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Con i sonniferi è meglio non improvvisare

Se ci sono problemi a dormire il fai-da-te è da evitare. Si deve chiedere aiuto a uno specialista e rispettare le regole dell’igiene del sonno.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Se ci sono problemi a dormire il fai-da-te è da evitare. Si deve chiedere aiuto a uno specialista e rispettare le regole dell’igiene del sonno.

Fatica ad addormentarsi? Risvegli nel cuore della notte? Soffrire di insonnia è un problema molto diffuso: il 30-50% degli adulti ha esperienza occasionale di difficoltà nel riposo notturno, mentre il 6-13% ha un vero e proprio disturbo del sonno. Le notti in bianco hanno inevitabilmente effetti sulla qualità di vita e influiscono negativamente sul lavoro, sulla vita sociale e su ogni altra attività diurna. A lungo termine, il sonno interrotto può favorire anche l’insorgere di alcune malattie. È quindi importante affrontare il problema nel modo corretto.

Combattere l’insonnia con le buone abitudini

Spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento Neuroscienze e salute mentale presso l’ASST Fatebenefratelli – Sacco di Milano: «Bisogna sempre rivolgersi a uno specialista, evitando il fai-da-te. E prima di tutto occorre seguire una corretta “igiene del sonno”, Si deve, per esempio, riposare in una stanza non surriscaldata, senza fonti di rumore o luci forti. Meglio evitare la sveglia che proietta l’ora sul soffitto. La sera non si devono bere caffè o tè, per il loro effetto eccitante, e neanche gli alcolici, “falsi amici” che in realtà disturbano il sonno».

Anche l’attività fisica non è indicata nelle ore serali. È meglio dedicarsi a esercizi che favoriscano il rilassamento muscolare e a tecniche che aiutino ad allentare la tensione mentale, come quelle di meditazione. Un’abitudine scorretta da combattere è poi quella del “night eating”, gli spuntini notturni.

Prosegue Mencacci: «L’insonnia può essere causata o favorita da certe patologie e anche alcuni farmaci possono interferire con un sonno regolare. Occorre rivolgersi a uno specialista (psichiatra, neurologo, esperto in medicina del sonno) che sappia tenere conto di tutte queste situazioni e stabilisca la giusta terapia».

La terapia farmacologica

«I farmaci che riducono la latenza del sonno (ovvero il tempo impiegato per addormentarsi) e ne aumentano la durata totale sono fra i medicinali più utilizzati nei casi di insonnia – spiega l’esperto. La scelta, che ovviamente viene fatta dal medico, varia a seconda del tipo di insonnia e dell’emivita del farmaco, cioè la durata del suo effetto. Per esempio, a chi fatica ad addormentarsi vengono prescritti generalmente farmaci con emivita breve (meno di 10 ore), per chi soffre di risvegli precoci si sceglie un farmaco a emivita breve-media (fino a 30 ore)».

Studi recenti indicano inoltre che sono stati ottenuti buoni risultati con terapie intermittenti, che prevedono di sospendere o ridurre un farmaco per un certo periodo di tempo.

«Sull’efficacia di rimedi come passiflora o valeriana –precisa Mencacci – non esistono ancora prove scientifiche, ma se la loro assunzione permette di dormire bene si possono prendere. In generale è però raccomandabile comunicare al proprio medico se si assumono fitoterapici, perché questi prodotti potrebbero interagire con i farmaci».

Chi è maggiormente esposto alle notti in bianco?

La scelta del medicinale più indicato per un paziente tiene anche conto di altre situazioni. Chi soffre di depressione, per esempio, potrebbe assumere un farmaco che lo aiuti anche in questo senso.

«C’è poi una categoria particolarmente a rischio: le donne nel periodo pre-menopausale. In questo periodo della vita femminile – spiega Mencacci – si verificano alterazioni della temperatura corporea, un fenomeno responsabile di vampate, disturbi dell’umore e del sonno».

Ci sono infine persone geneticamente predisposte all’insonnia: anche per loro è necessario il consiglio dello specialista.

Alessandra Margreth

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