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Che fare in caso di “piede piatto”

L’uso di plantari, scarpe ortopediche ed esercizi di rinforzo muscolare sono gli accorgimenti di norma praticati in caso di “piede piatto”, ai quali segue, nei casi più gravi, l’intervento chirurgico.

L’uso di plantari, scarpe ortopediche ed esercizi di rinforzo muscolare sono gli accorgimenti di norma praticati in caso di “piede piatto”, ai quali segue, nei casi più gravi, l’intervento chirurgico.

Si parla di “piede piatto” quando c’è una riduzione o un completo appiattimento della volta plantare, cioè quando la superficie inferiore del piede tocca più o meno completamente il terreno.

Nelle persone senza questa alterazione anatomica, infatti, la parte centrale e interna del piede non poggia per terra garantendone una migliore distribuzione del peso corporeo.

Altra caratteristica spesso associata al piede piatto è la valgo-pronazione del calcagno ossia la rotazione dell’osso verso l’interno.

In realtà, tutti noi dai primi mesi ai 3-4 anni d’età abbiamo i piedi piatti (in questo caso si parla di piede piatto fisiologico) a causa della sovrabbondanza di tessuto adiposo in quell’area e di un’eccessiva mobilità del tessuto connettivo ancora in fase di maturazione.

Questa situazione tende di norma a risolversi entro i 6-7 anni d’età, limite oltre il quale, se l’appiattimento permane, si parla appunto di piede piatto patologico.

È una condizione quindi che generalmente interessa l’infanzia, ma può verificarsi anche in età adulta andando a coinvolgere entrambi i piedi o, più raramente, solo uno dei due.  

Le cause

I fattori che portano a piedi piatti sono molteplici e di diversa natura. Le principali sono:

  • congenita (malformazioni delle ossa del piede, tendine d’Achille corto ecc.)
  • neuromuscolare (distrofie, paralisi cerebrali ecc.)
  • post-traumatica (lesione a carico di piede o caviglia)
  • patologie infiammatorie croniche (artrite reumatoide giovanile)
  • patologie del tessuto connettivo (sindrome dell’ipermobilità articolare ecc.)
  • diabete
  • sovrappeso od obesità
  • invecchiamento.

I sintomi

Raramente una persona con piede piatto avverte particolari sintomi. Nei casi di appiattimento più pronunciati invece può essere lamentato dolore ai piedi, caviglie o ginocchia soprattutto dopo una camminata o dopo un lungo periodo in posizione eretta.

Talvolta, lo stare fermi in piedi nella stessa posizione comporta dolore alla schiena e alle anche.

La diagnosi

L’anamnesi e l’esame obiettivo da parte del podiatra, esperto nei disturbi plantari, o dell’ortopedico sono spesso sufficienti per diagnosticare i piedi piatti.

La visita si basa generalmente sull’osservazione del paziente durante la camminata, della forma dei piedi e di come la loro conformazione cambi sotto carico.

Uno strumento di particolare aiuto in questa fase è il podoscopio, ovvero una pedana di vetro che permette, attraverso luci e specchi, di valutare con esattezza l’impronta dei piedi.

Se si sospetta anche un valgismo del calcagno, è di norma praticato anche il test di sollevamento sulle punte.

Quando il paziente avverte forti dolori e disturbi si ricorre a ulteriori esami diagnostici quali raggi X, TAC, risonanza o ecografia.

Il trattamento

Benché non sia una condizione che desti di norma particolari preoccupazioni, i bambini che ne sono affetti hanno maggiori probabilità di soffrire più avanti con l’età di patologie secondarie come alluce valgo o artrosi di ginocchia e/o caviglie.
Il trattamento, nella maggior parte dei casi, è quindi conservativo e prevede:

  • plantari modellati sul piede del paziente
  • scarpe ortopediche
  • esercizi di fisioterapia basati sul rinforzo e sull’allungamento muscolare e il miglioramento della camminata
  • correzione dei fattori predisponenti modificabili.


Nei casi più gravi si può ricorrere alla chirurgia correttiva mininvasiva da eseguire tra i 9 e 14 anni. Tra le procedure più praticate troviamo l’artrorisi, ovvero l’inserimento di una piccola vite tra calcagno e astragalo per risollevare l’arco plantare.

Quando consultare il medico

È particolarmente consigliato consultare il medico, ortopedico o podiatra, quando:

  • nonostante l’uso di plantari, i fastidi a piedi e gambe continuano
  • le scarpe si consumano velocemente sul lato interno, segnale di un’eccessiva rotazione del piede
  • si osserva l’assenza completa dell’arco plantare
  • si riscontra un’alterata sensibilità e motilità dei piedi.

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