RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Sensibilizzazioni verso il fattore Rh in gravidanza"

Il mio gruppo sanguigno è A, Rh negativo. Mio marito, invece ha il fattore Rh positivo. Ho letto che, in questi casi, possono insorgere problemi in gravidanza. Di cosa si tratta e come prevenirli, quando si decide di avere un bambino?

Se la donna ha un gruppo sanguigno Rh negativo e il partner è Rh positivo, in gravidanza si possono verificare sensibilizzazioni verso il fattore Rh, e di ciò potrebbe patirne il feto in utero se fosse Rh positivo (cioè con Rh diverso dalla madre). Ma va considerato che ciò non avviene praticamente mai nel corso della prima gravidanza, se non vi sono stati pregressi aborti, oppure manovre invasive particolari come amniocentesi o villocentesi, o non vi sono state pregresse trasfusioni di sangue non Rh compatibile, cosa in effetti al giorno d'oggi decisamente rara. Il fenomeno può venire dalla seconda gravidanza in poi, aborti inclusi e, in questi casi, il fenomeno della sensibilizzazione e i conseguenti danni vengono prevenuti dalla iniezione di gammaglobuline specifiche (immunoprofilassi anti-D), iniettate alla madre entro 72 ore dal parto. È in ogni caso corretto che la donna Rh negativo gravida faccia ogni mese il test di Coombs indiretto, un esame che può evidenziare eventuale sensibilizzazione insorta.


Ha risposto Arisi Emilio

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Emilio Arisi

Ginecologo

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Parma, si è specializzato in Ostetricia e Ginecologia nella stessa Università. Dal 1993 al 2010 è stato Direttore della U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Regionale “S. Chiara” di Trento dove, dall’inizio del 2002 è stato coordinatore del Dipartimento Materno-Infantile della Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia di Trento.

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