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Degenerazione maculare senile, una malattia sociale

Si registrano sempre più casi, soprattutto nei più anziani, la cui qualità della vita può essere compromessa da questa patologia.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Si registrano sempre più casi, soprattutto nei più anziani, la cui qualità della vita può essere compromessa da questa patologia.

Colpisce prevalentemente gli over 60 e se non è trattata in modo adeguato può comportare la perdita completa e irreversibile della visione centrale. In Italia e nei Paesi industrializzati rappresenta la prima causa di ipovisione dopo i 50 anni di età.

La degenerazione maculare senile è un problema sanitario importante, dal momento che sta diventando sempre più frequente.

L’aumento dei casi infatti cresce con l’allungamento della vita media. Secondo alcuni studi riguarda tra l’8,5 e l’11% delle persone di età compresa tra 65 e 75 anni. Dopo i 75 anni sale al 27%. E negli over 80 è addirittura il 40-50%.

Sintomi e campanelli d’allarme

Prima c’è bisogno di più luce del consueto per vedere bene, poi la vista a livello centrale viene offuscata in modo serio. Nelle forme più avanzate si arriva a non riuscire più a leggere, a lavorare o, ad esempio, ad attraversare la strada da soli.

Esiste un periodo in cui i sintomi sono poco evidenti, quindi il progredire della malattia porta a due differenti forme di DMLE. La più diffusa è la forma secca, o atrofica: la retina si assottiglia progressivamente nella zona centrale. Questa atrofizzazione causa la formazione di un aspetto a ‘carta geografica’ nella regione maculare.

La forma umida, o essudativa, è meno frequente, ma più invalidante. In questo caso nella zona retinica centrale (la macula) si forma una rete di nuovi capillari, molto fragili e che possono causare emorragie. Il fenomeno porta a danneggiare la vista a livello centrale.

Farmaci per via intravitreale

Spiega Edoardo Midena, direttore della Clinica Oculistica della Azienda Ospedaliera – Università di Padova: «Nella forma di DMLE umida le emorragie possono essere improvvise e causare una rapida alterazione della vista. Su questo problema oggi si interviene con iniezioni intravitreali di farmaci che contrastano la formazione di nuovi vasi (anti-VEGF). L’importante è rivolgersi subito all’oculista per far valutare la situazione. Se viene diagnosticata una DMLE e si necessita di terapie, il paziente potrà sottoporsi alle iniezioni intravitreali con frequenza e intervalli stabiliti dallo specialista. È un “circuito” di terapie e controlli a carico del Servizio sanitario nazionale. Grazie ai farmaci somministrati per via intravitreale si può ottenere un forte rallentamento dell’evoluzione della malattia. Il trattamento deve essere ripetuto per alcuni mesi».

Prosegue Midena: «Quando la DMLE è in forma avanzata, la qualità della vita è compromessa in modo importante. Chi ne viene colpito soffre spesso di depressione. A causa della DMLE avanzata un anziano rischia di inciampare e di cadere di frequente, con tutti i rischi che l’incidente comporta. Ma una visita oculistica e gli eventuali esami diagnostici, permettono di tenere sotto controllo la situazione nel modo migliore».

Il reticolo di Amsler

Un utile suggerimento? Un esame molto facile da eseguire e utilissimo per controllare nel tempo l’evoluzione della patologia è il cosiddetto reticolo di Amsler (una griglia a quadretti con un punto centrale), che consente di riconoscere distorsioni o zone cieche centrali. «Abbiamo visto infatti – conclude l’esperto – che una distorsione delle linee rette (righe di un quaderno, linee formate dalle mattonelle del pavimento) in prossimità del centro del campo visivo è un campanello d’allarme. In questi casi è importante sottoporsi a un controllo medico oculistico per una diagnosi precisa».

Alessandra Margreth

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Le 5 cose da sapere sulla degenerazione maculare senile

  • Visita oculista

    Dopo i 50, controlli periodici dall’oculista

    Con l’avanzare dell’età sono diverse le patologie che possono colpire l’occhio, tra cui la degenerazione maculare senile. Diagnosticare questa malattia sul nascere è fondamentale per contrastarne il decorso: ecco perché dopo i 50 anni è opportuno programmare con regolarità visite di controllo dall’oculista, soprattutto se esistono in famiglia casi di questa maculopatia.

  • Sintomi

    Non sottovalutare i primi sintomi

    La degenerazione maculare senile colpisce quella regione della retina, la macula, deputata ad assicurare una visione netta e dettagliata del campo visivo centrale. Uno dei primi segnali di questa maculopatia è infatti la visione distorta delle righe dritte, oppure la difficoltà a leggere, guardare la televisione o guidare. Campanelli d’allarme sono anche la difficoltà ad adattarsi alle luci soffuse e a riconoscere i volti. Tutti questi sintomi non devono essere presi alla leggera, ma al contrario sono un valido motivo per recarsi dal proprio oculista.

  • Diagnosi

    Esami specifici per arrivare a una diagnosi

    Per individuare uno dei segni caratteristici delle prime fasi della malattia, ovvero la presenza di macchie bianco-giallastre sulla retina, dette drusen, è necessario un esame del fondo oculare. Inoltre, per valutare in modo non invasivo se effettivamente il paziente ha una visione distorta delle righe dritte, è utile la cosiddetta griglia di Amsler. Per una diagnosi più precisa, sono invece a disposizione dell’oculista esami strumentali come la tomografia a coerenza ottica e la fluorangiografia, che permettono di visualizzare eventuali irregolarità dei vasi sanguigni della retina.

  • Alimentazione

    Un aiuto dall’alimentazione per la forma “atrofica”

    Esistono due diverse forme di degenerazione maculare senile: quella “atrofica” (o “secca”) è la più diffusa e la meno grave, ma per contrastarla non esiste ancora un trattamento farmacologico. I pazienti che ne soffrono possono provare a rallentarne la progressione con un’alimentazione povera di grassi saturi e ricca di frutta, verdura e pesci che assicurino un buon apporto di omega 3, come salmone e sardine. Importante anche proteggersi dai raggi UV, indossando sempre all’aperto occhiali da sole con lenti dotate di appositi filtri.

  • Terapia

    Farmaci efficaci solo per la forma neovascolare

    Accanto a quella atrofica, esiste anche la più temuta, ma meno frequente, forma neovascolare (o umida): è dovuta alla crescita incontrollata di vasi sanguigni a livello della retina, che può essere però contrastata con una terapia a base di iniezioni intravitreali di farmaci antiangiogenici, come aflibercept e ranibizumab, che consentono, se somministrati per tempo, di bloccare la progressione della malattia e in alcuni casi anche di recuperare l’acuità visiva persa.


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