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Citomegalovirus: cio che c’e da sapere (non solo in gravidanza)

Spesso silente e in genere innocuo, il citomegalovirus in alcune persone può esporre a seri rischi.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 12 minuti

Spesso silente e in genere innocuo, il citomegalovirus in alcune persone può esporre a seri rischi.

Il citomegalovirus è un microrganismo diffuso in tutto il mondo appartenente alla famiglia degli herpes virus, che deve il suo nome al fatto di provocare un aumento delle dimensioni delle cellule che infetta. Fanno parte di questa famiglia anche i virus che causano l’herpes ai genitali e alla bocca, la varicella e la mononucleosi.

Si tratta di un microrganismo molto comune, che può infettare chiunque: l’80% degli adulti che vivono nei Paesi occidentali presentano anticorpi contro questo virus.

Una volta contratta l’infezione, il virus resta “tranquillo” all’interno dell’organismo per tutta la vita, ma può riattivarsi in caso di abbassamento del sistema immunitario, il naturale sistema di difesa dell’organismo.

Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni asintomatiche perché il sistema immunitario è in grado di tenerle sotto controllo. A volte, però, nelle persone immunodepresse può provocare serie complicanze, in particolare a occhi, fegato, apparato gastrointestinale e sistema nervoso.

A causare i maggiori pericoli sono le infezioni congenite. Un’infezione contratta durante la gravidanza e trasmessa poi al feto, infatti, può avere ripercussioni anche serie e permanenti sul nascituro.

Trasmissione e sintomi

L’uomo è l’unico serbatoio dell’infezione da citomegalovirus, la cui trasmissione avviene da persona a persona tramite i fluidi del corpo, come il sangue, la saliva, l’urina, il liquido seminale, le secrezioni vaginali e il latte materno.

Il contagio può avvenire per contatto diretto da persona a persona (per esempio, tramite rapporti sessuali, baci sulla bocca, contatto della bocca con mani sporche di urina o di saliva), per trasmissione dalla madre al feto durante la gravidanza oppure dalla madre al figlio durante l’allattamento, nonché per trasfusioni e per trapianti di organi infetti.

I periodi della vita in cui è più facile contrarre l’infezione sono soprattutto due: l’infanzia e la pubertà, periodi in cui la promiscuità ambientale tra individui, dovuti nel primo caso alla frequentazione degli asili e delle scuole materne, favorisce la trasmissione dell’agente infettivo.

Il virus può essere espulso dall’organismo infetto persino dopo mesi o anni dalla prima infezione, soprattutto nei più piccoli, mentre i bambini possono diffonderlo per 5-6 anni dopo la nascita.

La maggior parte degli individui sani, adulti o bambini, che contraggono l’infezione non accusa sintomi e non si accorge dell’infezione, mentre altre persone possono andare incontro a una forma lieve della malattia, caratterizzata da febbre, mal di gola e mal di testa, affaticamento, dolori ai muscoli e alle ossa, ingrossamento dei linfonodi e della milza.

Le infezioni congenite

Le infezioni congenite da citomegalovirus si verificano per trasmissione da madre infetta al feto. L’infezione materna viene definita:

- primaria quando viene contratta per la prima volta durante la gravidanza in una donna che in precedenza era sana

- secondaria quando si verifica una riattivazione del virus già presente all’interno dell’organismo oppure per reinfezione da un nuovo ceppo in una donna che aveva già contratto l’infezione.

Il rischio di trasmettere la malattia al feto non sembra essere collegato al periodo della gestazione durante il quale viene contratta l’infezione. Tuttavia, gli esperti ritengono che ci possa essere un maggior rischio di serietà della malattia se la trasmissione si verifica durante i primi tre mesi della gravidanza.

Il rischio di trasmissione al feto varia fra il 30 e il 40% nella forma primaria e fra lo 0,5 e il 2% nella forma secondaria. L’85-90% dei neonati con infezione congenita non lamenta sintomi, anche se una piccola percentuale può andare incontro a manifestazioni tardive, come problemi all’udito di severità variabile. Il 10-15% circa dei neonati, invece, presenta sintomi già alla nascita, che possono essere temporanei oppure permanenti.

Oltre alle convulsioni, i sintomi temporanei più importanti sono a carico del fegato, della milza e dei polmoni; inoltre, sulla pelle possono comparire chiazze rosse dovute a piccolissime emorragie.

I sintomi permanenti, invece, possono essere anche molto seri e provocare diverse forme di invalidità (come sordità, cecità, ritardo mentale, piccole dimensioni della testa, deficit di coordinazione dei movimenti, convulsioni) fino alla morte.

In alcuni bambini, infine, i sintomi si manifestano dopo mesi o anni dalla nascita, e in questi casi i disturbi più comuni sono la perdita dell’udito e della vista. La possibilità di andare incontro a disturbi permanenti, invece, è maggiore nei bambini che manifestano i sintomi già dalla nascita.

