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RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Controllo della prostata: quando e come farlo"

Volevo porgerle una semplice domanda circa il controllo alla prostata, io ho 40 anni non ho disturbi di alcun tipo o altri problemi di salute, è comunque consigliabile eseguire la visita alla prostata? In che cosa consiste esattamente questa visita?.

Non c’è una visione univoca riguardo a quando iniziare i controlli per il rischio di tumore maligno della prostata e neanche riguardo al tipo di controlli da eseguire. Esistono varie linee guida a riguardo che non sono concordi su questi punti. La decisione può essere presa tenendo in considerazione che il tumore della prostata è tra i più frequenti nell’uomo, che la sua comparsa aumenta con l’aumentare dell’età e che un fattore di rischio è la familiarità (padre, zii o nonni affetti). I controlli da fare in prima battuta sono l’esplorazione rettale e il dosaggio del PSA. L’esplorazione rettale, che consiste nella palpazione della prostata tramite l’introduzione di un dito nel retto, è un esame molto semplice e privo di effetti collaterali che, svolto da un medico con esperienza, può fornire delle informazioni utili riguardo alle dimensioni, alla consistenza e alla superficie della prostata (eventuale presenza di aree nodulari di aumentata consistenza). Per quanto riportato dalla letteratura sull’argomento, la sua utilità nel ridurre la mortalità per tumore alla prostata è contrastante, ma data la scarsa invasività e il costo zero è consigliabile eseguire questa visita periodicamente. Il PSA è un marcatore della prostata e lo si può valutare tramite un prelievo di sangue. Il PSA può avere un valore sia di per sé (valori elevati) sia come variazione nel tempo (un aumento progressivo va controllato con attenzione), ma va interpretato da un occhio esperto per potergli dare il giusto valore (non sempre un valore entro i limiti di riferimento indicati dal laboratorio può essere considerato normale). Le linee guida non consigliano un controllo routinario di questo valore in soggetti fino ai 54 anni, a meno che non ci siano fattori di rischio (familiarità) o sintomi sospetti. In definitiva, non c’è una regola precisa sul da farsi, quindi la decisione va individualizzata in base al rapporto vantaggi/svantaggi, con l’aiuto e il consiglio del medico di medicina generale.


Ha risposto Maggi Mario

Fotomggi

Mario Maggi

Andrologo e sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Firenze, si è specializzato in Endocrinologia nel medesimo Ateneo. Dal 2005, è Direttore S.O.D. Medicina della Sessualità e Andrologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Firenze.

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