Pubblicità

Ittero neonatale: il "giallo" dei primi giorni di vita

Capita a tantissimi neonati, e nella gran parte dei casi è un fenomeno del tutto fisiologico.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 6 minuti

Capita a tantissimi neonati, e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un fenomeno del tutto fisiologico, che deve essere però attentamente monitorato.

Ittero neonatale: è una parola che mette in allarme molte neomamme, spaventate nel vedere il colorito del loro piccolo diventare “giallognolo”. Colpa della bilirubina, che si accumula nel sangue dei neonati.

Tante le cause

La bilirubina è un pigmento di colore giallo-rossastro normalmente prodotto dall’organismo, per poi essere espulso con la bile: si tratta di un prodotto di scarto derivante dalla degradazione, a livello del fegato, dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi che hanno completato il loro ciclo vitale.

I neonati, nei primi giorni di vita, hanno però difficoltà a metabolizzare efficacemente questa sostanza: nei bambini appena nati, infatti, il numero di globuli rossi è estremamente elevato e la frequenza con cui vengono degradati è maggiore. Inoltre, il fegato ha bisogno di qualche giorno per iniziare a funzionare a pieno ritmo.

L’organismo si ritrova quindi con maggiori quantità di bilirubina, che fatica a eliminare: il risultato è un aumento della sua concentrazione nel sangue, che conferisce alla pelle (e spesso anche agli occhi) il classico colorito giallo.

Anche l’allattamento al seno può favorire l’insorgere dell’ittero: è possibile che il neonato nei primi giorni non riesca ad attaccarsi bene al capezzolo, oppure che la madre produca ancora poco latte.

In questi casi il ridotto apporto calorico induce la maggiore attività di un enzima responsabile della produzione di bilirubina: si parla quindi di “ittero che insorge all’inizio dell’allattamento”, da non confondere con il cosiddetto “ittero da latte materno”, caratterizzato da un’iperbilirubinemia prolungata, che può durare anche fino al terzo mese e che sembra causata dall’azione di una proteina, presente appunto nel latte materno, che favorisce il riassorbimento della bilirubina a livello dell’intestino.

Di per sé l’aumento della sua concentrazione nel sangue non costituisce un problema, a patto però che non superi certi valori. Se aumenta eccessivamente (oltre i 20 mg/dl), è possibile infatti che la bilirubina oltrepassi la barriera ematoencefalica e penetri nelle cellule del cervello, danneggiandole e causando lesioni cerebrali anche gravi.

L’ittero fisiologico si manifesta più di frequente nei neonati prematuri (nati prima della 37a settimana), che sono anche maggiormente esposti a eventuali complicanze.

Quando è patologico?

Se nella maggior parte dei casi l’accumulo della bilirubina dipende da meccanismi del tutto fisiologici, in altri può derivare da condizioni patologiche, tra cui:

  • anemie emolitiche congenite
  • riassorbimento di ematomi da parto e/o emorragie intrapartum
  • ipotiroidismo
  • malformazioni delle vie biliari
  • fibrosi cistica.

Un’altra causa è rappresentata dall’incompatibilità materno-fetale, che può favorire l’insorgenza di una malattia emolitica nel neonato: se il gruppo sanguigno o il fattore Rh sono diversi tra mamma e figlio, è possibile che il sistema immunitario materno distrugga i globuli rossi del feto, causando quindi anche una maggiore produzione di bilirubina.

Come distinguere ittero fisiologico e patologico

Osservare il cambiamento di colore della pelle non è sufficiente per completare la diagnosi: è necessario infatti anche rilevare in che giornata l’ittero compare e poi scompare, e misurare la concentrazione della bilirubina nel sangue prelevandone una goccia dal tallone del neonato.

Si definisce fisiologico un ittero caratterizzato da concentrazioni di bilirubina che non superano i 12 mg/dl: si manifesta sempre dopo le prime 24 ore di vita (di solito fra la 2a-4a giornata di vita) e scompare lentamente verso la 5a-7a giornata.

Se invece compare in prima giornata o si prolunga per una o due settimane, allora è da considerarsi patologico. In questo caso la concentrazione di bilirubina supera spesso i 15 mg/dl.

Trattamenti: non sempre sono necessari

Se l’ittero è considerato fisiologico e la concentrazione di bilirubina si mantiene entro livelli accettabili, è possibile che il pediatra non ritenga necessario sottoporre il neonato ad alcuna terapia, ma che consigli solamente di esporlo il più possibile, ma con le dovute cautele, alla luce del sole.

Se invece viene diagnosticato un ittero patologico, o se il livello di bilirubina nel sangue raggiunge valori preoccupanti, i trattamenti solitamente prescritti sono: - la fototerapia, che consiste nel posizionamento del neonato sotto una lampada che emette luce a lunghezze d’onda che favoriscono l’eliminazione della bilirubina attraverso i reni - l’exsanguinotrasfusione, che prevede una trasfusione di sangue attraverso il cordone ombelicale. Viene riservata solo ai casi più gravi, in particolare in presenza di malattia emolitica causata da incompatibilità materno-fetale o nei neonati che non rispondono alla fototerapia e rischiano un danno cerebrale.

Lisa Trisciuoglio

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
Torna su