Nevralgia del trigemino: cause e trattamenti

Quando il trigemino si infiamma compare, spesso senza un motivo specifico, un dolore improvviso e lancinante.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Quando il trigemino si infiamma compare, spesso senza un motivo specifico, un dolore improvviso e lancinante.

Colpisce solo una metà del viso, e può durare anche pochi secondi, ma lascia senza fiato per l’intensità del dolore. Si tratta della nevralgia del trigemino, un disturbo di uno dei nervi della faccia che può causare disagi anche seri. Ma grazie ai farmaci e alla chirurgia, si può tentare di curarlo in modo efficace.

Un dolore improvviso

Il trigemino è il quinto paio di nervi cranici e si divide in tre rami: l’oftalmico, che raggiunge la zona degli occhi, il mascellare e il mandibolare che controllano rispettivamente la mascella e la mandibola. Oltre a essere responsabile della sensibilità di viso, denti, bocca e cavità del naso, il nervo trigemino controlla anche il movimento della muscolatura coinvolta nella masticazione.

«La nevralgia del trigemino si manifesta con dolore improvviso e lancinante al viso, simile a una scossa elettrica o, più raramente, a una fitta, coinvolgendo soltanto metà della faccia», spiega il professor Oriano Mecarelli, del dipartimento di neurologia e psichiatria, Sapienza Università di Roma. «Le parti più interessate sono la guancia o la mandibola e raramente il dolore raggiunge la zona degli occhi».

Gli attacchi possono essere spontanei o comparire con semplici movimenti, come radersi, lavare i denti, parlare, masticare o sbadigliare, e possono durare da qualche secondo a pochi minuti, mentre le crisi possono andare avanti per settimane. Chi è più sfortunato, invece, non ha un attimo di tregua: le crisi si susseguono ininterrottamente anche per settimane e gli attacchi durano ore.

La diagnosi si fa così

«Una delle cause potrebbe essere un contatto anomalo tra il nervo e un’arteria: il vaso sanguigno decorre all’interno della fossa cranica posteriore vicino al trigemino» riprende lo specialista. «Quando il sangue scorre, la pulsazione arteriosa irrita il nervo. La diagnosi è clinica, legata alle descrizioni dei sintomi. Tuttavia, specie nei giovani sotto i 40 anni, è bene fare una risonanza magnetica e una Tac dell’encefalo, per escludere altre patologie, come malattie demielinizzanti o lesioni occupanti spazio».

Quando servono i farmaci

Il dolore si tratta con farmaci che controllano le scariche elettriche e, quindi, anche quelle del trigemino. I più usati sono la carbamazepina, l’oxcarbazepina, il gabapentin, il pregabalin, la fenitoina, l’acido valproico e la lamotrigina. Se i farmaci non sono efficaci, si interviene chirurgicamente.

Gli interventi chirurgici

«Le tecniche percutanee sono gli interventi più veloci e si fanno in anestesia locale» avverte lo specialista. «Vengono iniettate sostanze anestetiche o si usano radiofrequenze in grado di annullare la percezione del dolore. Sono indicati soprattutto per le persone anziane e per chi non trova indicazione a un trattamento maggiore».

La decompressione è invece un intervento invasivo che risolve a fondo il problema, annullando la compressione del nervo da parte del vaso sanguigno, responsabile del dolore. Si esegue in anestesia generale, prevede una piccola apertura della scatola cranica e la liberazione del nervo dalla compressione.

«La decompressione microvascolare è una tecnica recente, fatta in centri specializzati con l’aiuto di un endoscopio» precisa il neurologo. «Una sottile sonda viene inserita attraverso un piccolo foro fatto nel cranio, per visualizzare il nervo e i suoi rapporti, e intervenire in modo preciso con due vantaggi: un ridotto rapporto rischio/beneficio e una cicatrice più piccola».

Un’ulteriore possibilità di cura è la radiochirurgia stereotassica: si invia una dose molto concentrata di radiazioni soltanto sul nervo trigemino, in modo da eliminare il dolore.

Cesare Betti

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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