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Disfunzione erettile e dialogo di coppia

Disfunzione erettile: parlarne con la propria compagna è il primo passo verso la cura del disturbo.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti
Disfunzione erettile coppia donna dialogo

Per una serie di pregiudizi tende a essere occultata. La disfunzione erettile, invece, dovrebbe essere considerata, qual è, un disturbo da sottoporre all’attenzione del medico.

Superdotato, prestante, muscoloso, virile, infaticabile e sempre pronto a ogni genere di avventura. Ecco una descrizione che non si discosta di molto dal prototipo del “latin lover”, quello che nell’immaginario collettivo è stato per molti anni il genuino maschio italiano.

Eppure, in media, un ultraquarantenne su tre soffre di disfunzione erettile, nota ai più come “impotenza”. Ma il disturbo si presenta anche, non di rado, nella fascia d’età tra i 20 e i 40 anni.

E, quel che è peggio, la patologia tende a rimanere nascosta - forte è l’imbarazzo! - perché troppo spesso è associata a un difetto di mascolinità, invece di essere considerata per quello che il più delle volte è: una spia di problemi di salute che è opportuno diagnosticare al più presto.

Acquisire consapevolezza insieme a lei

Il più delle volte gli uomini provano vergogna a parlare del problema. Alcuni ricorrono segretamente a rimedi alternativi che spesso non offrono garanzie di serietà (numerosi siti internet, per esempio, reclamizzano afrodisiaci di dubbia qualità ed efficacia).

O, peggio ancora, assumono in modo improprio – e, come hanno insegnato le cronache, correndo seri rischi - farmaci che dovrebbero essere prescritti dal medico.

E, comunque, non dicono nulla, al punto che molto spesso è la stessa partner a sospettare il problema e a prendere iniziative. O, quando decidono di parlarne, la situazione è davvero grave.

Gli uomini, d’altra parte, ignorano due aspetti molto importanti:

  • innanzitutto il disturbo erettile, soprattutto quando tenuto nascosto, può compromettere il rapporto di coppia;
  • in secondo luogo il coinvolgimento della partner è importante e puo’ offrire un contributo in termini di comprensione e di aiuto concreto.

Che cosa fare

Un primo riferimento può e deve essere il medico di famiglia, che conosce bene i propri assistiti e, anche se non può risolvere da solo il problema, può aiutare a inquadrarlo attraverso una prima serie di semplici esami del sangue e anche utilizzando semplici questionari. Indagini più approfondite potranno essere effettuate dallo specialista (ad es. una ecografia, una visita urologica….)

Sarà poi questo camice bianco a indirizzare, quando necessario, all’urologo, all’andrologo, all’endocrinologo o ad altri specialisti in concomitanza con altri disturbi come diabete o problemi cardiocircolatori.

Purtroppo, come dimostra l’evidenza, la segnalazione al medico di una disfunzione erettile avviene mediamente dopo due anni dalla sua comparsa, quando depressione, ansia o esiti di traumi oppure di aterosclerosi – le principali cause della disfunzione erettile – rischiano di essersi consolidati.

Sul territorio nazionale esiste una rete di centri pubblici che si occupano di andrologia. E anche in questo caso la donna può essere di supporto, magari evitando ritardi nella consultazione medica che talora si rivelano molto dannosi.

Un’abitudine per ora solo femminile

Per la donna, infatti, è scontato rivolgersi al ginecologo anche per una semplice visita di controllo o di prevenzione, mentre non si è ancora diffusa una sensibilità sufficiente all'interno della categoria maschile nei confronti dei disturbi della sfera genitale e sessuale.

Per questo potrebbe essere proprio la compagna a consigliare di recarsi da uno degli specialisti che si occupano dei disturbi sessuali maschili.

Sarebbe sempre, comunque, preferibile rivolgersi a uno di loro soltanto dopo aver effettuato, sotto consiglio del medico di famiglia, gli accertamenti diagnostici utili a suggerire la strada migliore da percorrere per giungere a una soluzione efficace.

Controllare insieme l’evoluzione

Inoltre, è assai importante sensibilizzare gli uomini non soltanto a prendere coscienza del problema, ma soprattutto a osservarne l’evoluzione nel tempo. E se la partner è a conoscenza del problema è decisamente più facile.

Una disfunzione erettile che tende a essere costante o, peggio, ad aggravarsi nell’arco di pochi mesi dovrebbe allarmare e indurre a un tempestivo consulto del medico.

Paradossalmente, infatti, essa potrebbe essere il “minore dei mali” rispetto a una serie di possibili e complesse malattie (diabete, ipertensione, dislipidemie e così via) delle quali, spesso, i difetti d’erezione sono solo il primo campanello di allarme.

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Piercarlo Salari

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Fotomggi Mario Maggi
Andrologo e sessuologo

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