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Bambini e problemi alla vista: ecco i campanelli d’allarme

I difetti alla vista non vanno sottovalutati, ma se non c’è alcun segnale preoccupante meglio attendere i 2 anni per la prima visita oculistica.

I difetti alla vista non vanno sottovalutati, ma se non c’è alcun segnale preoccupante meglio attendere i 2 anni per la prima visita oculistica.

Fin da quando il piccolo comincia a distinguere il viso dei genitori (intorno ai 2 mesi e mezzo), l’occhio è il suo più importante organo di senso. Ben l’80% delle informazioni che arrivano al cervello dall’ambiente passano dalla vista. Anche i neonati, però, possono avere una malattia congenita o acquisita (come un'infezione) che colpisce l’occhio e causa diminuzione della facoltà visiva.

Quando il dotto lacrimale è chiuso

La prima visita oculistica viene effettuata ai neonati prima che vengano dimessi dai reparti di maternità. Poi anche il pediatra può valutare la salute dell’occhio.

«Il problema più frequente che preoccupa le neomamme è l’occlusione del canalino lacrimale (epifora)», spiega Francesco Carones, chirurgo oculista a Milano. «L’occhietto lacrima di continuo, ma non è niente di preoccupante: il condotto lacrimale che drena le lacrime dal naso alla gola nei neonati spesso è ipotrofico, cioè non perfettamente sviluppato e aperto e quindi lacrime si accumulano. Ma si risolve col tempo e quasi mai va trattata».

I segnali della cataratta congenita

«Il neonato quasi sempre non ha una vera percezione visiva», precisa Carones. «ma ci sono segnali che possono rivelare una cataratta congenita: al centro della pupilla ci deve essere la classica macchia nera e nessuna zona bianca. In caso contrario, è bene portare subito il piccolo dall’oculista, perché è necessario intervenire chirurgicamente prima possibile».

La cataratta congenita è infatti una delle cause dell’ambliopia o “occhio pigro”: «Un problema molto diffuso, che riguarda l’area del cervello che serve per “sviluppare” le immagini».

Miopia, astigmatismo e ipermetropia come negli adulti

Suggerisce Carones: «Per capire se il bebè ci vede, va bene giocare con pupazzetti o lucine, osservando se gira la testa e segue l’oggetto con gli occhi. Bisogna usare un giocattolo che non faccia rumore (non un sonaglino) per essere sicuri che l’attenzione sia visiva e non uditiva. Il gioco va fatto con un occhio alla volta, coprendo l’altro con il cappellino storto. Queste prove vanno fatte prima possibile: se si ha il sospetto che qualcosa non va, è bene rivolgersi subito all’oculista».

I bambini possono infatti avere gli stessi difetti di vista dell’adulto: possono nascere miopi (è faticosa la messa a fuoco di oggetti lontani), astigmatici (gli oggetti appaiono distorti) o ipermetropi (cattiva visione degli oggetti vicini). «Quest’ultima è una condizione molto diffusa che però può risolversi con la crescita», precisa l’oculista. «Negli altri casi, se il difetto è bilanciato, cioè è simile nei due occhi, non ci sono grossi problemi: il bambino vede le immagini sfuocate, ma con entrambi, quindi non c’è il rischio che uno dei due occhi lavori meno e si sviluppi l’ambliopia».

Se il difetto è lieve, per gli occhiali c’è tempo. Se invece è accentuato e differenziato, si corregge con gli occhiali o con le lenti a contatto. «Si possono prescrivere anche ai piccolissimi, già a un anno o a un anno e mezzo – precisa Carones – soprattutto se la miopia, l’astigmatismo o l’ipermetropia è più forte in un occhietto, per evitare il rischio di ambliopia».

Tanti i tipi di strabismo

Un altro problema diffuso, quasi sempre congenito, è lo strabismo. «Non sempre c’è davvero, e in questo c’è un po’ di verità nella saggezza popolare per la quale “tutti i neonati sono strabici”», rassicura l'esperto.

Lo strabismo reale, invece, colpisce entrambi gli occhi e può essere vario: convergente, divergente (con un occhio che “scappa” all’esterno) o verticale (con un occhio che sembra più in basso rispetto all’altro). In ogni caso, un controllo è essenziale: «Se i due occhi non sono sullo stesso asse, il cervello riceve messaggi visivi in conflitto tra loro. Perciò, con un meccanismo di difesa, il cervello sopprime uno dei due occhi e, di nuovo, si ricade nell’ambliopia. Se il difetto è molto accentuato e non è possibile correggerlo coprendo con una benda o con un occhiale con una lente satinata l’occhio sano per far lavorare l’altro, il bambino può essere operato già a un anno e mezzo o due».

In caso invece di strabismo lieve o di piccoli difetti visivi differenti tra gli occhi, l’oculista può prescrivere esercizi di ginnastica ortottica che consistono, per esempio, nel fissare un punto luminoso con un occhio avvicinando e allontanando contemporaneamente un oggetto.

Prima visita: non troppo presto, ma neanche troppo tardi

Se non c’è alcun segnale preoccupante, è inutile portare il bambino dall’oculista prima dei 2 anni: «Perché il piccolo non è in grado ancora di “leggere” neanche le figure, e perché per l’esame dell’interno dell’occhio occorre la sua collaborazione».

Verso i 5-6 anni, invece, una visita oculistica è opportuna per tutti i bambini: rimandare ulteriormente il primo controllo può essere dannoso, perché a 6 anni il sistema occhio-cervello ha già perso parte della sua plasticità e un eventuale intervento correttivo diventa più problematico.


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