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Parodontite: rischi e soluzioni

Sedute di igiene dentale o, nei casi più gravi, interventi chirurgici sono i trattamenti da abbinare a una buona igiene quotidiana.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Sedute di igiene dentale o, nei casi più gravi, interventi chirurgici sono i trattamenti da abbinare a una buona igiene quotidiana.

Cos’è la parodontite e come si manifesta

La parodontite, detta in linguaggio scientifico “piorrea”, è un’infiammazione progressiva a carico del parodonto, ovvero dell’insieme dei tessuti che supportano il dente (osso alveolare, gengiva, cemento, legamento parodontale).

Il processo infiammatorio si innesca, nella maggior parte dei casi, per l’accumulo di batteri nel solco gengivale. Se non rimossi rapidamente, questi batteri causano la formazione prima della placca, e poi del vero e proprio tartaro, non più eliminabile con un semplice spazzolino e principale causa del danneggiamento irreversibile dei tessuti vicini al dente.

Con il passare del tempo, se non si interviene, i batteri si insediano sempre più in profondità determinando la formazione della “tasca parodontale”, all’interno della quale possono proliferare e provocare seri danni alle strutture di sostegno dentale.

È bene non confondere una semplice gengivite con una parodontite anche se può, nella maggioranza dei casi, rappresentarne la fase precedente.

Nel primo caso infatti l’infiammazione colpisce solo le gengive ed è per questo reversibile e facile da curare; nel secondo invece va a intaccare la struttura dell’osso in maniera sempre più aggressiva fino a determinare la caduta del dente.

Sintomi e diagnosi

I segnali iniziali di parodontite sono:

  • alito cattivo
  • leggero sanguinamento delle gengive durante lo spazzolamento o la masticazione di cibi particolarmente duri
  • cambiamento nell’aspetto delle gengive (rossore, gonfiore, rammollimento ecc.)
  • strano sapore in bocca.

I sintomi di parodontite in fase più avanzata sono invece:

  • alitosi pesante
  • sanguinamento importante accompagnato talvolta da ascessi e/o pus
  • arretramento delle gengive con esposizione delle radici dentali
  • comparsa di spazi tra i denti
  • eccessiva mobilità dei denti
  • fastidio e indolenzimento dentale diffuso.

La diagnosi di parodontite è di norma abbastanza semplice: attraverso una sonda il dentista va a misurare le dimensioni della tasca e valuta la presenza o meno di sanguinamento. Se si tratta di malattia parodontale la sonda scende di oltre 3 millimetri rispetto al bordo gengivale.

In alternativa, il dentista può effettuare anche una radiografia.

Fattori di rischio e conseguenze

I principali fattori di rischio, in ordine di importanza decrescente, sono:

  • cattiva igiene orale
  • fumo
  • patologie immunitarie
  • diabete
  • farmaci
  • stress
  • carenze alimentari
  • età
  • fattori genetici.

Conoscendo le cause, è quindi possibile agire sui fattori modificabili (igiene, fumo ecc.) per prevenire la patologia.

Come anticipato, in conseguenza di una parodontite non trattata si ha invece la caduta dei denti.

Come si cura

Per prima cosa il dentista deve eliminare il tartaro accumulato nelle tasche andando a ridurre quindi l’infiammazione. Questa procedura è di norma ripetuta più volte soprattutto in soggetti ad alto rischio.

Se la situazione è particolarmente grave si ricorre a un intervento chirurgico effettuato sotto anestesia locale, che consente di pulire completamente la cavità e di rimodellare l’osso di sostegno rimasto o, in alternativa, di sostituirlo completamente con impianti fissi o mobili.

Dopo la chirurgia può essere avvertita maggiore sensibilità al freddo o un’alterata sensazione della mobilità dentale, situazioni che si normalizzano però in poco tempo.

In entrambi i casi è di norma prescritto anche un trattamento antibiotico che può essere assunto per via orale oppure mediante l'utilizzo di appositi colluttori o gel.

Autore: Silvia Radrezza

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