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RISPOSTE DELL'ESPERTO

Linguaggio

Linguaggio limitato a 25 mesi

Ho una bambina di 25 mesi che dice solo " papà" e "mamma", non articola frasi di due parole e non usa il linguaggio per comunicare (seganala con il dito quello che vuole). Ha un papà italiano e una mamma straniera, ma parliamo sempre italiano a casa. Cosa c'e che non va?

Effettivamente due sole parole a 25 mesi non sono molte, ma prima di preoccuparsi va valutata la bimba nel suo insieme. I ritardi di linguaggio isolati spesso si risolvono da sé. Le consiglio di parlarne con il suo pediatra: se anche lei e il papà avete parlato tardi, se il resto dello sviluppo neurologico (movimento, socializzazione, autonomia nel gioco ecc.) sono regolari, è probabile che a breve la sua bambina amplierà il proprio linguaggio senza interventi di alcun tipo. Diversamente il suo pediatra saprà indirizzarla dallo specialista giusto.

Linguaggio, bilinguismo e apprendimento

Vorrei sapere qual'è la curva di apprendimento medio delle parole e del liguaggio e in particolare in caso di bilinguismo. Inoltre vorremmo chiedere come rendere massimamente efficace l'apprendimento di entrambe le lingue. Aggiungo che a 25 mesi pensiamo di iniziare la classe primavera dell'asilo infantile che sarà madrelingua inglese: 3 lingue sono troppe? Il nostro bambino ha da poco 20 mesi (padre italiano, madre russa) e produce non meno di circa 500 parole, formula piccole frasi, è molto espressivo nel linguaggio.

Alcuni bambini sono particolarmente svelti nell'apprendere, dimostrandosi brillanti fin da piccolissimi, sfoggiando un linguaggio articolato e ricco anche nei primi anni. Non esistono vere e proprie curve di apprendimento al riguardo. Conoscere oltre 500 parole, in due diverse lingue, a meno di 3 anni, è segno di ottime abilità linguistiche. Le persone bilingui hanno più facilità della media ad apprendere una terza lingua, ancor di più se la si impara da bambini. Nessun ostacolo all'apprendimento, soprattutto se spontaneo come nel vostro caso, a patto di rispettare i tempi di crescita e di sviluppo propri di ogni bambino: e non solo di sviluppo cognitivo, anche la crescita affettiva ha un grande valore. Ben vengano gli stimoli culturali diversi: due genitori di diversa nazionalità sono già di per sé una grande opportunità. Se si aggiunge attenzione alle capacità relazionali del piccolo, al suo saper giocare da solo e con gli altri, al saper sbagliare, le capacità di cui vostro figlio è dotato saranno una grande risorsa.

Sviluppo del linguaggio nei bambini

Il mio bambino ha tre anni. Si fa capire bene, ma parla molto poco: rispetto ai suoi coetanei sembra avere un linguaggio molto ridotto. È una cosa normale o è meglio indagare più a fondo?

Lo sviluppo del linguaggio è molto costante nelle sue caratteristiche (dalla lallazione all’acquisizione dei fonemi, alla strutturazione delle frasi), ma ha una grande variabilità individuale nella tempistica. Nel normale processo di apprendimento i bambini iniziano i primi vocalizzi a 6-10 mesi e dicono la loro prima chiara parola intorno al primo compleanno. Tra i 14 e i 24 mesi, la maggior parte dei bambini inizia a produrre semplici frasi di due parole (soggetto-verbo) e a 3 anni dovrebbe riuscire a comporre combinazioni di tre parole, mentre a 4 anni una chiara sintassi è parte del linguaggio della maggior parte dei bambini. Dopo i 4 anni la frase è interamente strutturata e il linguaggio si arricchisce nel vocabolario e nell’uso sempre più appropriato delle diverse forme grammaticali. Quando le tappe dello sviluppo della comunicazione sono molto discoste da queste è opportuno almeno un colloquio con il pediatra curante. Un ritardo nel parlare può essere sia un normale e transitorio stadio nello sviluppo del bambino (esistono i cosiddetti parlatori tardivi, che non hanno alcun tipo di alterazione organica), sia il sintomo iniziale di un problema psichiatrico, neurologico o comportamentale. I disturbi del linguaggio, infatti, hanno espressioni variabili e possono manifestarsi isolati o associati ad altri problemi: disturbi dell’udito, disturbi d'ansia, disturbi dell'umore, disturbo da deficit di attenzione-iperattività, disturbi dell'apprendimento, enuresi, ritiro sociale. La diagnosi tempestiva, la scelta del trattamento e l’approccio individualizzato al bambino diventano imperativi per prevenire successivi problemi psicologici o psichiatrici. Di solito sono le famiglie a segnalare il problema, a volte invece sono gli educatori della scuola dell’infanzia o della scuola primaria (spesso perché si associa un ritardo nell’apprendimento), che segnalano alla famiglia che qualcosa non va. In ogni caso, è poi compito del pediatra curante identificare i casi che meritano un approfondimento diagnostico. Fondamentale è infatti conoscere la storia completa della gravidanza e del parto, le prime tappe evolutive del bambino e la storia della famiglia, il quadro sociale in cui è inserito il piccolo. Questo è di grande aiuto nel distinguere i ritardi isolati della comunicazione, dai ritardi di linguaggio associati ad altre e più complesse patologie. Il ricorso a esami strumentali o radiologici andrebbe riservato a un tempo successivo, a casi selezionati e dopo una consulenza neuropsichiatrica.

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