Pubblicità

Schizofrenia: cause, sintomi, terapie

Malattia psichica caratterizzata da disturbi del pensiero, del comportamento e dell'affettività.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti
Schizofrenia terapie sintomi

Che cos’è

La schizofrenia è una malattia psichica caratterizzata da disturbi del pensiero, del comportamento e dell'affettività.

I disturbi del pensiero interessano sia il modo in cui esso si manifesta, sia il contenuto del pensiero stesso.

Quanto al modo si ha un aumento o una riduzione della velocità di associazione di idee; perdita del filo del discorso (deragliamento); illogicità; incapacità di ragionare in modo astratto e metaforico per fare riferimento soltanto a cose e situazioni concrete (per esempio i modi di dire sono presi alla lettera).

Quanto al contenuto sono caratteristici i deliri (di persecuzione, di gelosia, di grandezza, religiosi, ipocondriaci), ossia convinzioni – spesso bizzarre – che non sono intaccate da qualsiasi dimostrazione di falsità. Frequentemente sono accompagnati da allucinazioni uditive e talora anche visive od olfattive.

Attualmente si considera la schizofrenia non un'unica malattia, ma una classe di disturbi, i cui sintomi caratteristici si possono presentare in vario modo.

A seconda del tipo di sintomi che prevale si può così distinguere tra schizofrenia paranoide, catatonica, disorganizzata eccetera.

Cause

Si ritiene che lo sviluppo della schizofrenia dipenda da una molteplicità di fattori, tra i quali sicuramente rientra una componente genetica.

Il rischio di malattia nella popolazione generale infatti è pari all’1 per cento, mentre tra i gemelli identici (monozigoti), se uno dei due è affetto da schizofrenia, il rischio che anche l'altro la sviluppi è del 45 per cento.

La componente genetica, che coinvolge peraltro molti geni, fornisce però soltanto una predisposizione alla malattia su cui intervengono fattori ambientali di stress.

Sintomi più comuni

Allucinazioni, deliri, discorsi “disorganizzati”, gravi disturbi del comportamento (nel vestiario, nelle abitudini, disturbi del sonno, scoppi di pianto o di riso frequenti e inappropriati).

Compaiono poi disinteresse, assenza, disturbi dell'attenzione e delle capacità intellettive, mancanza di contatto visivo, indifferenza affettiva, scarse risposte emotive, mutismo, catatonia.

I sintomi sono generalmente suddivisi in due classi: quelli cosiddetti “positivi” (deliri, allucinazioni, disturbi del pensiero) e quelli “negativi” (distacco emotivo, assenza di motivazione, inadeguatezza del comportamento).

Complicazioni

Tra i pazienti schizofrenici è elevato il rischio di tentato suicidio (50 per cento) e di suicidio (10 per cento).

Probabile anche l’instaurarsi di dipendenza da alcol e droghe, nonché la compromissione delle relazioni sociali e di lavoro.

Cure

La terapia, che è volta al controllo e alla miglior gestione possibile della malattia, è in primo luogo farmacologica.

Si utilizzano i farmaci antipsicotici (neurolettici), suddivisi in convenzionali (clorpromazina, aloperidolo, flufenazina, eccetera), che permettono di controllare i sintomi positivi, ma non quelli negativi; e i cosiddetti atipici (risperidone, clozapina, olanzapina, quetiapina) che hanno una certa efficacia anche su questi ultimi.

Il ricovero ospedaliero, temporaneo, è necessario nel caso di deliri o allucinazioni gravi, e di rischio di suicidio.

Uno dei problemi della terapia è la tendenza del paziente a interrompere i trattamenti a causa di deliri, effetti collaterali o sfiducia. Ciò comporta il rischio di ricadute in episodi psicotici acuti e di un peggioramento della situazione.

Tra gli effetti collaterali più comuni dei farmaci ci sono secchezza della bocca, stitichezza, sonnolenza, aumento di peso, disturbi alla vista.

Possono presentarsi anche problemi motori come rigidità, tremori, spasmi muscolari e, sia pur raramente, la più grave discinesia tardiva.

Vanno considerati parte della cura anche i programmi di riabilitazione psicosociale, dato che chi li frequenta prosegue più facilmente le cure farmacologiche, gestisce meglio la malattia e consegue una migliore qualità di vita.

Quando consultare il medico

La diagnosi precoce permette un miglior controllo della malattia, che esordisce più spesso nella tarda adolescenza e nella prima fase dell'età adulta, anche se alcune forme si manifestano in età adulta.

L'esordio può avvenire improvvisamente con un episodio psicotico acuto (deliri, allucinazioni), ma spesso è preceduto da un periodo in cui la persona si chiude in se stessa, appare sempre meno interessata al mondo circostante, lascia senza motivo amici e relazioni sentimentali, interrompe la scuola o perde il lavoro.

Segnali di cambiamento di comportamento di questo tipo possono essere campanelli d'allarme. Purtroppo se l'esordio è precoce, molti di questi segnali possono essere scambiati per normali crisi dell'età adolescenziale. In genere per avere una diagnosi certa è necessario un periodo di osservazione di sei mesi.

CONSULTA L’ARCHIVIO DI PATOLOGIE A/Z
Torna su