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Mal di denti: come contrastarlo

Sono tante le cause che possono causarlo, come anche i trattamenti per eliminarlo.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Sono tante le cause che possono causarlo, come anche i trattamenti per eliminarlo.

Tutti hanno sofferto mal di denti, un’esperienza che non si dimentica facilmente, perché il dolore spesso è intenso. Vediamo quali disturbi scatenano questo sintomo e che cosa fare per eliminarlo.

La carie

È una lesione dei denti che coinvolge lo smalto e/o la dentina dovuta all’azione di germi. Oltre al dolore, che compare quando la lesione è in profondità, il classico campanello d’allarme è la maggiore sensibilità al caldo, al freddo e ai cibi dolci.

Nel caso di carie lieve, il dentista si limita a otturare il dente. Se, invece, la carie è arrivata in profondità, per evitare di dover estrarre il dente malato, è opportuno devitalizzarlo, ovvero rimuovere la polpa dentale infetta, disinfettare il canale radicolare e sigillarlo, per poi ricostruire il dente. Se necessario, in attesa della visita, è possibile ricorrere agli analgesici per ridurre il dolore.

L’ascesso

Le cause sono tante, ma in genere è dovuto a una carie, soprattutto se nascosta o in profondità, che, se non curata, può interessare anche la polpa.

L’ascesso si manifesta con gonfiore alla guancia per la raccolta di liquido e pus nella zona infetta. Il dolore è molto forte e aumenta se si tocca il dente.

Quando c’è un ascesso, è opportuno favorire il drenaggio dei tessuti infetti e, se opportuno, somministrare antibiotici.

I denti del giudizio

A scatenare dolore possono essere anche i denti del giudizio, gli ultimi a nascere. Poiché spesso non trovano spazio nella bocca affollata da altri denti, quando spuntano assumono posizioni anomale che favoriscono l’infiammazione.

Ecco, allora, comparire dolore alla mandibola e a volte difficoltà ad aprire la bocca. In caso di infezione, compare un ascesso che si manifesta con gonfiore a guancia e gengiva.

In caso di dolore, che può arrivare fino all’orecchio, è indispensabile l’intervento dello specialista che può aiutare la fuoriuscita del dente con un intervento chirurgico oppure con l’estrazione del dente stesso.

La gengivite

Si tratta di un’infiammazione alle gengive per accumulo e ristagno della placca batterica. La gengiva perde l’aspetto compatto e il colorito roseo, per divenire turgida e arrossata.

Il sintomo più importante è il sanguinamento; il dolore è lieve, ma può diventare forte se si tocca la gengiva o si spazzolano i denti.

Per tenere sotto controllo il gonfiore e l’arrossamento dovuti a una gengivite possono essere utili gli antinfiammatori, uno specifico collutorio e la rimozione di placca e tartaro da parte del dentista.

La parodontite

Consiste in un’infiammazione dei tessuti di sostegno del dente (legamento parodontale, cemento e osso), che vanno incontro a modificazioni, rendendo meno fissi i denti.

Lesione tipica della parodontite è la cosiddetta tasca gengivale, dovuta al distacco della gengiva dal dente.

Inizialmente, il disturbo riguarda uno o due denti, ma se non curata la parodontite tende a estendersi, mettendo in serio pericolo tutta la dentatura e causando disturbi alla masticazione.

Si creano così le condizioni ideali per la proliferazione batterica e l’avvio di un circolo vizioso che favorisce ulteriormente la retrazione delle gengive e la perdita di osso.

Per la parodontite, esistono diversi tipi di trattamenti, scelti in base all’estensione e alla gravità del disturbo. In alcuni casi può essere sufficiente una pulizia approfondita delle tasche gengivali da parte dello specialista per rimuovere placca e tartaro, mentre in altri può essere necessario ricorrere a un intervento chirurgico che prevede la rimozione del dente e la sua sostituzione con un impianto dentale.

Cesare Betti

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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