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Distacco di retina: cause, sintomi e cure

Se la retina non è posizionata correttamente, finisce per compromettere la visione. Ecco quando può succedere e cosa si può fare.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Se la retina non è posizionata correttamente, finisce per compromettere la visione. Ecco quando può succedere e cosa si può fare.

La retina è la membrana più interna dell’occhio, che cattura le immagini provenienti dall’esterno come segnali luminosi e le trasforma in messaggi elettrici, inviati al cervello attraverso il nervo ottico.

Posta nella parte posteriore del bulbo oculare, aderisce a un’altra membrana, la coroide: si parla di distacco di retina proprio quando si solleva in parte o del tutto dalla coroide.

Tre tipologie di distacco

Solitamente si distinguono distacchi di retina regmatogeni, trazionali ed essudativi.

Quelli regmatogeni sono i più frequenti, conseguenza di una o più rotture della retina attraverso cui si infiltra liquido proveniente dal vitreo (gel che occupa la parte posteriore del bulbo oculare), che solleva e separa la membrana dal tessuto sottostante. Tali rotture si verificano più spesso in presenza di miopia, traumi al bulbo oculare o in seguito a interventi di chirurgia oculare, ma possono derivare anche da un distacco del vitreo dalla retina.

I distacchi di retina trazionali, invece, sono dovuti alla formazione di membrane sulla superficie della retina, che la sollevano senza romperla. Tendono a verificarsi in presenza di diabete, retinopatie o come complicanza di un’operazione per correggere un primo distacco di retina.

I distacchi essudativi, infine, si verificano, in genere, in seguito a infiammazioni, traumi o tumori e sono dovuti a raccolte di liquido che si formano sotto la retina senza che questa si sia rotta.

I sintomi del disturbo

Il distacco di retina avviene in un tempo variabile da poche ore a pochi giorni. I primi sintomi, che possono anticiparlo o essere presenti anche quando è solo accennato, sono le miodesopsie (o “mosche volanti”) e i fosfeni. Le prime sono macchioline scure in movimento, più evidenti su uno sfondo chiaro, mentre i secondo sono lampi luminosi percepiti alla periferia del campo visivo, soprattutto quando c’è poca luce.

In presenza di un franco distacco di retina compare uno scotoma: il campo visivo è oscurato da una sorta di tenda fluttuante, tanto più ampia quanto maggiore è il sollevamento della retina. In caso di distacco completo, la visione è del tutto assente.

In genere è sufficiente un’accurata visita oculistica per individuare un eventuale distacco o le lesioni che lo precedono.

Chirurgia il prima possibile

La retina staccata va riposizionata, e prima si interviene, migliori sono i risultati che si possono ottenere. Se il distacco è molto piccolo si può ricorrere, in day hospital e anestesia locale, alla criocoagulazione, cicatrizzando la parte lesa con sonde a temperature bassissime.

Nei casi più seri, invece, serve la chirurgia vera e propria, più spesso in anestesia locale. Le modalità di intervento possibili sono due: dall’esterno dell’occhio (chirurgia episclerale) o dall’interno (vitrectomia) e la scelta spetta al chirurgo.

Nell’intervento dall’esterno, con una siringa si aspira il liquido depositato sotto la membrana retinica scollata, poi si aiuta il suo riposizionamento collocando sulla superficie esterna della sclera (la membrana esterna, bianca, dell’occhio) speciali rinforzi (come una banda o una spugna di silicone).

Nella vitrectomia, invece, si rimuove il vitreo e lo si sostituisce con sostanze tamponanti (aria, gas o olio di silicone) che, iniettate dal chirurgo, spingono la retina verso la coroide, favorendone il ricollocamento.

Dopo l’operazione occorre seguire per due-tre settimane una terapia con colliri antibiotici e antinfiammatori e nei mesi successivi una serie di controlli periodici. Il recupero visivo è lento, graduale e fortemente legato all’entità e alle caratteristiche del distacco e al tempo trascorso prima dell’intervento.

Valeria Ghitti

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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