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Pisolino dopo pranzo

Pisolino dopo pranzo? Meglio evitare

Riguarda soprattutto gli uomini, che fanno fatica a resistere al classico abbiocco post pranzo.


Riguarda soprattutto gli uomini, che fanno fatica a resistere al classico abbiocco post pranzo. Ecco come evitare di assopirsi sul divano.

Alzi la mano chi non ha mai avuto la tentazione (e non ha mai ceduto) di appisolarsi dopo un pranzo abbondante.

I segnali sono inequivocabili: le palpebre si abbassano lentamente, le braccia si rilassano, la vista si annebbia e la testa diventa pesante come un macigno.

Succede a moltissimi, soprattutto agli uomini, magari dopo un pranzo abbondante. E colpisce letteralmente a tradimento: l’abbiocco arriva infatti pochi minuti dopo aver finito di mangiare, di solito la domenica quando in generale si è più rilassati.

I diretti interessati sostengono che non ci sia niente di male a schiacciare un pisolino. Anzi, alcuni pensano che faccia bene. La realtà è un po’ diversa.

La soluzione? Una breve camminata subito dopo pranzo, senza esagerare. Oltre a evitare possibili problemi con il capoufficio, fa bene alla salute.

Quando è meglio stare svegli

Ci sono persone che dovrebbero evitare di schiacciare un pisolino subito dopo pranzo. Chi soffre di reflusso gastroesofageo, per esempio, disturbo in cui si verifica un rigurgito di acido gastrico dallo stomaco nell’esofago.

La posizione sdraiata, mentre è in corso la digestione, non fa altro che favorire la risalita di liquidi nell’esofago e quindi è molto meglio stare in piedi o seduti.

Anche coloro che di notte soffrono di insonnia dovrebbero evitare la pennicchella. Il perché è semplice: se di dorme di pomeriggio si farà più fatica a prendere sonno alla sera.

Infine, chi ha problemi di digestione lenta o dispepsia, un disturbo del funzionamento dello stomaco che comporta bruciori, acidità e gonfiore, dovrebbe fare in modo di favorire il passaggio del cibo dallo stomaco all’intestino facendo una bella passeggiata dopo ogni pasto.

Perché viene l’abbiocco

Non appena introduciamo cibo nello stomaco comincia il processo digestivo. Ciò comporta un immediato afflusso di sangue nel tratto gastrointestinale e, di conseguenza, ne arriva meno a tutti gli altri organi, compreso il cervello.

Meno sangue ai neuroni vuol dire un maggiore senso di spossatezza mentale e sonno.

I ricercatori dell’Università di Manchester, in Gran Bretagna, hanno scoperto che alcuni neuroni dell’ipotalamo, una struttura del cervello coinvolta anche nella regolazione del ritmo sonno-veglia, producono orexina, una proteina indispensabile per restare svegli.

Ebbene, questi neuroni sono molto sensibili ai livelli di glucosio presenti nel sangue. Nel senso che bastano piccole quantità in più di zucchero circolante per “spegnere” la produzione di orexina.

Questo spiegherebbe anche perché sia difficile prendere sonno quando si è affamati. Dopo pranzo infatti il tasso di glucosio nel sangue aumenta e, venendo meno l’orexina, è facile essere catapultati nel mondo dei sogni.

Per evitare l’abbiocco l’unica è fare una bella passeggiata. Lo avevano scoperto già nel Medioevo gli studiosi della Scuola medica salernitana, che consigliano, in un loro precetto, il lento pede deambulabis, cioè il passeggiare lentamente.

Facilita le contrazioni di stomaco e intestino e, quindi, l’avanzamento del cibo. Se lo sforzo fisico è eccessivo invece si ha l’effetto opposto: il lavoro dei muscoli sottrae sangue allo stomaco e la digestione rallenta.

A cura della redazione

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