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Depressione invernale, con la luce puoi evitarla

Umore melanconico, stanchezza, voglia di rintanarsi a dormire sono sensazioni comuni nella stagione invernale.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti
disturbo affettivo stagionale

Umore melanconico, stanchezza, voglia di rintanarsi a dormire sono sensazioni comuni nella stagione invernale.

Secondo alcune stime, per una parte della popolazione, che varia tra il 15 e il 20 per cento, nella stagione fredda il calo dell’umore diventa un vero problema.

I medici lo chiamano il disturbo affettivo stagionale (SAD), ma è noto anche come depressione invernale.

Colpisce soprattutto le donne tra i 20 e i 40 anni e alla sua origine sembra esserci un’insufficiente esposizione alla luce.

Le poche ore di sole riescono a “sballare” i nostri orologi biologici, influendo sul rilascio di melatonina, l’ormone deputato alla regolazione del ritmo sonno veglia, e serotonina, il neurotrasmettitore che regola il tono dell’umore. Con effetti considerevoli anche sulla temperatura corporea e sulla concentrazione.

La luce svolge questa funzione attraverso l’interazione con alcune cellule presenti nella retina, che sono ricche di uno speciale pigmento sensibile all’intensità della luce, la melanopsina.

La diminuzione delle ore di luce solare e il minore irraggiamento portano a uno scombussolamento dei ritmi biologici, che nelle persone più sensibili si traduce in manifestazioni depressive più o meno marcate. Non a caso, in Italia l’incidenza di questa forma depressiva è superiore nel Settentrione.

Lampade che portano il sole in casa

Per mettere un freno a tutto ciò spesso basta fare “bagni di luce”. Il che non significa mettere qualche lampadina più potente in casa e passare più tempo all’aperto di giorno.

Per la terapia del SAD servono apposite lampade molto forti, che emettono una luce con lo stesso spettro di quella solare diurna e dotate di filtri per schermare raggi ultravioletti e infrarossi allo scopo di non danneggiare la pelle.

Un’esposizione a questa forte luce per un tempo compreso, a seconda della potenza della lampada e dalla distanza a cui si colloca, tra la mezz’ora e le due ore al giorno dovrebbe essere sufficiente.

Il trattamento deve durare almeno una settimana, ma molti specialisti consigliano di prolungarlo per tutto l’inverno. Anche perché l’apparecchiatura, un tempo disponibile soltanto negli ospedali, da alcuni anni è reperibile sul mercato a poche decine di euro.

Tutto ciò va comunque messo in conto soltanto se lo consiglia il medico, dato che è in generale sconsigliata a chi soffre di patologie della retina o del nervo ottico, di glaucoma e di cataratta.

Anche chi soffre di disturbo bipolare dovrebbe fare una certa attenzione, dato che potrebbe innescare episodi di euforia patologica.

Attenzione a non rovinare il sonno

Meglio andarci cauti ed evitare il fai da te, dal momento la temperatura cromatica della luce può influire sul nostro stato d’animo, sia a lungo sia a breve termine.

La luce solare e le luci artificiali che più vi si avvicinano sono quelle, com’è facile immaginare, che stimolano maggiormente il nostro benessere.

Specie se usata la sera in casa, la luce LED bianca può a lungo andare indurre disturbi del sonno, essendo ricca delle componenti blu-verdi dello spettro che tendono a segnalare al nostro cervello che non è ancora ora di prepararsi a dormire.

Il rischio, quindi, è quello di andare incontro a fastidiosi episodi di insonnia.

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