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Aderenza terapeutica: perché è importante?

Non rispettare le indicazioni del medico può causare un peggioramento dello stato di salute.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Non rispettare le indicazioni del medico sull’assunzione dei medicinali può causare un peggioramento dello stato di salute, specie in caso di patologie croniche.

Qualsiasi farmaco non funziona se non viene preso. Può sembrare una banalità, ma spesso ce ne dimentichiamo. Stiamo parlando di aderenza alla terapia, cioè rispettare le raccomandazioni del medico curante riguardo a tempi, dosi e frequenza nell’assumere un medicinale. Accade spesso che le indicazioni non vengano seguite e questo ha conseguenze sulla buona riuscita della cura.

I “numeri” dell’aderenza terapeutica

Alcuni studi rivelano che, in media, solo il 15% dei pazienti segue correttamente le prescrizioni, mentre il 60% non le rispetta completamente: per esempio prende una dose inferiore o superiore, assume la terapia in orari diversi da quanto prescritto, assume i farmaci in una successione sbagliata, sospende prematuramente la terapia o la prosegue oltre il dovuto. Una piccola percentuale ignora completamente le istruzioni ricevute.

E spesso chi non rispetta le indicazioni terapeutiche del medico tende a non prendersi troppa cura della propria salute in generale. Per esempio, non si sottopone in modo regolare ai necessari controlli periodici, non segue un’alimentazione corretta e non fa attività fisica.

Quali le conseguenze?

Seguire correttamente le terapie significa correre meno rischi di ricoveri in ospedale, avere complicanze associate alla malattia e più sicurezza ed efficacia dei trattamenti.

La mancata aderenza alla terapia è un fenomeno che preoccupa i medici, anche perché riguarda un gran numero di patologie: per esempio il diabete, i problemi cardiocircolatori e quelli respiratori. Minore aderenza alle terapie significa anche costi maggiori per l’assistenza sanitaria. Vengono infatti dati al paziente farmaci che non saranno utilizzati e sono spesso necessari ricoveri in ospedale per far fronte al deterioramento dello stato di salute.

Il ruolo del caregiver

Il problema è particolarmente grave negli anziani perché sono spesso colpiti da più patologie croniche, e devono quindi assumere numerosi farmaci. In queste situazioni c’è un rischio maggiore di non rispettare le indicazioni di cura. Inoltre, un anziano può avere problemi di vista o di lucidità mentale, difficoltà che non gli permettono di seguire da solo le prescrizioni dei medici.

In tarda età si può avere difficoltà anche nel prelevare le singole compresse dal blister o nell’aprire le confezioni dei medicinali. Chi ci vede poco può avere difficoltà nel leggere le etichette e le istruzioni del foglietto illustrativo.

In molti casi è necessario che un caregiver (un familiare, un badante, un infermiere) si occupi della somministrazione di tutti i farmaci. Ci sono poi in vendita dispositivi che aiutano a ricordare quando assumere i medicinali, come le confezioni pro-memoria o i dispositivi elettronici.

È bene poi chiedere al medico tutte le informazioni sia sulla malattia (la possibile evoluzione, le complicanze ecc.) sia sul trattamento (i benefici attesi, dosi, tempi di somministrazione, durata, possibili effetti indesiderati e loro gestione ecc.).

Anche il farmacista può dare utili consigli in caso di dubbi. In ogni caso ci vuole molta buona volontà e un po’ di organizzazione, e rispettare le prescrizioni diventerà un compito facile. A tutto vantaggio della salute!

Alessandra Margreth

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