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Alzheimer: i benefici del caffè

Bere caffè con moderazione e costanza: sembra questa una possibile indicazione per ridurre il rischio di ammalarsi di Alzheimer.

Bere caffè con moderazione e costanza: sembra questa una possibile indicazione per ridurre il rischio di ammalarsi di Alzheimer.

Una persona su 20 sopra i 65 anni è affetta da Alzheimer, una forma di demenza che esordisce con lieve perdita di memoria, ma che degenera fino a interferire con l’autonomia personale.

Si tratta, infatti, della lenta ma progressiva distruzione delle cellule che compongono il nostro cervello.

È una malattia ereditaria solo nell’1% dei casi, mentre i fattori di rischio sono molteplici, dall’aver subito un grave trauma cranico dopo i 50 anni al diabete, dall’esposizione a sostanze tossiche all’ipercolesterolemia.

Recentemente, l'Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) ha pubblicato una revisione delle prove scientifiche che riguardano il potenziale del caffè nel ridurre il rischio di Alzheimer.

Vari studi epidemiologici sembrano confermare che il consumo regolare e moderato (ovvero pari a 3-5 tazzine al giorno) di caffè può ridurre fino al 27% le probabilità di sviluppare Alzheimer.

Il beneficio deriva dalla caffeina (ogni tazzina ne contiene circa 85mg) e dalla presenza di numerose sostanze antiossidanti, tra cui i polifenoli.

Una tazzina di polifenoli

I polifenoli contribuiscono a mantenere la vitalità neuronale, in particolare nella zona dell’ippocampo (responsabile della memoria semantica e della trasformazione della memoria a breve termine in memoria a lungo termine) e della corteccia cerebrale (dove “risiede” la memoria legata, tra l’altro, al linguaggio e alla concentrazione).

Queste sostanze antiossidanti svolgono inoltre un ruolo importante nel ridurre l’infiammazione a livello cerebrale.

Un polifenolo contenuto nel caffè è l’acido ferulico, che è in grado di proteggere le funzioni cognitive, soprattutto quelle legate alla memoria spaziale.

La caffeina promuove invece il mantenimento di livelli elevati di acetilcolina, un neurotrasmettitore responsabile della trasmissione degli impulsi tra i neuroni sia nel sistema nervoso centrale sia in quello periferico.

Il caffè contiene anche quercetina (presente nel tè verde e nei mirtilli), un flavonoide attualmente allo studio per verificarne il ruolo nella protezione delle cellule del cervello.

Attenzione a non esagerare

Ma come approfittare dei benefici del caffè? La raccomandazione è di iniziare a consumare quotidianamente 3-5 tazzine prima dell’insorgere di qualsiasi sintomo tipico della demenza, come per esempio deficit di memoria.

Si dovrebbe quindi cominciare a bere caffè a partire dall’età adulta, ma non prima; i pediatri sconsigliano infatti la caffeina, per altro presente in altre bevande, prima dei 12 anni.

È ovvio naturalmente che i rischi possono superare i benefici nel caso in cui si "oltrepassino" le dosi consigliate. A fare la loro comparsa possono essere infatti alcuni effetti collaterali derivanti in particolare dal consumo eccessivo di caffeina, come per esempio tachicardia, nervosismo e cattiva qualità del sonno.

Shamiran Zadnich

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