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Se la mamma non dorme, anche i figli riposano male

Secondo uno studio esiste una relazione diretta tra insonnia materna e problemi del sonno nei bambini.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Secondo uno studio esiste una relazione diretta tra insonnia materna e problemi del sonno nei bambini.

Stando a quanto raccomandato dalla National Sleep Foundation (NSF), solo il 68,4% dei bambini tra 1 e 14 anni dorme in modo adeguato, con una percentuale maggiore al Nord Italia (72,9%) rispetto al Sud (62,8%) e in generale più bassa tra i 10 e i 13 anni (51,7%).

Sono queste le conclusioni del Progetto “Ci piace sognare” condotto dalla Società italiana di pediatria preventiva e sociale (SIPPS) e la Società italiana delle cure primarie pediatriche (SICuPP).

I dati emersi evidenziano anche alcuni comportamenti errati, come per esempio l’addormentamento nel lettone per i più piccoli e l’utilizzo di televisione e videogiochi per facilitare il sonno.

Tra i vari fattori responsabili, però, rientra anche il modello trasmesso dagli adulti. È quanto dimostra uno studio svizzero, condotto su circa 200 bambini in età scolare e da poco pubblicato sulla rivista Sleep Medicine: i ricercatori, grazie all’esecuzione di un elettroencefalogramma notturno a domicilio e ai risultati dei questionari somministrati ai genitori, hanno rilevato una relazione diretta tra insonnia materna e problemi del sonno nei bambini, in particolare resistenza al momento di andare a letto, manifestazioni d’ansia e risvegli notturni.

Tradotto in pratica, si potrebbe dire che spesso l’insonnia dei bambini rispecchia – e non determina invece – quella dei loro genitori.

Una molteplicità di fattori

Questa ricerca ci dà alcuni spunti di riflessione, ma lo scenario è certamente più complesso. Nei comportamenti dei bambini entrano in gioco svariati fattori, non sempre facilmente identificabili.

È intuitivo pensare che i bambini tendano a imitare e fare propri gli stili di vita dei genitori, che vedono, sin dalle prime epoche di vita, quale diretto riferimento.

Anche gli stati d’animo, in particolare l’ansia, si trasmettono e si amplificano: numerosi comportamenti dei lattanti, per esempio, sono influenzati dalla presenza di conflittualità tra i genitori, anche se debitamente controllata.

L’esperienza pratica, poi, insegna come una mamma troppo apprensiva possa instillare un senso di insicurezza nel proprio bambino e, in alcuni ambiti, come quello dell’alimentazione, produrre anche danni, inducendolo a mangiare di più per assecondarla o viceversa a rifiutare il cibo.

Ci sono poi i condizionamenti ambientali: un genitore insonne, che si alza di notte e accende la luce e la televisione, per esempio, può arrecare disturbo. Così come la sua irritabilità, inevitabile conseguenza di un sonno frammentato e non ristoratore, si ripercuoterà sulla serenità dell’intera famiglia.

L’importanza del sonno

È dimostrato quanto il sonno sia fondamentale in età evolutiva; deve infatti occupare un buon numero di ore nell’arco della giornata (14-18 ore fino a 12 mesi, 12-14 in età prescolare, 10-12 durate la scuola elementare, 8-10 negli adolescenti) perché è il momento in cui si formano nuove connessioni nervose e viene liberato l’ormone della crescita.

Visti i dati ottenuti, i genitori, per primi, dovrebbero verificare se la qualità del proprio riposo notturno è accettabile e rispettare le buone norme di igiene del sonno (regolarità dei ritmi della giornata, frazionamento corretto dei pasti, predisposizione di un ambiente domestico adeguato ecc.).

Il pediatra è un riferimento importante e può offrire un valido supporto non soltanto per affrontare i disturbi dei bambini, ma anche per aiutare eventualmente i genitori a correggere le abitudini scorrette e a evitare che le loro problematiche si ripercuotano sui figli.

Piercarlo Salari

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