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RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Alopecia: evoluzione e trattamenti"

Ho 34 anni e da gennaio di quest'anno ho iniziato ad avere delle chiazze senza ricrescita della barba riconducibili ad alopecia barbae. Al momento pensavo la cosa fosse momentanea, ma vedendo che non c'era un miglioramento mi sono rivolto a un dermatologo che mi ha prescritto farmaci, integratori e crioterapia. A distanza di mesi però le chiazze continuano ad aumentare. Le chiedo gentilmente se potrebbe essere riconducibile a un'altra patologia o se, secondo lei, possono esserci altri rimedi. Le chiedo inoltre se solo di alopecia si tratta potrebbe pian piano crescere e oltre alla barba interessare anche la zona del cuoi capelluto?

Nell’alopecia areata o area celsi si verificano delle condizioni per cui il sistema immunitario “decide” di mettere in stato di quiescenza i follicoli piliferi di alcune (a volte tutte) regioni cutanee, in forma di chiazze alopeciche tondeggianti e in numero variabile. A volte il fenomeno coinvolge tutto il cuoio capelluto (area celsi totale) o i follicoli piliferi di tutto il corpo (area celsi universale). Nella maggior parte dei casi le chiazze sono isolate, singole o limitate ad alcuni elementi e si risolvono spontaneamente nel giro di alcuni mesi. Quando sono numerose, confluenti o in progressivo aumento, la guarigione può richiedere più tempo, né si può prevedere ragionevolmente la sua evoluzione. I motivi per cui il sistema immunitario si comporti in questo modo non sono noti: nella pratica comune spesso si rilevano, associate a questa patologia, situazioni che coinvolgono la sfera psicologica, non necessariamente in senso negativo: eventi traumatici, traslochi, cambiamenti nell’ambito scolastico, matrimoni, separazioni ecc. Da questo punto di vista la loro somatizzazione in forma di alopecia areata potrebbe dipendere da una sorta di predisposizione individuale a reagire in questo modo. Personalmente ottengo risultati soddisfacenti con rimedi di medicine complementari o alternative che dir si voglia, soprattutto omeopatia, antroposofia e agopuntura, oppure consigliando una psicoterapia, dipendendo, ovviamente, dai casi. Dalla parte della medicina “ufficiale" sono allo studio e in fase di sperimentazione sostanze inibitrici di alcuni enzimi, le cosiddette Janus-chinasi o JAK, coinvolti nelle reazioni autoimmuni di questa patologia.


Ha risposto Garonzi Francesco

Garonzi

Francesco Garonzi

Dermatologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1976,presso l’università degli studi di Milano, consegue l'abilitazione all'esercizio della professione medica nel 1977. Consegue la specializzazione in Dermatologia e Venereologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1979.Da allora esercita la professione come specialista dermatologo.

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