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Reflusso diagnosi esami

Reflusso Gastroesofageo: la diagnosi si fa così

I sitomi del reflusso gastroesofageo sono spesso sfumati e difficili da interprtare. Ecco qual è l'iter diagnostico per questo disturbo.

I sintomi sono spesso sfumati, difficili da interpretare e soprattutto riconducibili alla risalita dell’acido dello stomaco. Ecco come si fa la diagnosi di questo disturbo.

Si parla di reflusso gastroesofageo quando i succhi gastrici risalgono dallo stomaco lungo l’esofago. E talvolta possono arrivare fino alla gola.

In genere è un fenomeno occasionale. Se invece ha una frequenza ricorrente (superiore a due volte la settimana) ed è eventualmente associato ad altri sintomi, quali per esempio rigurgito acido o difficoltà a deglutire, si parla allora di malattia da reflusso gastroesofageo (in sigla MRGE).

Farmaci, il primo test

Il primo passo consiste nella raccolta di tutti i sintomi e i disturbi da parte del farmacista e/o del medico, i quali li valuteranno nel loro insieme.

Se i sintomi accusati dal paziente hanno una localizzazione nella parte superiore del tratto digerente (a livello dell’esofago) e si manifestano con frequenza, è consigliabile ricorrere all’utilizzo di un inibitore di pompa protonica di automedicazione (come l’omeprazolo 20 mg) per un trattamento di due settimane.

Se dopo questo periodo i sintomi del reflusso persistono o peggiorano, è opportuno rimandare il paziente al medico.

Esami più invasivi, ma più precisi

Ecco quali sono gli esami diagnostici a disposizione:

  • Esofagogastroduodenoscopia: consiste nell’inserimento attraverso la bocca di una sonda che ha installato, sulla punta, una piccolissima videocamera che permette al medico di osservare dall’interno esofago, stomaco e duodeno.

Questo esame consente di scoprire eventuali danni e lesioni provocate dall’acido all’esofago, ma anche la presenza di ulcere gastriche.

È considerato l’esame standard, ma non sempre è sufficiente per fare la diagnosi di reflusso.

  • pH impedenzometria: è un test a cui si ricorre quando l’esofagogastroduodenoscopia non dà risultati certi.

Si esegue così: il medico inserisce, attraverso il naso, un sondino che registra per 24 ore mediante un dispositivo la concentrazione e gli effetti dell’acido mentre il paziente trascorre una giornata tipica.

Nel frattempo, chi si sottopone all’esame annota su un registro tutti i sintomi riscontrati e l’ora in cui insorgono, così che il medico possa metterli in relazione alle condizioni interne dell’apparato digerente.

  • Manometria esofagea: consiste nell’introduzione di un sondino dal naso e serve per studiare i movimenti dell’esofago (peristalsi) mentre si eseguono deglutizioni a vuoto oppure si bevono piccoli sorsi d’acqua.

Dura in tutto mezz’ora circa ed è l’esame più indicato per completare il quadro degli accertamenti utili alla diagnosi.

Se cerchi una risposta ad un problema specifico consulta il nostro esperto

Samanta mazzocchi
Samanta Mazzocchi
Specialista in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva


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