RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Sindrome “mani, piedi, bocca” in gravidanza"

Con mio marito è qualche mese che proviamo ad avere il secondo figlio. Ora il primo all'asilo ha preso la “mani,piedi,bocca” e ho paura che l'abbia attaccata anche a me (quasi la certezza ormai). Da ieri ho vescichette in bocca e oggi qualcuna anche sulle mani. Ho sentito che può essere molto pericolosa in gravidanza: cosa devo fare se risultassi gravida?

La sindrome “mani, piedi, bocca” è una malattia esantematica causata da alcuni enterovirus (virus Coxsackie e altri) ed è abbastanza frequente nei bambini che frequentano gli asili. È caratterizzata da una eruzione cutanea di pustole vescicole e bolle, prevalenti nel cavo orale, nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi. Le prime a comparire sono le bolle in bocca, che tendono spontaneamente a rompersi causando ulcerazioni alle mucose e creando difficoltà alla alimentazione. Dopo un paio di giorni compaiono manifestazioni cutanee anche sulle mani e sui piedi. Relativamente frequenti sono anche pustole sui glutei. La malattia non risulta particolarmente contagiosa, anche se in particolari contesti, come negli asili infantili, può essere facilmente trasmessa a più soggetti. Il contagio avviene per contatto diretto con le secrezioni nasali, con la saliva (quindi attraverso starnuti, colpi di tosse o semplicemente parlando) di bambini o di adulti che siano nella prima settimana di malattia, oppure per contatto orale con le feci di pazienti anche dopo un mese dalla guarigione. Dal momento del contagio trascorrono di norma da 3 a 6 giorni prima della comparsa dei sintomi. Solitamente la malattia ha un decorso decisamente benigno e guarisce spontaneamente senza particolari complicanze nel giro di una settimana. Non vi sono terapie specifiche, se non eventualmente farmaci sintomatici per la febbre e/o lenitivi locali in bocca per facilitare la alimentazione. Decisamente più importante è la situazione delle donne che siano gravide quando acquisiscono la infezione, perché ne possono derivare complicazioni alla gravidanza e al feto, anche se la relazione causa-effetto non è del tutto chiara e dimostrata. La malattia è tanto meno impegnativa in gravidanza quanto più l’epoca gestazionale è avanzata. Nel dubbio di un contagio va avvertito il ginecologo che attiverà una serie di controlli ecografici per osservare lo sviluppo del feto. In questo specifico caso un test di gravidanza va effettuato, se vi fosse un ritardo mestruale, non prima di tre settimane dal presunto rapporto fecondante, eventualmente con un prelievo di sangue per dosare l’HCGbeta.


Ha risposto Arisi Emilio

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Emilio Arisi

Ginecologo

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Parma, si è specializzato in Ostetricia e Ginecologia nella stessa Università. Dal 1993 al 2010 è stato Direttore della U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Regionale “S. Chiara” di Trento dove, dall’inizio del 2002 è stato coordinatore del Dipartimento Materno-Infantile della Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia di Trento.

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