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Allattamento al seno: orari precisi o “a richiesta”?

È meglio far decidere al piccolo, quando ha fame e quando mangiare, o bisogna dargli subito delle regole? Ecco le risposte.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti
Allattare a orari precisi o “a richiesta”?

Quando si è in attesa di un figlio, del primogenito, si è portati a fantasticare, a far volare la fantasia. Faremo così, faremo cosà. Ma poi...

A nanna solo nel suo lettino, ci mancherebbe. E a orari fissi, guai se scambia il giorno con la notte. Anche le poppate andranno programmate, tabella alla mano.

Il pallino degli orari da rispettare è tipico delle giovani coppie di genitori, pare dia speranza sul fatto che, bravi come saranno, la loro vita subirà sì un cambiamento ma sarà senz’altro meraviglioso e, soprattutto, ben organizzato.

Ecco, si tratta di una certezza che andrà delusa.

Non è solo latte

Allattare al seno, infatti, non è un’attività che si possa prenotare, bensì una funzione fisiologica vitale che ha consentito all’umanità di sopravvivere nel corso dei millenni seguendo l’unica regola possibile: il neonato piange, la madre lo allatta.

E, sorpresa, il latte c’è perché la ghiandola mammaria si attiva producendo il latte grazie al richiamo del bambino e al meccanismo della suzione.

In pratica, più il bambino si attacca al seno, più a lungo la mamma produce il latte poiché è attraverso la suzione che si attiva la prolattina.

Essere allattato però non significa soltanto riempirsi il pancino: porgere il seno al figlio che piange vuol dire soddisfare anche esigenze diverse come, per esempio, la sete o il bisogno di essere coccolato e rassicurato. C’è un orario preciso da rispettare per questo tipo di necessità?

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Battaglioli1 Marina Battaglioli
Pediatra e neonatologa

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Quando si decide di allattare seguendo gli orari non si tiene conto dell’istinto materno (esiste) che molto difficilmente tollera senza strazio il pianto del proprio bambino. Di conseguenza, se per la poppata è ancora presto, si ricorrerà al biberon con una tisana.

Risultato: il piccolo imparerà a succhiare la tettarella e “pasticcerà” con il capezzolo, rendendo l’allattamento fino a quel momento sereno, problematico.

Non solo, con il pancino già pieno di acqua, prenderà meno latte lasciandoci la soddisfazione di pensare che allora non aveva poi tutta questa fame.

I segnali della fame

Il pianto è l’ultimo e bisogna sapere che prima di riuscire ad attaccare al seno con successo un bimbo disperato è necessario prenderlo in braccio e calmarlo.

“Sogna” il seno della mamma quando i movimenti oculari sotto le palpebre si fanno più veloci o quando, da sveglio, inizia a mordersi le manine o un lembo del lenzuolo: è ora di allattarlo.

Orari e tempi: cinque cose da sapere

  • Un neonato sano, nato a termine, ha bisogno di poppare ogni 2/3 ore circa. Significa che, nell’arco della giornata, cercherà il seno tra le 8 e le 12 volte. Non bisognerebbe comunque mai far trascorrere più di 3 ore tra un pasto e l’altro perché il bambino potrebbe disidratarsi.
  • Gradualmente, il numero delle poppate diminuirà, eliminando dapprima quelle notturne.
  • Una poppata può durare tra i 10 e i 20 minuti ma ci sono bimbi più voraci e altri più lenti. È bene consentire al piccolo di svuotare la mammella poiché la composizione del latte è più liquida all’inizio della poppata e più ricca in grassi alla fine.
  • Il numero delle poppate quotidiane tende a diminuire progressivamente fino all’introduzione di alimenti diversi dal latte (attorno al 6° mese di vita) ma ogni coppia mamma - bambino ha i propri ritmi.
  • Colichette gassose, vaccinazioni, eruzione dei dentini, lievi malesseri possono incidere sul numero delle poppate.

Shamiran Zadnich

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