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RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Consultori, pillola e visita ginecologica"

Ho 20 anni e oggi sono stato con la mia ragazza in due consultori di Milano poiché abbiamo deciso di prendere la pillola contraccettiva. Dopo aver avuto colloqui dove veniva chiesto se aveva malattie in famiglia e tutta la prassi che so che va chiesta, abbiamo parlato con una ginecologa che ha detto che è obbligatoria una visita da parte sua. Molte persone di mia conoscenza hanno detto che bastano gli esami del sangue, ma nessuna visita obbligatoria. Comunque ho chiesto in cosa consisteva e mi hanno spiegato che viene inserito un dito per tastare l'utero e un divaricatore per vederlo e che, se voleva, poteva farlo subito anche senza analisi. È normale questo procedimento? Come potremmo muoverci senza affrontare questa visita, dato che nel secondo consultorio dove siamo andati addirittura ci hanno detto che io non potevo stare insieme alla mia ragazza mentre faceva la visita anche se avevo il suo consenso?

È ovviamente difficile commentare o sanzionare il comportamento di altri operatori, anche perché ognuno ha un suo carattere, una sua cultura e un suo stile di lavoro, talvolta condizionato anche dall’ambiente in cui si opera. In realtà tutte le linee guida dicono che per assumere la pillola è necessaria una buona anamnesi, che gli esami non servono, se non in rari casi individuati attraverso l’anamnesi, e che la visita ginecologica non è indispensabile nell’immediato, anche se opportuna, ma è comunque eventualmente rinviabile a un successivo controllo dopo qualche mese. Questo in sintesi. In quanto alla presenza o meno del partner durante la visita ginecologica, questa dovrebbe essere possibile, purché autorizzata dalla donna, che è la titolare dei suoi diritti di privacy.


Ha risposto Arisi Emilio

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Emilio Arisi

Ginecologo

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Parma, si è specializzato in Ostetricia e Ginecologia nella stessa Università. Dal 1993 al 2010 è stato Direttore della U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Regionale “S. Chiara” di Trento dove, dall’inizio del 2002 è stato coordinatore del Dipartimento Materno-Infantile della Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia di Trento.

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