Reflusso Gastroesofageo: la diagnosi si fa così

I sitomi del reflusso gastroesofageo sono spesso sfumati e difficili da interprtare. Ecco qual è l'iter diagnostico per questo disturbo.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 3 minuti
Reflusso diagnosi esami

I sintomi sono spesso sfumati, difficili da interpretare e soprattutto riconducibili alla risalita dell’acido dello stomaco. Ecco come si fa la diagnosi di questo disturbo.

Si parla di reflusso gastroesofageo quando i succhi gastrici risalgono dallo stomaco lungo l’esofago. E talvolta possono arrivare fino alla gola.

In genere è un fenomeno occasionale. Se invece ha una frequenza ricorrente (superiore a due volte la settimana) ed è eventualmente associato ad altri sintomi, quali per esempio rigurgito acido o difficoltà a deglutire, si parla allora di malattia da reflusso gastroesofageo (in sigla MRGE).

Farmaci, il primo test

Il primo passo consiste nella raccolta di tutti i sintomi e i disturbi da parte del farmacista e/o del medico, i quali li valuteranno nel loro insieme.

Se i sintomi accusati dal paziente hanno una localizzazione nella parte superiore del tratto digerente (a livello dell’esofago) e si manifestano con frequenza, è consigliabile ricorrere all’utilizzo di un inibitore di pompa protonica di automedicazione (come l’omeprazolo 20 mg) per un trattamento di due settimane.

Se dopo questo periodo i sintomi del reflusso persistono o peggiorano, è opportuno rimandare il paziente al medico.

Esami più invasivi, ma più precisi

Ecco quali sono gli esami diagnostici a disposizione:

  • Esofagogastroduodenoscopia: consiste nell’inserimento attraverso la bocca di una sonda che ha installato, sulla punta, una piccolissima videocamera che permette al medico di osservare dall’interno esofago, stomaco e duodeno.

Questo esame consente di scoprire eventuali danni e lesioni provocate dall’acido all’esofago, ma anche la presenza di ulcere gastriche.

È considerato l’esame standard, ma non sempre è sufficiente per fare la diagnosi di reflusso.

  • pH impedenzometria: è un test a cui si ricorre quando l’esofagogastroduodenoscopia non dà risultati certi.

Si esegue così: il medico inserisce, attraverso il naso, un sondino che registra per 24 ore mediante un dispositivo la concentrazione e gli effetti dell’acido mentre il paziente trascorre una giornata tipica.

Nel frattempo, chi si sottopone all’esame annota su un registro tutti i sintomi riscontrati e l’ora in cui insorgono, così che il medico possa metterli in relazione alle condizioni interne dell’apparato digerente.

  • Manometria esofagea: consiste nell’introduzione di un sondino dal naso e serve per studiare i movimenti dell’esofago (peristalsi) mentre si eseguono deglutizioni a vuoto oppure si bevono piccoli sorsi d’acqua.

Dura in tutto mezz’ora circa ed è l’esame più indicato per completare il quadro degli accertamenti utili alla diagnosi.

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Samanta mazzocchi Samanta Mazzocchi
Specialista in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva

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Sette trucchi per digerire meglio

  • Digerire pranzo stress

    Mangia con calma

    La fretta è il peggior nemico della digestione. Meglio prendersi il tempo necessario per mangiare e masticare con calma, boccone dopo boccone. Meglio evitare quindi il panino ingurgitato in fretta e furia al bancone del bar perché è il modo migliore per sentirlo andare su e giù per tutta la giornata. Se possibile, nella pausa pranzo, vanno evitate anche le fonti di stress. Quindi niente discussioni di lavoro, almeno a tavola.

  • Digestione pantaloni

    Evita le cinture che “strizzano” la vita

    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


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