motricità
Comorbidità frequenti Epilessia, ritardo mentale,
disturbo del linguaggio
Disturbi d’ansia, ADHD, depressione, disturbo bipolare

Perché questo nome?

Il termine “sindrome di Asperger” si deve a Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco che negli anni ’40 per primo ha identificato e descritto un gruppo di bambini nei quali aveva osservato dei comportamenti particolari a livello di interazione sociale, abilità comunicative e interessi.

Nel 1994 la sindrome è stata introdotta nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) IV e inserita, come l’autismo, nella categoria dei disturbi pervasivi dello sviluppo. Solo in anni recenti, quindi, questa condizione è arrivata all’attenzione dei clinici, che hanno iniziato a riconoscerne i sintomi e a sapere come intervenire, mentre nel passato le caratteristiche del disturbo venivano interpretate come particolarità del carattere.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità l'Asperger interessa un bambino ogni 250. Si ritiene che attualmente circa il 50% dei bambini con Asperger non venga riconosciuto e diagnosticato. Uno studio britannico del 2001 ha poi rivelato che il 46% degli adulti con Sindrome di Asperger aveva ricevuto la diagnosi solo in tarda adolescenza o nell’età adulta.

Il disturbo è molto più frequente nei maschi che nelle femmine, ma alcuni clinici ritengono che le femmine siano sotto diagnosticate perché, rispetto ai maschi, imparano meglio a compensare le proprie difficoltà di socializzazione.

Cause e manifestazioni della sindrome di Asperger

La psicologia non è di aiuto nel rintracciare le cause della sindrome di Asperger, che si pensa sia dovuta a una alterazione di origine genetica a danno di alcune strutture del cervello. Molto probabilmente il disturbo non è attribuibile alla mutazione di un solo gene, per cui si propende per una trasmissione poligenetica. Le ricerche hanno evidenziato che circa il 20% dei padri e circa il 5% delle madri di un bambino Asperger sono a loro volta affetti da questa sindrome e che circa il 50% dei parenti di primo grado del bambino presenta caratteristiche simili.

Oltre alla persistente compromissione delle interazioni sociali, gli individui con la sindrome di Asperger mostrano schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati e la tendenza a dedicarsi e a praticare attività e interessi molto ristretti.

Per quanto riguarda l’area affettiva-relazionale e comunicativa, la sindrome di Asperger si manifesta con l’incapacità di avere un’interazione verbale efficace, con una comunicazione non verbale inadeguata e con l’incapacità di capire le “regole implicite del gioco”. Inoltre, gli individui con la sindrome di Asperger di solito mancano di empatia, hanno una bassa tolleranza per la frustrazione e possono avere particolari ansie e paure.

Da un punto di vista affettivo mostrano grandi difficoltà a esprimere affetto e attenzione nei confronti degli altri e difficilmente riescono a instaurare un rapporto di reciprocità nelle relazioni.

Due caratteristiche tipiche della sindrome di Asperger che riguardano l’area motoria e sensoriale sono la goffaggine nei movimenti e una coordinazione limitata. Queste persone mostrano anche la ridotta o eccessiva sensibilità al tatto e disturbi sensoriali che si traducono nell’intolleranza verso luci e rumori, talvolta odori.

Nell’area cognitiva si riscontrano la tendenza alla sistematicità e alla catalogazione, la difficoltà di comprensione di metafore o “modi di dire”, l’eccessiva attenzione per il particolare, la tendenza a dedicarsi a un interesse particolare, coltivato con meticolosità. Sono manifestazioni tipiche anche l’attaccamento a modi di fare precostituiti e ripetitivi, la scarsa autonomia personale, la difficoltà di concentrazione e attenzione. Le persone con la sindrome di Asperger tendono ad avere una mente schematica e un pensiero rigido e in generale sono dotati di scarsa flessibilità.

Nella scuola primaria la sindrome di Asperger può non essere notata, ma spesso sono proprio gli insegnanti a segnalare il disagio del bambino nell’integrazione, in quanto spesso questi individui sono oggetto di bullismo da parte dei coetanei e di isolamento sociale.
Nel 70% delle persone Asperger si riscontrano infine disturbi che riguardano la sfera della salute mentale: ansia, depressione, iperattività, problemi nella gestione della rabbia.

Segni particolari

Individuare le persone affette da questa sindrome, non è facile. Spesso infatti le caratteristiche del disturbo possono restare sfumate.

Linguaggio
I bambini con sindrome di Asperger non presentano il ritardo nel linguaggio tipico dei bambini con disturbo autistico classico, ma anomalie nel modo di comunicare, con la tendenza a interpretare le frasi in modo letterale e la difficoltà capire gli scherzi o cogliere il significato di frasi indirette o ironiche.

