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Autismo, ecco i campanelli d’allarme

Piccoli segnali che a volte passano insosservati. Fondamentale il parere di uno specialista.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti

Piccoli segnali che a volte passano insosservati. Il neuropsichiatra infantile Alberto Ottolina: « Fondamentale la diagnosi precoce».

Un piccolo che risponde con un sorriso ai gesti e alla voce della mamma o che guarda l’adulto indicando un oggetto che suscita il suo interesse.

Sono situazioni talmente comuni che non ci si fa quasi caso. Ma per alcuni bambini queste manifestazioni non ci sono.

Casi in cui un comportamento particolare potrebbe essere il segnale di un problema di autismo.

Di cosa si tratta? I disturbi autistici sono un insieme di alterazioni dello sviluppo neurologico.

Sono legati, cioè, a una irregolare maturazione a livello cerebrale. Un problema che inizia già prima della nascita.

L'autismo è un disturbo molto variabile

Il disturbo si presenta in modo molto variabile da caso a caso, ma in generale si manifesta nell’alterazione della comunicazione e dell'interazione con gli altri. Il bambino autistico ha comportamenti ripetitivi e interessi ristretti a un campo limitato.

Normalmente un bambino inizia a comunicare molto presto. Il piccolino tende a interagire con l’ambiente che lo circonda fin dai primi stadi del suo sviluppo.

Ad esempio, i primi sorrisi, i primissimi gesti come quello di indicare, che si manifesta tra il primo e il secondo anno di vita. Mentre le prime combinazioni di parole iniziano di solito tra i 12 e i 18 mesi.

Come riconoscere allora i segnali che potrebbero rivelare una forma di autismo? Spiega Alberto Ottolina, direttore della Struttura Complessa di Neuropsichiatria dell'Infanzie e dell'Adolescenza dell'ASST Fatebenefratelli - Sacco di Milano: «A due – tre anni di età il bambino non risponde quando viene chiamato per nome. Non corrisponde allo sguardo. Tende a isolarsi, non gioca con i coetanei e i familiari, ma preferisce giocare da solo. Non è interessato ai giochi simbolici o di scambio, come ad esempio rilanciare una palla che gli viene tirata, o giocare a cuccù o a nascondino, o al gioco del fare finta di ..... Ha interessi ripetitivi, limitati (ad esempio mettere in fila le macchinine); presenta spesso manierismi motori stereotipati (battere o torcere le mani, camminare sulla punta dei piedi ecc.)».

E quando sorride, lo fa senza un motivo preciso. «Il suo non è un sorriso “sociale” per comunicare con chi gli è vicino» prosegue l’esperto «solitamente un bambino punta con il dito un oggetto che vuole e poi guarda verso l’adulto. Il piccolo affetto da autismo prende l’adulto per mano e lo porta verso l’oggetto che desidera. Non c’è scambio comunicativo. I bambini autistici molto spesso presentano una compromissione del linguaggio (non sviluppano un linguaggio comunicativo che non necessariamente è fatto solo da parole). Un fenomeno diverso dal bambino che ritarda nell’iniziare a parlare, ma è comunque in grado di comunicare con i gesti e la mimica».

Non è possibile capire al volo se certe manifestazioni sono segnali di un disturbo autistico.

In caso di dubbio è meglio rivolgersi a uno specialista

Se un genitore ha qualche dubbio, è importante che si rivolga a un neuropsichiatra infantile. Chiarisce Ottolini: «Tutti questi segnali vanno contestualizzati da uno specialista. Spetta al neuropsichiatra stabilire la rilevanza dignostica dei diversi sintomi; la diagnosi di autismo va comunque confermata impiegando test specifici, test che consentono di definire anche la gravità di questo disturbo».

Le cause dell’autismo non sono ancora note. Verosimilmente concorrono diversi fattori e sicuramente la componente genetica è rilevante; alcune tesi fanno riferimento anche un danno d’organo che si verificherebbe nelle fasi di sviluppo del sistema nervoso durante la gravidanza.

Conclude l’esperto: «Nell’autismo, lieve o grave che sia, è fondamentale una diagnosi precoce per iniziare tempestivamente un trattamento appropriato. I bambini e le loro famiglie vanno poi accompagnati e sostenuti per tutta la vita, aiutando questi bambini ad affrontare le sfide quotidiane della vita, supportandoli raggiungere il massimo livello di autonomia possibile».

Alessandra Margreth

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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