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Calcoli renali

Che cosa sono

I calcoli renali sono piccole aggregazioni (depositi) di sali minerali o altre sostanze cristallizzabili che si formano nel tratto urinario. Si sviluppano quando avviene una precipitazione di tali sostanze contenute nelle urine.

All’inizio si formano piccoli cristalli, che successivamente possono evolvere in microcalcoli e alla fine dare origine a veri e propri calcoli che possono raggiungere, in alcuni casi, le dimensioni di una pallina da golf.

Si distinguono cinque tipologie di calcoli renali sulla base della composizione chimica:

  • Calcica. Rappresentano il 70-80 per cento dei casi e sono costituiti da ossalato di calcio, fosfato di calcio o da entrambi i sali insieme.
  • Mista. Rappresentano il 5-10 per cento dei casi e sono formati da ossalato di calcio, acido urico e fosfato di calcio.
  • Urica. Rappresentano il 5-15 per cento dei casi e sono costituiti da acido urico e urato di calcio.
  • Infettiva. Rappresentano il 10-15 per cento dei casi e possono essere costituiti da struvite (fosfato - ammonio - magnesio), struvite e carbonato apatite o urato di ammonio, fosfato di calcio.
  • Cistinica. Rappresentano l’1-2 per cento dei casi e sono costituiti da cistina.

Guarda la videointervista all'urologo Sergio Bracarda sulla salute dei reni.

Quanto sono diffusi

I calcoli renali in Italia hanno un’incidenza variabile tra il 6 e il 9 per cento, a seconda delle regioni.

Particolarmente a rischio sono i maschi di età compresa tra 20 e 40 anni.

Secondo alcune indagini questa patologia riguarda circa 100.000 nuovi casi all'anno.

Sintomi

Uno dei primi sintomi può essere una colorazione scura dell'urina. Il dolore (colica renale) sopraggiunge quando il calcolo renale ostruisce il passaggio dell'urina.

L'ostruzione può essere all'interno dello stesso rene oppure, più di frequente, nel passaggio tra il rene e l'uretere (cioè il piccolo canale che collega l’organo alla vescica).

La colica renale si manifesta con un dolore intenso e improvviso al fianco e costringe a piegarsi in avanti.

Il dolore può procedere a fasi alterne diminuendo di intensità per alcuni minuti, per poi peggiorare rapidamente.

In un secondo momento il dolore si irradia verso l’addome e scende in basso, verso l’inguine.

In alcuni casi le coliche renali danno origine a dolore testicolare, nel maschio, e alla vagina nella femmina.

Altri sintomi possono essere:

  • bisogno frequente di urinare
  • bruciore alle vie urinarie
  • nausea
  • vomito
  • impossibilità di urinare.

Cause

Le cause dei calcoli renali non sono ancora state chiarite del tutto. Sono stati individuati alcuni fattori predisponenti che ne aumentano sensibilmente il rischio.

  • Stress e caldo. La stanchezza, lo stress, il caldo e gli impegni assillanti possono scatenare i calcoli renali. Non a caso la maggior parte dei ricoveri ospedalieri per questa patologia avviene in estate. L’eccessiva sudorazione infatti comporta la perdita di grandi quantità di liquidi, con riduzione della formazione di urina e conseguente maggiore concentrazione di sostanze precipitabili nella stessa.

  • Ridotto introito di liquidi. Chi è sottoposto a stress tende ad alimentarsi in modo disordinato e spesso si dimentica di bere a sufficienza. Un flusso di urine limitato favorisce il ristagno e quindi la precipitazione dei sali in esse contenuti.

  • Acidità delle urine. Un pH urinario inferiore a 5 favorisce la formazione dei calcoli che contengono cistina, xantine e acido urico.

Terapie

Per alleviare gli spasmi muscolari delle coliche renali si possono assumere antidolorifici come i farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) che, oltre a calmare il dolore, riducono l'infiammazione.

Per eliminare invece i calcoli ci sono quattro tipi di intervento, da quello meno invasivo al più cruento. Eccoli.

  • Litotripsia extracorporea con onde d’urto. Consiste nell’emissione di quattromila onde d’urto che, in poco più di mezz’ora, colpiscono con estrema precisione il calcolo e lo riducono in frammenti i quali, poi, vengono eliminati spontaneamente con le urine.

  • Litotripsia ascendente endoscopica. È una metodica un po’ più invasiva della precedente. Consiste nell’inserimento di un catetere nelle vie urinarie che risale fino al calcolo. Il catetere emette onde d’urto direttamente sul calcolo fintanto che non lo manda in frantumi. Vi si ricorre in seconda battuta, quando la prima non funziona.

  • Litotripsia percutanea. Si utilizza un ago sottilissimo con il quale si perfora l’addome e si raggiunge il calcolo grazie a una sonda. La testa dell’ago emette le onde d’urto, anche in questo caso direttamente sul calcolo per sbriciolarlo.

  • L’intervento chirurgico. Ricorrere al bisturi è la strada più invasiva, una volta usatissima quando non esistevano alternative. Oggi vi si ricorre soltanto se c’è un’alterazione delle vie urinarie che impedisce l’uscita dei frammenti del calcolo.

Quando consultare il medico

Ai primi sintomi che possono essere ricondotti a una calcolosi renale è bene sottoporsi a una visita urologica. Il medico, attraverso esami strumentali e di laboratorio può verificare la presenza del calcolo.

In caso di colica renale è fondamentale recarsi il prima possibile al più vicino posto di Pronto soccorso.

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