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Insonnia prima di un esame? Normale, a patto che...

Per gli studenti la difficoltà a prendere sonno prima di un esame importante è assolutamente nella norma. Ma se persiste, è meglio non sottovalutarla.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Per gli studenti la difficoltà a prendere sonno prima di un esame importante è assolutamente nella norma. Ma se persiste, è meglio non sottovalutarla.

Gli esami non finiscono mai? Quelli scolastici per fortuna sì, ma rappresentano comunque una delle prime fonti di ansia nei giovani, provocando in alcuni casi anche insonnia.

L’ansia, in generale, è infatti la causa più frequente della difficoltà di addormentamento, anche negli adulti.

Negli studenti, in particolare, è un problema abbastanza frequente e assolutamente normale, come conferma Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di Medicina del sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro: «Il caso singolo è legato a un aumento dei livelli di ansia e il riscontro sul piano pratico può essere la difficoltà a prendere sonno. Se poi lo studente, non riuscendo a dormire, decide di mettersi a studiare, commette un errore perché in questo modo tiene “allertati” i centri della veglia, facendo quindi ancora più fatica ad addormentarsi».

Molti studenti si illudono inoltre che, con una grande “studiata” notturna, avranno dei vantaggi, ma ciò non accade perché una delle regole fondamentali del consolidamento della memoria è “dormirci sopra” per risvegliarsi freschi la mattina.

«Un altro grande errore – aggiunge l’esperto – consiste nell’andare a letto presto per svegliarsi magari alle 3 o alle 4 di mattina per “ripassare”. Anche questo non è consigliabile: meglio una buona durata del sonno (sette, otto ore) per tenere fresca la memoria».

Una cattiva igiene del sonno

Ma quali sono i “sintomi” che indicano che c’è qualcosa in più oltre alla normale paura dell’esame?

«Mentre una volta i soggetti giovani rappresentavano una piccola parte dei pazienti nei nostri ambulatori – spiega Ferini Strambi – attualmente sono il 10%. Oggi è infatti in incremento una “cattiva igiene del sonno”: basti pensare al fatto che i ragazzi sono sempre “connessi” a cellulari, computer, televisione e quant’altro. Questo fattore porta i giovani ad andare a letto molto tardi la sera, andando in privazione di sonno, con conseguenze ben note: perdita di memoria, sistema immunitario più fragile, maggior rischio di ipertensione arteriosa, perfino diabete. Chiaramente non parliamo di soggetti che non dormono una notte, ma a cui capita in modo continuativo».

Come curare l’insonnia giovanile, anche cronica?

Come per tutti i disturbi e le patologie, la prevenzione è la prima cura. «Innanzitutto – afferma Ferini Strambi – si devono seguire regole del sonno ben precise. La prima è che dopo le 22-22.30 è meglio non utilizzare telefonini o altri dispositivi elettronici. Questi strumenti, infatti, emettono una luce che va a inibire la sintesi di melatonina che aiuta nell’addormentamento. Se il giovane poi indugia davanti al computer, quindi a luci ancora più intense, farà ancora più fatica a prendere sonno».

«I giovani, inoltre, tendono a bere dosi eccessive di alcool la sera, sperando così di facilitare l’addormentamento. Ma è noto che il sonno indotto dall’alcol è frammentato e non duraturo. Quindi sempre meglio fare cose rilassanti prima di andare a dormire per imparare a spegnere i centri della veglia».

Nel caso di disturbo cronico esiste una “terapia cognitivo comportamentale” specifica per il sonno, che, precisa Ferini Strambi, «deve essere eseguita da uno specialista che abbia profonda conoscenza del sonno. In alcuni casi può essere utile anche l’utilizzo di un farmaco, sempre sotto indicazione del medico e per un breve periodo».

Maria Eva Virga

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