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Fuoco di sant’Antonio: come prevenire le recidive

Gli individui ad alto rischio di sviluppare questa infezione possono contare su un vaccino specifico, indicato dai 50 anni d’età.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Gli individui ad alto rischio di sviluppare questa infezione possono contare su un vaccino specifico, indicato dai 50 anni d’età.

Chi c’è già passato sa bene quanto possa essere insidioso il fuoco di sant’Antonio, infezione che ha come bersaglio i nervi e la cute.

In Italia colpisce ogni anno quasi 160.000 persone, due su tre sopra i 50 anni. Anche se pochi lo sanno, per prevenirlo e ridurre il rischio di sviluppare la sua complicanza più seria e dolorosa, la nevralgia post erpetica, oggi è possibile vaccinarsi.

Che cos’è il fuoco di sant’Antonio

Il fuoco di sant’Antonio è causato da un virus che molto spesso staziona per anni nel nostro organismo, in modo latente, e si riattiva quando le difese immunitarie si abbassano. Si tratta del virus Herpes zoster, lo stesso che provoca la varicella.

Dopa la guarigione da questa malattia infettiva, che di solito si contrare da piccoli, il virus non viene infatti eliminato del tutto, ma rimane confinato, “addormentato”, nei gangli nervosi dei nervi sensitivi. Può bastare un periodo stressante, un indebolimento del sistema immunitario, come quello che si osserva con l’avanzare dell’età o con l’impiego di alcuni farmaci immunosoppressori, a riattivare il virus e dare il là a una lunga serie di disturbi.

Il virus, una volta risvegliato, si moltiplica e risale lungo il fascio nervoso di un nervo periferico fino a raggiungere la cute innervata. Il risultato è un dolore neuropatico violento avvertito come una puntura, una pugnalata, che può essere accompagnato da bruciore, prurito e pizzicore.

Non solo: quasi sempre, dopo 24-48 ore, compaiono lungo il fascio nervoso interessato lesioni arrossate che si trasformano prima in vescicole e poi in croste. Ma ciò che spaventa di più è la nevralgia post erpetica, cioè la persistenza del dolore neuropatico a distanza di settimane, mesi o anni dalla scomparsa delle lesioni cutanee. Questa complicanza si verifica in circa il 10-20% dei casi, soprattutto man mano che l’età avanza.

La prevenzione

Molti casi di fuoco di sant’Antonio si risolvono in modo spontaneo, ma per favorire questa evoluzione positiva bisognerebbe iniziare in tempi rapidi una terapia con farmaci antivirali e antidolorifici, cosa che non sempre accade, aumentando così il rischio di sviluppare la nevralgia post erpetica.

Per risolvere il problema alla radice, è disponibile un vaccino costituito da un virus vivo e attenuato, introdotto nel nuovo piano vaccinale in offerta gratuita agli over 65, ma consigliato a tutti gli anziani (è previsto in co-pagamento al di fuori del 65° anno di età, anche se le singole Regioni hanno la possibilità di estendere la gratuità ad altre fasce d’età).

Questo vaccino si è rivelato in grado di ridurre di circa il 60% le possibilità di sviluppare il fuoco di sant’Antonio, percentuale che sale a oltre il 65% per quanto riguarda la prevenzione delle nevralgie post erpetiche legate alla riaccensione del virus. La vaccinazione prevede la somministrazione di una singola dose, per via intramuscolare o sottocutanea.

Antonella Sparvoli

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