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Disfunzione erettile diabete

Disfunzione erettile e diabete

Diabete e disturbi della sessualità sono spesso correlati. Vediamo perché.

A prima vista potrebbe sembrare che il diabete nulla possa avere a che fare con i disturbi della sessualità. In realtà non è affatto così. Vediamo perché.

La disfunzione erettile è un disturbo più comune di quanto si possa pensare. Dagli ultimi dati epidemiologici sembra che, nei Paesi occidentali, affligga circa il 10 per cento della popolazione generale e, se si considerano le alterazioni transitorie, la quota sale al 50 per cento negli uomini di età compresa tra i 40 e i 70 anni.

Non si direbbe. Questo è dovuto al fatto che il disturbo è riconosciuto soltanto in una piccolissima percentuale. Sfuggono alla diagnosi soprattutto gli uomini più giovani, i quali tendono a minimizzare o nascondere il problema.

Un atteggiamento che può portare all’ulteriore peggioramento delle prestazioni sessuali stesse e aumentare la depressione e la nevrosi. Ma non soltanto. Il deficit sessuale può essere la spia di altre patologie come ipertensione, dislipidemie o diabete.

La disfunzione erettile 

La disfunzione erettile, un tempo definita “impotenza sessuale”, è l’incapacità di ottenere e mantenere un’erezione soddisfacente per l’attività sessuale.

Il disturbo, per essere davvero considerato una patologia, deve essere presente in modo costante. In altre parole, una disfunzione occasionale non è da considerare patologica: sono molti gli uomini assolutamente sani che talvolta vanno incontro a defaillance.

Alla base di un deficit dell’erezione possono esserci molti fattori. A partire da quelli psicologici, che sono però molto spesso associati a malattie organiche che danneggiano le strutture vascolari, arterie e corpi cavernosi, responsabili del fenomeno erettivo.

A consentire l’erezione sono infatti due organi vascolari spugnosi del pene, detti corpi cavernosi, collegati tra loro da vasi sanguigni e nei quali il sangue affluisce determinando l’inturgidimento del pene.

Il legame con il diabete

Diversi studi hanno dimostrato una stretta correlazione tra diabete e disfunzione erettile. Più della metà dei diabetici tende a sviluppare deficit erettivi nei 10 anni successivi alla diagnosi per arrivare a una prevalenza di disturbi dell’erezione del 95 per cento quando il paziente raggiunge i 70 anni.

Il diabete, e in particolare la presenza nel sangue di una quantità eccessiva di glucosio, provoca danni ai piccoli vasi sanguigni. Lo zucchero in eccesso si lega infatti alle pareti dei vasi rendendoli meno elastici e impedendone perciò la naturale estensione necessaria al trasporto di adeguate quantità di sangue.

Un minore afflusso di sangue nel pene significa minore turgidità e un ridotto aumento delle dimensioni durante l’erezione.

In più, nel diabete la produzione di alcune sostanze vasodilatatrici, come l’ossido nitrico (NO), risulta ridotta.

Secondo ricerche recenti infine, l’elevata correlazione tra diabete e deficit sessuali potrebbe essere dovuta anche all’ipogonadismo, una disfunzione che causa bassi livelli di testosterone nel sangue, con calo del desiderio sessuale e della capacità di ottenere una erezione.

La prevenzione è possibile

Tenere sotto controllo il diabete aiuta a prevenirne tutte le sue complicazioni, disfunzione erettile compresa. Si deve innanzitutto agire sugli stili di vita, sulle abitudini quotidiane, cominciando dalla tavola.

Un regime dietetico povero di grassi, soprattutto quelli di origine animale, e limitato in zuccheri a rapido assorbimento serve a mantenere controllata la glicemia riducendo anche il rischio di problemi di erezione.

La tabella elenca alcuni tra gli alimenti a maggior contenuto di grassi, che pertanto sarebbe meglio evitare o limitare.


Alimento
Grammi di grasso per 100 g di alimento
Olio di oliva
100
Burro
83,4
Noci
64,1
Cioccolato fondente
33,6
Parmigiano
28,1
Mozzarella vaccina
19,5
Brioches
18,3
Bistecca di bovino
10,2
Uova
8,7

Inoltre, fare attività fisica: anche 20-30 minuti al giorno di passeggiata sostenuta hanno un effetto benefico sulla resistenza insulinica, evitando sbalzi di zucchero nel sangue. Inoltre, sappiamo bene che l’attività fisica giova alla salute dell’intero sistema cardiocircolatorio, importante nel processo di erezione.

Aiuta, poi, tenere sotto controllo lo stress, ridurre l’assunzione di alcolici e sospendere il fumo.

Il trattamento

La disfunzione erettile, come altre complicanze legate al diabete, è nella maggioranza dei casi reversibile. Dato che è tanto più frequente e più grave quanto maggiore e prolungata è l’iperglicemia, il controllo di quest’ultima è il primo passo per risolvere il disturbo.

Esistono poi alcuni farmaci, quali sildenafil, vardenafil e tadalafil che inibiscono un enzima (la fosfodiesterasi 5) coinvolto nei meccanismi di risposta alla stimolazione sessuale.

L’inibizione di questo enzima permette l’erezione anche in caso di deficit di sostanze vasodilatatrici come l’ossido nitrico che, abbiamo visto, è carente nei diabetici.

L’azione di questi farmaci si rende evidente soltanto in presenza di uno stimolo sessuale, cosicché l’effetto della terapia risulta essere più naturale.

Tra questi farmaci, il vardenafil è risultato efficace e ben tollerato anche nei diabetici, notoriamente più “resistenti” al trattamento e che in genere meglio rispondono al dosaggio più elevato. La sua azione è rapida, spesso l’erezione compare dopo 10-15 minuti dopo l’assunzione, sempre a seguito di stimolazione sessuale, e si mantiene per 8-10 ore.

Gli inibitori della fosfodiestarsi 5 sono però controindicati se si assumono nitrati, se è presente neuropatia ottica e in chi ha subito un ictus, un infarto miocardico recente o soffre di angina instabile o ipotensione.

Su uomini affetti da diabete di tipo 2 e ipogonadici, alcuni studi hanno mostrato un effetto positivo della terapia sostitutiva con testosterone sia sui sintomi dell’ipogonadismo sia sui sintomi di una alterata sessualità, con miglioramento anche dei livelli di zuccheri e di lipidi nel sangue.

Oltre ai farmaci sono possibili altre soluzioni, come le iniezioni locali intracavernose di prostaglandina E1, oppure dispositivi a pressione negativa (vacuum devices). L’ultima spiaggia rimane l’inserimento per via chirurgica di protesi peniena.

Susanna Trave

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