RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Impianto dentale che non si è integrato nell'osso"

Qualche mese fa ho fatto un impianto, il mio dentista ha detto che non si è integrato nell’osso, che cosa significa e cosa bisogna fare in questi casi?

L’impianto è un dispositivo simile a un vite, che inserito nell’osso mima il comportamento di una radice dentale. Dove manca un dente è spesso possibile posizionare una corona fissa, spesso con un ottimo risultato estetico e funzionale. L’impianto avrà quindi il compito di sopportare il carico della masticazione e per farlo, deve essere perfettamente adeso al tessuto osseo circostante. Ecco che con il termine integrazione si indica il processo biologico di guarigione ossea attorno all’impianto con la formazione di un tessuto duro senza soluzione di continuità attorno alla nostra vite. Al momento del posizionamento si crea un foro osseo a livello di mandibola o mascella opportunamente adeguato per diametro e lunghezza all’area da trattare. L’impianto è quindi avvitato e ha inizialmente una stabilità meccanica perché il foro fatto ha un diametro leggermente inferiore (stabilità primaria). A questo punto abbiamo la possibilità di percorrere due strade, la prima comunemente conosciuta come implantologia a carico immediato e la seconda come implantologia a carico differito o tradizionale. Dopo il posizionamento dell’impianto il tessuto osseo circostante, che non è una struttura inerte, come effetto del trauma chirurgico si riassorbe, per poi riorganizzarsi e guarire definitivamente offrendo una stabilità completa e duratura entro circa due mesi (carico tradizionale). Di contro, dal risultato di numerosi studi si è visto che, in alcuni casi selezionati, è possibile posizionare subito un dente o una protesi al di sopra di impianto nello stesso giorno in cui è eseguita la chirurgia (carico immediato). Quando il dentista parla di non integrazione, significa che durante il processo di guarigione il tessuto osseo non ha creato una struttura solida attorno all’impianto ed è quindi da rimuovere. I motivi possono essere infettivi, come conseguenza di una contaminazione batterica della superficie dell’impianto al momento del posizionamento o durante la guarigione. In alternativa la causa è da ricercare in problematiche di tipo meccanico che non hanno permesso all’impianto di essere perfettamente stabile durante la fase di guarigione portando alla formazione di tessuto fibroso anziché osseo. In ogni caso conosciuta la causa che ha portato al fallimento è possibile con le opportune precauzioni e a seconda del caso riposizionare un impianto e ottenere il risultato inizialmente previsto.


Ha risposto Pispero Alberto

Pispero

Alberto Pispero

Specialista in Chirurgia Odontostomatologica

Consegue la Laurea in Odontoiatria e la Specialità in Chirurgia Odontostomatologica con pieni voti assoluti e lode presso l’ Università degli studi di Milano.

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