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Degenerazione maculare legata all’età: quanto conta la vitamina D?

Carenze di vitamina D sul banco degli imputati. Staurenghi: «Non ci sono prove sufficienti».

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Carenze di vitamina D sul banco degli imputati. Staurenghi: «Non ci sono prove sufficienti».

La degenerazione maculare legata all’età (Dmle) o degenerazione maculare senile, è un disturbo che colpisce la retina.

Provoca una riduzione della funzionalità della zona centrale della retina, chiamata macula, fino a una possibile perdita della visione centrale.

Tra i sintomi, un “campanello d’allarme” è una visione distorta nella zona al centro del campo visivo. Le cause non sono ancora ben note, ma tra i fattori di rischio, oltre all’età, c’è il fumo di sigaretta.

Esistono due forme di degenerazione maculare tipiche dell’età avanzata: la forma secca (o atrofica) e quella umida (o essudativa).

La forma secca, la più diffusa, è caratterizzata da un assottigliamento progressivo della retina centrale, scarsamente nutrita dai capillari. Ne consegue una sua atrofizzazione e la limitazione della vista.

La forma umida, meno frequente, comporta la formazione di nuovi capillari molto fragili nell’area. Questa condizione può causare emorragie retiniche e conseguenti cali della vista a livello centrale.

È molto importante, quindi, sottoporsi a visite oculistiche periodiche di controllo dopo i 55 anni. È bene rivolgersi allo specialista anche quando si nota qualche insolito cambiamento nella normale visione.

Ci sono poi esami specifici per individuare le degenerazioni maculari: l’OCT consente di visualizzare i singoli strati della retina. Mentre con la fluorangiografia è possibile “fotografare” la circolazione sanguigna nella zona coinvolta nella malattia. In base all’esito degli esami, l’oculista stabilisce le terapie più indicate.

Alimentazione e stili di vita

Uno stile di vita sano e un’alimentazione bilanciata aiutano a mantenere “in forma” anche gli occhi. Mentre le sigarette, come abbiamo ricordato, sono un noto fattore predisponente all’insorgenza della malattia.

La ricerca si sta poi interrogando sul coinvolgimento della vitamina D nella funzionalità oculare degli anziani. Ma fino ad ora non è stato trovato un consenso condiviso fra gli specialisti sull’esistenza di una possibile associazione tra i livelli di vitamina D nel sangue e l’insorgenza della Dmle.

Uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Jama Ophtalmology nel 2015, indicava che una carenza di vitamina D potrebbe aumentare fino a sette volte il rischio di sviluppare la Dmle. Secondo l’indagine americana, la connessione è evidente nel caso in cui ci sia una predisposizione genetica. Alla ricerca hanno partecipato oltre 900 donne in menopausa.

Altri studi vanno in direzione opposta, nel senso che non hanno riscontrato una correlazione tra questa vitamina e la patologia. Giovanni Staurenghi, direttore della Clinica Oculistica all'Ospedale Sacco e direttore della Scuola di Specialità in Oftalmologia dell'Università degli Studi di Milano, afferma: «Dai dati di letteratura non sembra ci sia una correlazione tra la vitamina D e la degenerazione maculare senile». Occorrono quindi ulteriori indagini per fare chiarezza sulla questione.

Alessandra Margreth

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Le 5 cose da sapere sulla degenerazione maculare senile

  • Visita oculista

    Dopo i 50, controlli periodici dall’oculista

    Con l’avanzare dell’età sono diverse le patologie che possono colpire l’occhio, tra cui la degenerazione maculare senile. Diagnosticare questa malattia sul nascere è fondamentale per contrastarne il decorso: ecco perché dopo i 50 anni è opportuno programmare con regolarità visite di controllo dall’oculista, soprattutto se esistono in famiglia casi di questa maculopatia.

  • Sintomi

    Non sottovalutare i primi sintomi

    La degenerazione maculare senile colpisce quella regione della retina, la macula, deputata ad assicurare una visione netta e dettagliata del campo visivo centrale. Uno dei primi segnali di questa maculopatia è infatti la visione distorta delle righe dritte, oppure la difficoltà a leggere, guardare la televisione o guidare. Campanelli d’allarme sono anche la difficoltà ad adattarsi alle luci soffuse e a riconoscere i volti. Tutti questi sintomi non devono essere presi alla leggera, ma al contrario sono un valido motivo per recarsi dal proprio oculista.

  • Diagnosi

    Esami specifici per arrivare a una diagnosi

    Per individuare uno dei segni caratteristici delle prime fasi della malattia, ovvero la presenza di macchie bianco-giallastre sulla retina, dette drusen, è necessario un esame del fondo oculare. Inoltre, per valutare in modo non invasivo se effettivamente il paziente ha una visione distorta delle righe dritte, è utile la cosiddetta griglia di Amsler. Per una diagnosi più precisa, sono invece a disposizione dell’oculista esami strumentali come la tomografia a coerenza ottica e la fluorangiografia, che permettono di visualizzare eventuali irregolarità dei vasi sanguigni della retina.

  • Alimentazione

    Un aiuto dall’alimentazione per la forma “atrofica”

    Esistono due diverse forme di degenerazione maculare senile: quella “atrofica” (o “secca”) è la più diffusa e la meno grave, ma per contrastarla non esiste ancora un trattamento farmacologico. I pazienti che ne soffrono possono provare a rallentarne la progressione con un’alimentazione povera di grassi saturi e ricca di frutta, verdura e pesci che assicurino un buon apporto di omega 3, come salmone e sardine. Importante anche proteggersi dai raggi UV, indossando sempre all’aperto occhiali da sole con lenti dotate di appositi filtri.

  • Terapia

    Farmaci efficaci solo per la forma neovascolare

    Accanto a quella atrofica, esiste anche la più temuta, ma meno frequente, forma neovascolare (o umida): è dovuta alla crescita incontrollata di vasi sanguigni a livello della retina, che può essere però contrastata con una terapia a base di iniezioni intravitreali di farmaci antiangiogenici, come aflibercept e ranibizumab, che consentono, se somministrati per tempo, di bloccare la progressione della malattia e in alcuni casi anche di recuperare l’acuità visiva persa.


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