Le categorie più fragili

Se il citomegalovirus è innocuo nelle persone sane, può essere molto pericoloso negli individui con problemi di salute, specie negli immunodepressi, cioè chi ha un basso livello di difese immunitarie per esempio perché ha subito operazioni importanti (come trapianti), perché in dialisi o perchè affetto da tumore. Anche le persone infettate dal virus dell’Hiv sono a rischio, perché non hanno sufficienti difese per combattere il germe.

In questi casi, l’infezione può compromettere la salute del sistema gastroenterico e dell’apparato polmonare, causando epatiti e polmoniti.

Bambini e anziani sani sono al sicuro

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Il citomegalovirus non è pericoloso nel caso colpisca bambini piccoli o anziani, due categorie in genere considerate deboli. Se sono in buone condizioni di salute, anche questi individui riescono a fronteggiare senza problemi la situazione.

In generale, nonostante abbiano un sistema di difesa ancora immaturo che li rende più vulnerabili alle aggressioni esterne, l’organismo dei bambini è in grado di opporre resistenza al virus. Nel peggiore dei casi si possono osservare poche linee di febbre, stanchezza, irrequietezza.

Nemmeno le persone anziane corrono rischi particolari e non presentano quasi mai sintomi seri, anche se hanno un sistema di difesa meno efficiente, per cui possono contrarre più facilmente il virus e rimanere contagiosi a lungo.

Sì alla prevenzione

Attualmente non esiste in commercio un vaccino in grado di prevenire l’infezione da citomegalovirus. Il modo migliore per ridurre le possibilità di essere contagiati consiste in un’attenta igiene personale, in particolare per le categorie di persone più suscettibili alla malattia, come le donne in dolce attesa, le persone immunodepresse, i bambini piccoli o appena nati.

Inoltre, è sempre buona norma lavarsi le mani con acqua calda e sapone prima di mangiare o di preparare il cibo, dopo aver cambiato i bambini o essere andati in bagno, e dopo ogni tipo di contatto con i fluidi corporei. Inoltre, è bene evitare di scambiarsi le posate o altri utensili durante i pasti, soprattutto con i più piccoli.

Infine, è opportuno pulire bene la casa, soprattutto le superfici che possono essere imbrattate dai fluidi corporei (come saliva, urina, feci, liquidi seminali e sangue), in modo da prevenire le possibilità di contagio.

Diagnosi e trattamento

Per diagnosticare l’infezione da citomegalovirus, il medico ha a sua disposizione diversi test. Tra quelli più importanti ci sono:

- la ricerca degli anticorpi IgG contro il citomegalovirus da eseguire su un campione di sangue, che dimostra se si è verificato un contatto con il virus. Tuttavia, quest’esame non è in grado di indicare né il periodo del contagio (cioè se l’infezione è in atto oppure è avvenuta in passato, molto utile in caso di gravidanza), né l’eventuale trasmissione del virus al feto. Nel caso in cui quest’esame risultasse negativo prima della gravidanza, è importante che la donna faccia grande attenzione nel seguire tutti gli accorgimenti utili a evitare il contagio

- la ricerca degli anticorpi IgM contro il citomegalovirus da eseguire su un campione di sangue, utile per conoscere se l’infezione è recente. Purtroppo, quest’esame fornisce spesso dei falsi positivi e, di conseguenza, il risultato non è da considerarsi affidabile senza aver eseguito altri tipi di test

- il test di avidità delle IgG, utilizzato per risalire al periodo dell’infezione.

Per conoscere se c’è stato il passaggio del virus al feto si ricorre ad altri esami più invasivi, come l’amniocentesi o l’analisi del sangue fetale.

Per individuare in un neonato un’infezione congenita da citomegalovirus durante le prime tre settimane di vita si va a cercare direttamente la presenza del virus, mentre in caso di infezione congenita non è stato ancora identificato alcun tipo di marker prognostico del periodo prenatale in grado di predire se il neonato svilupperà sintomi.

Come si combatte

Quando la malattia è silente oppure il citomegalovirus infetta un soggetto sano non occorre alcun trattamento, perché il virus non provoca conseguenze e non compromette la salute della persona.

Anche quando causa sintomi lievi non è necessario intervenire, perché in genere la situazione tende a risolversi spontaneamente con un po’ di riposo. Al limite il medico può prescrivere farmaci sintomatici, come antifebbrili o antidolorifici, oppure consigliare una cura con integratori ricostituenti.

Quando, invece, il citomegalovirus colpisce persone con ridotte difese immunitarie, mettendo in pericolo la salute di alcuni organi, può essere necessario ricorrere ai farmaci antivirali, che bloccano la replicazione del virus, limitando così i danni e aiutando a controllare l’infezione. Sarà compito del medico stabilire modalità e tempi della cura in base a ogni paziente.

Per quanto riguarda in particolare le donne in gravidanza, attualmente non si conoscono trattamenti prenatali efficaci e sicuri per prevenire la trasmissione dell’infezione dalla madre al feto, né per ridurre le conseguenze di un’infezione congenita. I farmaci disponibili sono infatti piuttosto dannosi per il feto.

Cesare Betti

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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