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Degenerazione maculare senile, molto diffusa, poco conosciuta

In molti ne parlano, in tanti ne soffrono. Ma di cosa si tratta esattamente?

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti
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In molti ne parlano, in tanti ne soffrono. Ma di cosa si tratta esattamente? Ecco l'identikit della degenerazione maculare senile.

Sono milioni le persone in tutto il mondo che soffrono di degenerazione maculare senile.

Nella sola Italia le stime parlano di circa un milione tra casi diagnosticati e casi non ancora riconosciuti.

A fronte di una diffusione tanto elevata la conoscenza di questa patologia oculistica resta però piuttosto limitata. Di cosa si tratta esattamente? E quali sono le sue conseguenze?

Un bersaglio al centro dell'occhio

La malattia deve il suo nome alla struttura che colpisce, la macula. Localizzata al centro della retina, è la parte più sensibile e contribuisce a inviare al cervello i segnali luminosi che convergono nell'occhio.

La sua dimensione è quella della capocchia di uno spillo, ma al suo interno sono presenti milioni di cellule sensibili alla luce che permettono una visione netta e dettagliata del centro del campo visivo.

Colpendo questa parte centrale dell'occhio la degenerazione maculare porta a una perdita della visione centrale, normalmente utilizzata quando si concentra la vista su un punto.

Vittima della malattia è quindi quella parte del vista che serve per svolgere attività quotidiane come leggere, guidare, guardare la tv o riconoscere i volti.

Le due facce del nemico

In realtà esistono due diverse forme di degenerazione maculare senile. Quella “atrofica” (o “secca”) è la più diffusa. Le sue cause non sono note e in genere è associata all'invecchiamento.

È piuttosto rara prima dei 55 anni d'età; la sua incidenza aumenta dopo i 75 anni, quando sale al 27%, e ancora di più dopo gli 80, quando varia tra il 40 e il 50%.

La forma meno frequente, pari al 25% circa dei casi, si sviluppa più rapidamente ed è associata a un preciso fenomeno: la crescita incontrollata di vasi sanguigni da cui fuoriesce del liquido.

Detta “essudativa” o “umida”, è l'unica tipologia per cui esiste un trattamento, consistente nell'iniezione nell'occhio di farmaci che bloccano la crescita dei vasi.

Per il momento, invece, chi soffre della forma atrofica non può far altro che cercare di rallentarne la progressione con uno stile di vita adeguato basato su scelte alimentari opportune e protezione degli occhi dalla luce solare.

Ancora nessuna cura

In ogni caso, la degenerazione maculare senile resta una malattia non curabile.

Chi ne soffre, soprattutto se a essere colpiti sono entrambi gli occhi, non è destinato a perdere la vista, ma le conseguenze in termini di riduzione della qualità della vita delle forme più gravi sono simili a quelle dell'ictus.

Meglio, quindi, imparare a riconoscere questo nemico sin dalle prime avvisaglie e, nel caso, rivolgersi tempestivamente all'oculista.

Silvia Soligon

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Le 5 cose da sapere sulla degenerazione maculare senile

  • Visita oculista

    Dopo i 50, controlli periodici dall’oculista

    Con l’avanzare dell’età sono diverse le patologie che possono colpire l’occhio, tra cui la degenerazione maculare senile. Diagnosticare questa malattia sul nascere è fondamentale per contrastarne il decorso: ecco perché dopo i 50 anni è opportuno programmare con regolarità visite di controllo dall’oculista, soprattutto se esistono in famiglia casi di questa maculopatia.

  • Sintomi

    Non sottovalutare i primi sintomi

    La degenerazione maculare senile colpisce quella regione della retina, la macula, deputata ad assicurare una visione netta e dettagliata del campo visivo centrale. Uno dei primi segnali di questa maculopatia è infatti la visione distorta delle righe dritte, oppure la difficoltà a leggere, guardare la televisione o guidare. Campanelli d’allarme sono anche la difficoltà ad adattarsi alle luci soffuse e a riconoscere i volti. Tutti questi sintomi non devono essere presi alla leggera, ma al contrario sono un valido motivo per recarsi dal proprio oculista.

  • Diagnosi

    Esami specifici per arrivare a una diagnosi

    Per individuare uno dei segni caratteristici delle prime fasi della malattia, ovvero la presenza di macchie bianco-giallastre sulla retina, dette drusen, è necessario un esame del fondo oculare. Inoltre, per valutare in modo non invasivo se effettivamente il paziente ha una visione distorta delle righe dritte, è utile la cosiddetta griglia di Amsler. Per una diagnosi più precisa, sono invece a disposizione dell’oculista esami strumentali come la tomografia a coerenza ottica e la fluorangiografia, che permettono di visualizzare eventuali irregolarità dei vasi sanguigni della retina.

  • Alimentazione

    Un aiuto dall’alimentazione per la forma “atrofica”

    Esistono due diverse forme di degenerazione maculare senile: quella “atrofica” (o “secca”) è la più diffusa e la meno grave, ma per contrastarla non esiste ancora un trattamento farmacologico. I pazienti che ne soffrono possono provare a rallentarne la progressione con un’alimentazione povera di grassi saturi e ricca di frutta, verdura e pesci che assicurino un buon apporto di omega 3, come salmone e sardine. Importante anche proteggersi dai raggi UV, indossando sempre all’aperto occhiali da sole con lenti dotate di appositi filtri.

  • Terapia

    Farmaci efficaci solo per la forma neovascolare

    Accanto a quella atrofica, esiste anche la più temuta, ma meno frequente, forma neovascolare (o umida): è dovuta alla crescita incontrollata di vasi sanguigni a livello della retina, che può essere però contrastata con una terapia a base di iniezioni intravitreali di farmaci antiangiogenici, come aflibercept e ranibizumab, che consentono, se somministrati per tempo, di bloccare la progressione della malattia e in alcuni casi anche di recuperare l’acuità visiva persa.


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