Faticano a seguire il ritmo di una conversazione, specie se non tematizzata. Spesso poi sono ritenuti monotematici in quanto tendono a parlare solo dei propri interessi, circoscritti e raramente condivisibili da altri. Dal punto di vista dell’espressività hanno in genere un tono di voce monotono e una mimica facciale molto ridotta; di conseguenza interpretano con fatica gli aspetti non verbali della comunicazione come gesti, intonazione della voce, espressioni facciali.

Capacità motoria
Quasi tutti i bambini con la sindrome di Asperger mostrano problematiche nel movimento, con mancanza di coordinazione: per esempio lanciare o afferrare una palla può essere difficile, così come imparare ad andare in bicicletta.

Gli adulti con sindrome di Asperger possono avere un´andatura strana, che appare poco fluida. La goffaggine motoria è presente nella maggioranza dei bambini con Asperger, ma non sembra interessare le attività sportive come il nuoto, l´utilizzo del trampolino, l´equitazione. I soggetti con questa sindrome si distinguono infatti negli sport individuali o nei giochi che richiedono resistenza e precisione visuale, come il canottaggio, il nuoto, il bowling, gli scacchi.

Interessi speciali
Quello degli interessi speciali, che si differenziano da un semplice hobby per la particolarità dell’argomento e per il focus manifestato verso di esso, è un tema molto importante ai fini dell’inquadramento di un bambino Asperger. A volte i bambini, già dai primi anni di vita, mostrano infatti un interesse particolare per le parti di un oggetto, come le ruote di una macchina o gli interruttori elettrici. Molto frequente è anche la tendenza a collezionare un gran numero di oggetti appartenenti alla categoria di interesse, così come l´acquisizione di molte informazioni e conoscenze rispetto a un argomento specifico.

L´interesse speciale assolve a varie funzioni, tra le quali rilassarsi, superare l´ansia, crearsi un mondo alternativo e un senso di identità, cercare un senso di sicurezza e rafforzare l’autostima. Rappresenta però anche una fonte di apprendimento, che può essere utilizzata in maniera costruttiva da genitori, insegnanti e terapeuti.

Diagnosticare la sindrome di Asperger

La diagnosi viene effettuata da specialisti in neuropsichiatria infantile con esperienza nel campo dell’autismo e dei disturbi generalizzati dello sviluppo. Si avvale dell’osservazione clinica, di colloqui con i genitori, della raccolta di informazioni presso la scuola e dell’utilizzo di scale e questionari diagnostici specifici. Spesso il consulto dello specialista è richiesto per problemi motori o di attenzione, disturbi comportamentali, difficoltà emotive, disturbi alimentari o difficoltà di apprendimento scolastico.

Difficilmente la diagnosi può essere fatta prima dei cinque anni, poiché non è ritenuta sufficientemente attendibile; non di rado la diagnosi arriva addirittura nell’età adulta.

La sindrome di Asperger deve essere distinta dal disturbo ossessivo-compulsivo, con cui ha in comune modi di comportamento ripetitivi e stereotipati, e dal disturbo schizoide di personalità.

Le terapie

Per la sindrome di Asperger non esistono cure risolutive. Le competenze sociali ed emotive della persona possono però essere migliorate attraverso una specifica terapia cognitivo-comportamentale, incentrata sullo sviluppo della consapevolezza e sulla gestione e comunicazione delle emozioni.

Affinché la terapia sia efficace, è fondamentale intervenire anche sull’educazione di genitori, insegnanti e di tutti gli adulti che interagiscono con il soggetto Asperger in modo che possano affrontare al meglio il disturbo che, di riflesso, coinvolge l’ambito familiare, scolastico, ecc.

Per il trattamento delle condizioni psichiatriche a volte associate al disturbo, e solo se ritenuto strettamente necessario, ai pazienti viene prescritta una terapia farmacologica per controllare i sintomi dati da depressione, ansia, iperattività.

Stefania Cifani
Stefania Cifani
Nata e cresciuta a Milano, approda alla comunicazione dopo alcuni anni nella ricerca clinica e farmaceutica. Prima all’Istituto Mario Negri, presso il Dipartimento di oncologia dove si occupa soprattutto dell’aspetto della valutazione della qualità di vita negli studi clinici, in seguito presso una società di ricerche di mercato specializzata nel settore farmaceutico e ospedaliero. Nel frattempo matura l’interesse per il giornalismo e la divulgazione per cui al termine di questa esperienza, dovuta alla chiusura della società, frequenta il Master in comunicazione e salute nei media contemporanei presso la facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Milano. Inizia quindi a collaborare con riviste di settore, dirette a farmacisti, e in seguito con altre testate cartacee e online rivolte sia a professionisti sia al pubblico, scrivendo articoli di medicina e salute. Giornalista pubblicista dal 2013, oggi si divide tra lavoro e famiglia, alle prese con una figlia adolescente. Quando resta un po’ di tempo ama ballare e cucinare.

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