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DMLE: una diagnosi precoce può fare la differenza

Da non confondere con quelli della cataratta, i sintomi della DMLE insorgono all’improvviso e progrediscono rapidamente.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Da non confondere con quelli della cataratta, i sintomi della DMLE insorgono all’improvviso e progrediscono rapidamente.

Con il passare degli anni, la vista molto spesso si indebolisce. Ma è importante prestare molta attenzione a determinati campanelli d’allarme, perché possono essere segnali di problemi oculistici anche seri.

Avverte Francesco Viola, ricercatore dell’ Università degli Studi di Milano e dirigente medico presso la Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico: «I sintomi iniziali della degenerazione maculare legata all’età (DMLE) non vanno confusi con quelli della comune cataratta (l’opacizzazione del cristallino dell’occhio)».

I sintomi da non sottovalutare

A cosa si deve fare attenzione? A una distorsione delle immagini al centro del campo visivo, ossia dove si punta lo sguardo. «Un altro campanello d’allarme» aggiunge l’esperto «è l’improvvisa difficoltà nella lettura e nello svolgere attività a distanza ravvicinata. Quello che distingue questa malattia della retina dalla cataratta è la rapidità della sua insorgenza: in poche settimane la vista non è più la stessa. Consiglio inoltre di controllare la situazione mettendo una mano su un occhio per “esaminare” l’altro».

Cosa fare se si pensa di avere qualche problema? Risponde Viola: «In questi casi è fondamentale rivolgersi subito al proprio oculista. È importante riuscire a diagnosticare il più precocemente possibile la patologia. Perché prima si diagnostica questa malattia e più si ha possibilità di avere successo dalle terapie».

Le due forme della malattia

La degenerazione maculare legata all’età o degenerazione maculare senile, è una patologia che colpisce la parte centrale della retina, detta macula.

L’avanzare della malattia porta a una progressiva perdita della visione centrale. Il rischio di DMLE aumenta con il passare degli anni.

Può insorgere intorno ai 55 anni, ma il rischio di esserne colpiti diventa più frequente man mano che ci si avvicina agli 80 anni. Dato l’allungarsi della vita media, nei paesi industrializzati, la DMLE è sempre più diffusa.

Esistono due forme di DMLE, entrambe legate ad alterazioni del microcircolo capillare, tipiche dell’età avanzata: la forma secca (o atrofica) e quella umida (o essudativa).

La forma secca (riguarda l’85-90% dei casi), è caratterizzata da un assottigliamento progressivo della retina centrale. La zona, di conseguenza, si atrofizza determinando la formazione di un aspetto a “carta geografica” nella regione maculare.

La forma umida o essudativa è meno comune (riguarda il 10-15% dei casi). Nella zona retinica si forma una rete di nuovi capillari. Questi minuscoli vasi sanguigni si possono rompere facilmente, provocando un’emorragia retinica. E una conseguente compromissione della vista centrale.

Diagnosi e terapia

Per una diagnosi completa l’oculista può prescrivere esami diagnostici specifici, come la tomografia a coerenza ottica (OCT), che consente di visualizzare i singoli strati della retina, oppure la fluorangiografia, che “fotografa” la circolazione sanguigna della zona. Spetta poi allo specialista stabilire i provvedimenti da prendere per trattare le differenti maculopatie.

In caso di degenerazione maculare essudativa il trattamento più diffuso si avvale invece di iniezioni intravitreali di farmaci che contrastano la formazione di nuovi vasi (anti-VEGF e VEGF-Trap).

Alessandra Margreth

Fotogallery

Le 5 cose da sapere sulla degenerazione maculare senile

  • Visita oculista

    Dopo i 50, controlli periodici dall’oculista

    Con l’avanzare dell’età sono diverse le patologie che possono colpire l’occhio, tra cui la degenerazione maculare senile. Diagnosticare questa malattia sul nascere è fondamentale per contrastarne il decorso: ecco perché dopo i 50 anni è opportuno programmare con regolarità visite di controllo dall’oculista, soprattutto se esistono in famiglia casi di questa maculopatia.

  • Sintomi

    Non sottovalutare i primi sintomi

    La degenerazione maculare senile colpisce quella regione della retina, la macula, deputata ad assicurare una visione netta e dettagliata del campo visivo centrale. Uno dei primi segnali di questa maculopatia è infatti la visione distorta delle righe dritte, oppure la difficoltà a leggere, guardare la televisione o guidare. Campanelli d’allarme sono anche la difficoltà ad adattarsi alle luci soffuse e a riconoscere i volti. Tutti questi sintomi non devono essere presi alla leggera, ma al contrario sono un valido motivo per recarsi dal proprio oculista.

  • Diagnosi

    Esami specifici per arrivare a una diagnosi

    Per individuare uno dei segni caratteristici delle prime fasi della malattia, ovvero la presenza di macchie bianco-giallastre sulla retina, dette drusen, è necessario un esame del fondo oculare. Inoltre, per valutare in modo non invasivo se effettivamente il paziente ha una visione distorta delle righe dritte, è utile la cosiddetta griglia di Amsler. Per una diagnosi più precisa, sono invece a disposizione dell’oculista esami strumentali come la tomografia a coerenza ottica e la fluorangiografia, che permettono di visualizzare eventuali irregolarità dei vasi sanguigni della retina.

  • Alimentazione

    Un aiuto dall’alimentazione per la forma “atrofica”

    Esistono due diverse forme di degenerazione maculare senile: quella “atrofica” (o “secca”) è la più diffusa e la meno grave, ma per contrastarla non esiste ancora un trattamento farmacologico. I pazienti che ne soffrono possono provare a rallentarne la progressione con un’alimentazione povera di grassi saturi e ricca di frutta, verdura e pesci che assicurino un buon apporto di omega 3, come salmone e sardine. Importante anche proteggersi dai raggi UV, indossando sempre all’aperto occhiali da sole con lenti dotate di appositi filtri.

  • Terapia

    Farmaci efficaci solo per la forma neovascolare

    Accanto a quella atrofica, esiste anche la più temuta, ma meno frequente, forma neovascolare (o umida): è dovuta alla crescita incontrollata di vasi sanguigni a livello della retina, che può essere però contrastata con una terapia a base di iniezioni intravitreali di farmaci antiangiogenici, come aflibercept e ranibizumab, che consentono, se somministrati per tempo, di bloccare la progressione della malattia e in alcuni casi anche di recuperare l’acuità visiva persa.


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