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Degenerazione maculare legata all’età: quanto conta la vitamina D?

Carenze di vitamina D sul banco degli imputati. Staurenghi: «Non ci sono prove sufficienti».

Carenze di vitamina D sul banco degli imputati. Staurenghi: «Non ci sono prove sufficienti».

La degenerazione maculare legata all’età (Dmle) o degenerazione maculare senile, è un disturbo che colpisce la retina.

Provoca una riduzione della funzionalità della zona centrale della retina, chiamata macula, fino a una possibile perdita della visione centrale.

Tra i sintomi, un “campanello d’allarme” è una visione distorta nella zona al centro del campo visivo. Le cause non sono ancora ben note, ma tra i fattori di rischio, oltre all’età, c’è il fumo di sigaretta.

Esistono due forme di degenerazione maculare tipiche dell’età avanzata: la forma secca (o atrofica) e quella umida (o essudativa).

La forma secca, la più diffusa, è caratterizzata da un assottigliamento progressivo della retina centrale, scarsamente nutrita dai capillari. Ne consegue una sua atrofizzazione e la limitazione della vista.

La forma umida, meno frequente, comporta la formazione di nuovi capillari molto fragili nell’area. Questa condizione può causare emorragie retiniche e conseguenti cali della vista a livello centrale.

È molto importante, quindi, sottoporsi a visite oculistiche periodiche di controllo dopo i 55 anni. È bene rivolgersi allo specialista anche quando si nota qualche insolito cambiamento nella normale visione.

Ci sono poi esami specifici per individuare le degenerazioni maculari: l’OCT consente di visualizzare i singoli strati della retina. Mentre con la fluorangiografia è possibile “fotografare” la circolazione sanguigna nella zona coinvolta nella malattia. In base all’esito degli esami, l’oculista stabilisce le terapie più indicate.

Alimentazione e stili di vita

Uno stile di vita sano e un’alimentazione bilanciata aiutano a mantenere “in forma” anche gli occhi. Mentre le sigarette, come abbiamo ricordato, sono un noto fattore predisponente all’insorgenza della malattia.

La ricerca si sta poi interrogando sul coinvolgimento della vitamina D nella funzionalità oculare degli anziani. Ma fino ad ora non è stato trovato un consenso condiviso fra gli specialisti sull’esistenza di una possibile associazione tra i livelli di vitamina D nel sangue e l’insorgenza della Dmle.

Uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Jama Ophtalmology nel 2015, indicava che una carenza di vitamina D potrebbe aumentare fino a sette volte il rischio di sviluppare la Dmle. Secondo l’indagine americana, la connessione è evidente nel caso in cui ci sia una predisposizione genetica. Alla ricerca hanno partecipato oltre 900 donne in menopausa.

Altri studi vanno in direzione opposta, nel senso che non hanno riscontrato una correlazione tra questa vitamina e la patologia. Giovanni Staurenghi, direttore della Clinica Oculistica all'Ospedale Sacco e direttore della Scuola di Specialità in Oftalmologia dell'Università degli Studi di Milano, afferma: «Dai dati di letteratura non sembra ci sia una correlazione tra la vitamina D e la degenerazione maculare senile». Occorrono quindi ulteriori indagini per fare chiarezza sulla questione.


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